Il Codice degli Appalti e delle Concessioni: il limite delle Regole

Apparentemente l'acronimo BIM non figurerebbe, sorprendentemente, nel testo di recepimento britannico della Direttiva Comunitaria sul Public Procurement: http://www.legislation.gov.uk/uksi/2015/102/contents/made.

D'altra parte, un recente commento sull'ormai famosa indagine condotta da Pinsent Masons metteva, però, in luce un presunto vantaggio competitivo britannico consistente nella precocità dell'avvio e dell'estensione della Transizione Digitale inerente alla Strategia denominata Digital Built Britain: http://www.out-law.com/en/articles/2015/may/industry-doubts-over-uk-government-meeting-2016-bim-target-increasing--survey/.

È chiaro che gli Strategist governativi sono giustamente convinti che non si debba smarrire decisionalità a fronte di prevedibili difficoltà congiunturali degli Operatori nell'accogliere un vero e proprio cambio di paradigma epocale, disruptive e transformational.

Si tratta dello stesso intento che ha animato gli Strateghi degli Anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, a partire dalla Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio e delle Agenzie per la Produttività.

Del resto, è significativa la perplessità dimostrata, proprio in occasione del recepimento delle Direttive Comunitarie, dagli architetti francesi sui Concorsi di Progettazione e sugli Appalti Integrati, ovvero è eloquente il dibattito tra gli architetti germanici sulla diversa natura dimensionale degli studi professionali nella Germania Settentrionale o Meridionale.

La questione che verte sul DdL 1678 è, dunque, legata al fatto che, qualunque sia l'opinione sugli specifici contenuti (dal ruolo dell'ANAC al processo aggregativo delle Stazioni Appaltanti, dall'Appalto Integrato alla remunerazione incentivante o agli affidamenti in house), l'impressione è che, tra nostalgici, molti, della L.109/1994 oppure, pochi, della L. 443/2001, prevalga, comunque, la convinzione profonda che le Regole siano risolutive e che la loro assenza pregiudichi i processi evolutivi.

Resta, però, il fatto che, una volta di più, la tematica sembra ridursi a una faticosa opera di mediazione, tramite gli emendamenti, tra interessi corporativi divergenti, a partire da quelli della Amministrazione Pubblica, oltre a tutto con la pregiudiziale dell'impossibilità a introdurre risorse aggiuntive, ad esempio, per la costituzione di istituti specifici o per l'attuazione di programmi formativi.

Di conseguenza, le criticità strutturali del mercato domestico rischiano di restare inevase, dalla esasperata frammentazione del tessuto committente, professionale e imprenditoriale (all'insegna dei temi del localismo e della piccola imprenditorialità) e della connessa incapacità di conseguire economie di conoscenza, ancor prima che di scala.

L'impressione è che, senza un indirizzo strategico, senza una visione di medio-lungo termine che sia davvero condivisa, ciascuna rappresentanza continuerà a non fare i conti con le Transizioni in atto nei mercati internazionali, seguiterà a proporre rimedi che risalgano esclusivamente a cause esterne a essa.

La medesima questione della corruzione, che appare a molti maggiormente rilevante di quella dell'efficienza del Settore (in realtà, ovviamente, esse sono strettamente connesse) non potrà basarsi forse unicamente sulla deterrenza, per quanto essa corruzione sia nel Nostro Paese più radicata che in altri Stati negli apparati mentali.

In verità, pertanto, l'interrogativo principale da porsi concerne la reale volontà, e capacità, degli Attori di porsi in discussione, migliorando, ad esempio, la capacità della Domanda e l'efficacia dell'Offerta.

Pensiamo Noi veramente pensiamo che il Mercato e il Settore possano mutare radicalmente, grazie a Nuove Regole, in assenza di una profonda riqualificazione degli Attori, in vista di un imprescindibile ricambio generazionale?

Mancano probabilmente dei luoghi istituzionali, o meno, che, al di là delle audizioni parlamentari, fungano da sorta di camera compensativa di ragioni singolari e antagoniste, in presenza di forti atti di indirizzo governativo.

Sarà sufficiente limitare radicalmente il ricorso all'Appalto Integrato senza porsi il tema della concezione e della natura industriale del Comparto e delle competenze effettive dei Progettisti in merito a Costruibilità, Manutenibilità e Fruibilità delle Opere e degli Interventi che essi concepiscono?

Sarà realistico disciplinare in un modo o nell'altro il Partenariato Pubblico Privato senza che vi siano luoghi di confronto tra mondi assai distanti tra loro?

Tra i molti temi in discussione, due appaiono, peraltro, risolutivi:
1) l'efficacia della Committenza Pubblica e Privata;
2) l'insostenibilità della Micro Imprenditorialità.

Sulla prima istanza, è del tutto evidente che le Transizioni Digitali ed Energetiche non possano essere credibilmente portate a termine con le attuali competenze in seno a una Domanda che non può essere semplicemente accorpata, nel migliore dei casi, ma che deve essere anche riacculturata e riqualificata. Per questo scopo occorre stanziare cospicue risorse...

Sulla seconda delle istanze, è assai pericoloso ritenere che la Piccola e Media Imprenditorialità da promuovere sia quella che tende al mantenimento o, addirittura, all'incremento della Micro Imprenditorialità. Al di là del fatto che il Settore abbisogna di Media Imprenditorialità e che la Quarta Rivoluzione Industriale nel Manifatturiero la impostano i Grandi Gruppi, in Germania come altrove, ove, comunque, esistano, la Micro Organizzazione impedisce ogni prospettiva innovativa.

Servirebbe, dunque, una forte determinazione condivisa di tutti i soggetti in gioco verso il Cambiamento, la Riconfigurazione: ma, allo stato attuale, ciò appare una chimera e appare preferibile affidarsi unicamente al potere delle Regole e dei Regolatori.

Il Magazine

Sfoglia l'ultimo numero della rivista Ingenio

Newsletter Ingeio

Seguici su