Lo Stato del BIM in Italia

Nel momento in cui si sta ormai consolidando, a livello comunitario, lo EU BIM Task Group, anche grazie al ruolo impulsivo offerto dal MIT sin dalle origini della Task Force, due anni or sono, è possibile, partendo dal punto di vista privilegiato della Committenza (Pubblica), iniziare a domandarsi quale sia lo stato dell'arte del processo di progressiva Digitalizzazione del Settore delle Costruzioni in Italia e, per certi versi, confrontarlo con i principali Paesi Continentali: Francia, Germania e Spagna, che sta ora proprio iniziando il suo percorso ufficiale a livello governativo, anche grazie al coinvolgimento fattivo di Ineco.
Al fine di ragionare in maniera riflessiva e non riduttiva occorre, anzitutto, assumere il Building Information Modelling (BIM) quale porta di accesso e, al contempo, metafora di un fenomeno epocale che potrà rivelare la sua effettiva portata nell'arco dei prossimi dieci anni, nonché rinunciare alla nozione di ritardo in materia di Digitalizzazione di un Sistema Paese, poiché i percorsi, pur confrontabili, tra i diversi Sistemi della Costruzione sono differenti.
Sullo sfondo vi sono, comunque, due categorie distinte (Produttività e Rischio) e, di conseguenza, due Attori principali: la Struttura Committente e l'Istituzione Finanziaria. Vi sono, quindi, la capacità di una Struttura di Committenza (Stazione Appaltante, Amministrazione Concedente, Sviluppatore Immobiliare) di istruire il senso compiuto dell'intervento e dell'opera (una Committenza molto professionale in grado di governare, tramite le Data Analytics, l'intero processo) e una Istituzione Finanziaria (Banca, Fondo Pensione, Società di Gestione del Risparmio) decisa a promuovere attività di Due Diligence e di Technical Auditing esclusivamente all'interno di un Eco-Sistema Digitale.
Ovviamente, la motivazione fondamentale che ha mosso i Governi Europei riguarda la scarsa reputazione del Settore presso i decisori politici e finanziari, sia in termini di Legalità sia, soprattutto, in termini di Efficacia.
Sotto questo profilo il confronto maggiormente interessante riguarda la relazione tra Italia e Germania, in quanto i lavori della commissione ministeriale del Governo Federale Tedesco dedicata ai Baudesaster (Reformkommission Bau von Großprojekten), ormai in fase conclusiva, hanno chiarito la relazione che intercorre tra mitigazione dei rischi, strutture contrattuali e approcci digitali, mentre, in Italia, l'attenzione del Codice degli Appalti sembra affrontare gli stessi temi in maniera antitetica, riportando al paradigma della Separazione ciò che altrove, anche in virtù del ricorso crescente al Partenariato Pubblico Privato, tende, al contrario all'Integrazione.
Del resto, molti fattori esogeni, a cominciare dalla fiscalità immobiliare, che hanno influito negativamente sul Comparto, derivano anche dalla sua scarsa capacità di credibilità in termini industriali (di efficienza e di efficacia), così come altre misure incentivanti positive (dalla riqualificazione energetica dei condominii all'adeguamento sismico delle scuole) si sono risolte, tuttavia, nel consolidamento di una struttura debole di microprofessionalità e di microimprenditorialità.
Ovviamente il Cambiamento del Settore delle Costruzioni (ivi incluso quello Immobiliare) non può certo discendere solo da mirabolanti Innovazioni Tecnologiche di Prodotto, bensì esso dioende soprattutto da una azione combinata di Committenti Professionali e di Istituzioni Finanziarie nel proporre nuovi paradigmi, nuovi assetti organizzativi, nuovi quadri contrattuali, nuove logiche finanziarie.
Un altro elemento di notevole rilievo, almeno per Germania e Italia, è, appunto, la notevole frammentazione dimensionale del Mercato, con ulteriori probabili differenziazioni, almeno per il caso germanico, tra Stati e Aree del Paese.
La parcellizzazione esasperata di molti Mercati Domestici, a prescindere dalla presenza in essi o meno di Grandi Player, rappresenta indubbiamente uno degli elementi di maggiore criticità, poiché davvero Conoscenza e Rischio non possono essere realmente coniugate con successo in assenza di processi aggregativi che riguardino una profonda ristrutturazione delle Catene di Fornitura.
Epperò, il tema predominante rimane quello della Committenza, in quanto l'assunto principale riguarda la possibilità che, a partire da Flussi Informativi correttamente generati, sia possibile migliorare, in termini di cultura industriale, i processi progettuali e gestionali, vale a dire, i Processi Decisionali.
Nello stesso tempo, il caso francese dimostra come, a partire da una struttura assai meno decentrata e federale dello Stato Centrale, sia, però, possibile dare avvio a iniziative di Sistema, come il coinvolgimento delle Parti e delle Rappresentanze, con il supporto dei Corpi dello Stato, come il CSTB, con un riguardo specifico ai Territori.
Del resto, il Sistema Francese ha espresso, oltre al Plan Transition Numérique del Ministère du Logement, de l'Égalité des territoires et de la Ruralité, dedicato all'Edilizia, il Projet National MINnD, del Ministère de l'Écologie, du Développement durable et de l'Énergie, dedicato al Genio Civile.
Resta, però, sullo sfondo, anche nelle sue relazioni potenzialmente alternative e competitive ai paradigmi statunitensi consolidati, l'esperienza britannica, sia per aver dato impulso condiviso e collegiale al cosiddetto Livello 2, ma, soprattutto, per aver promosso, con la Digital Built Britain Strategy, i Livelli 3.
Ecco, proprio qui si palesa il significato ultimo del BIM Journey, vale a dire di uno sforzo epocale di cesura epistemologica che si dipana dal 2011 con l'orizzonte del 2025, con un orizzonte aperta e una forte sperimentalità che lo UK BIM Task Group ha saputo diffondere attraverso gli Hub Tematici e i Gruppi BIM4.
Per quanto forti possano essere le obiezioni o gli scetticismi, qui si ripropone una sfida antica, in gran parte fallita nello scorso secolo, specialmente tra gli Anni Quaranta e gli Anni Settanta, che deve per forza essere nuovamente raccolta, specie da coloro che da quelle esperienze derivano una eredità viva e problematica.
Questa è la ragione per cui occorre, per l'Italia, interrogarsi seriamente sulla possibilità che veramente, alla conclusione di un ciclo edilizio e di una crisi strutturale radicale, iniziata nel 2007-2008, vi sia sufficiente determinazione e lucidità, da parte del Sistema delle Costruzioni, per avviare una Trasformazione lungo i prossimi dieci anni.
Ciò, però, si scontra con un certo disorientamento e una certa inerzia delle differenti Rappresentanze, unite alla identificazione, da parte del Governo Centrale e del Parlamento, della questione, innegabile, della Legalità, quale ragione maggiore di Efficienza del Comparto.
Si tratta di una interpretazione ovviamente legittima e pienamente fondata che, tuttavia, formulata come è, verte eccessivamente sulla capacità riformatrice delle Regole contenute nei dispositivi legislativi e nell'azione regolatrice delle Autorità di Vigilanza, ponendo in secondo piano la dimensione strategica di una Politica Industriale che si gioca, invece, sulla Condivisione, sulla Visione, sull'azione maieutica di una Task Force di origine ministeriale.
Si tratta, dunque, di due approcci assai differenti, quello che, nei fatti, si sta configurando in Italia e quello che, al contrario, appare tipico di Paesi come la Germania, con la società veicolo Planen-Bauen 4.0 e, naturalmente, quali il Regno Unito, ove il vasto Movimento avviato deriva, comunque, dal supporto fermo del BIS Britannico e del BMVI Germanico, due Ministeri, appunto.
Ma la parola definitiva sta paradossalmente nell'adozione degli Strumenti, sia perché essi, come ricordato in precedenza, rappresentano l'accesso alla Digitalizzazione amplissima dell'Industria dell'Ambiente Costruito (dall'Augmented Reality all'Additive Manufacturing, dalla Smart City all'Internet of Buildings), sia poiché sono proprio essi che implicitamente introducono le nozioni di Collaborazione e di Integrazione, che genereranno una giurisprudenza inattesa in termini di responsabilità e di negoziazione e che contraddicono qualsiasi tentativo esplicito di negare paradigmi sinergici di natura industriale.
L'auspicio e la speranza relativi all'Italia sono, perciò, che il Paese si doti di un arco temporale adeguato per portare a termine un processo di innovazione incrementale e radicale, la (R)Evolution, in un contesto in cui il Governo, con un approccio lontano dalla semplice aggregazione degli interessi corporativi e settoriali, riunisca, grazie a una Task Force, le componenti del Mercato attorno a un tavolo e a un disegno comune.
E' questa, senza dubbio, l'ultima chiamata, per un Paese che, dal tempo del Riformismo del Centro Sinistra dei primi Anni Sessanta, ha smarrito una Intelligenza di Sistema che, pur nelle Eccellenze Individuali, lo rende progressivamente marginale, nonostante ogni pensiero consolatorio su una Media Professionalità e su una Media Imprenditorialità che, invero, nel Settore delle Costruzioni, è assai sconosciuta.