Prof. BRAGA - ANIDIS: Emergenza della vulnerabilità sismica, abbiamo i mezzi per affrontarla

L'argomento è la vulnerabilità sismica, e l'interlocutore di INGENIO è il prof. Franco Braga.

A meno di tre mesi dalle Giornate ANIDIS, che quest'anno si svolgeranno a l'AQUILA, dal 13 al 17 settembre (www.anidis.it/) abbiamo voluto intervistare il presidente di questa prestigiosa associazione, nonchè presidente della Commissione tecnica Ingegneria strutturale dell'UNI.

Ecco l'intervista.

Andrea Dari: 

Prof. Braga, in Italia il 93% degli edifici è stato costruito prima del 2001, e oltre l’80% prima del 1992.

Possiamo stare tranquilli o esiste un problema di vulnerabilità sismica.

Franco Braga: 

Non possiamo/dobbiamo assolutamente stare tranquilli.
Esiste un drammatico problema di vulnerabilità sismica delle nostre costruzioni ed
è un problema che abbiamo l’obbligo di affrontare.

In esso è coinvolta non soltanto la sicurezza personale di buona parte di noi, ma anche la memoria storico-architettonico-artistica del nostro paese, il nostro essere “Italiani” ed esserlo con consapevolezza, meritandoselo.
Intendo dire che una vulnerabilità sismica significativa caratterizza sia le costruzioni di civile abitazione del quarantennio ’50-’90, nelle quali la maggior parte di noi abita, sia gli edifici storici delle nostre città d’arte e dei nostri borghi ossia “l’italianità” vista a livello mondiale.

Proprio l’ampiezza del problema e la varietà delle situazioni che lo caratterizzano rende difficile risolverlo. Sarebbe però un errore imperdonabile, per paura delle difficoltà che lo caratterizzano, non affrontarlo.

I mezzi tecnici e tecnologici necessari sono già disponibili. Occorre un piano di intervento che, spaziando su un periodo sufficientemente lungo (ad esempio un ventennio) e utilizzando risorse sia pubbliche sia private (ma soprattutto private) voglia affrontarlo e risolverlo.

I tecnici hanno già fatto la loro parte; occorre ora, come in molti altri casi, una risposta politica significativa …….


Andrea Dari:

In alcuni Paese si sono installati sistemi di allarme in grado di preavvisare l’arrivo di un terremoto. Una soluzione applicabile anche in Italia ?

Franco Braga:

La domanda cui intendo rispondere non è se sia applicabile (lo è senz’altro) ma se in Italia possa essere efficace per ridurre le conseguenze di un terremoto, almeno in termini di perdite umane, e come dovrebbe configurarsi per esserlo.

A mio parere, per le peculiarità della pericolosità sismica italiana (grande numero di aree sismogenetiche situate a distanze al più di poche decine di chilometri dai centri più popolosi) i tempi di preavviso sarebbero dell’ordine, al più, dei 5-10 secondi. Troppo pochi per ridurre le conseguenze di una scossa significativa, almeno in termini di vite umane salvate. Per diventare di una qualche efficacia, dunque, dovrebbe configurarsi non come sistema di allarme del tipo “la scossa è partita e sta arrivando” come accade ad esempio in Giappone, ma come sistema di controllo generalizzato sull’intero sistema di faglie nazionali così da monitorare l’evoluzione dei diversi sciami sismici che spesso si manifestano nelle diverse parti del paese per coglierne, se del caso, la pericolosità evolutiva.

Un’attività insomma, sempre a mio avviso, ancora bisognosa di ricerca, prima di potersi configurarsi nei termini di una efficace prevenzione.

Andrea Dari:

Il nostro patrimonio immobiliare è sicuramente vecchio, ma va distinto in edifici antichi/vecchi e di valore storico, edifici multipiano vecchi ed edifici mono/bifamiliare vecchi. Per tutte queste tipologie vale la pena di pensare solo a interventi di adeguamento o forse andrebbero fatte valutazioni anche più drastiche ?

Franco Braga:

Premesso che gli edifici antichi e di valore storico fanno storia a se (ne ho già parlato rispondendo a una domanda precedente) vorrei intanto sostituire il termine adeguamento con il termine miglioramento. Se si vuole risolvere un problema di riduzione della vulnerabilità sismica del costruito della entità del nostro, non si può pensare di allineare l’esistente al nuovo, come appunto si propone di fare l’adeguamento. Piuttosto si deve cercare di migliorare l’esistente entro limiti più contenuti (capacità di sostenere azioni pari al 60%-70% delle azioni sostenute, nello stesso sito, dal nuovo).

Detto questo, è evidente come l’intervento di miglioramento vada deciso con una visione più ampia che non quella unicamente sismica. Sarà , ad esempio, necessario chiedersi quale sia la efficienza energetica degli impianti esistenti e della costruzione che li contiene e se il conservarli migliorandoli sia conveniente o se, in un’ottica costi benefici, il costo di intervento per migliorare strutture e impianti non sia tale da rendere più conveniente demolire e ricostruire.

Al riguardo i tecnici sono già pronti; manca, per ora, la risposta politica ….

Andrea Dari:

In questi mesi si è sentito molto parlare di una norma sulla classificazione sismica, ha qualche novità ?

Franco Braga
:

Il 14 novembre 2014 il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha approvato la Revisione delle Norme Tecniche per le Costruzioni. Le norme mantengono la classificazione sismica attuale ma rivedono significativamente le indicazioni relative alle costruzioni nuove ed esistenti, eliminando improprietà e imprecisioni delle precedenti norme e razionalizzando la presentazione delle diverse indicazioni progettuali e di verifica.

Tra le novità principali, la definitiva scomparsa del metodo delle tensioni ammissibili (il paragrafo 2.7 delle precedenti norme è scomparso…) e l’importanza data, nel trattare le costruzioni esistenti, alla riduzione del rischio sismico. Le norme debbono ora passare al vaglio del Ministero degli Interni, del DPC e della Stato-Regioni prima di tornare al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la definitiva approvazione.