Codice Appalti, Lotti (OICE): positivo l’aver ridato centralità al progetto

16/07/2015 3380

Riforma del Codice degli Appalti: intervista a Patrizia Lotti, Presidente OICE.
Per conoscere il punto di vista delle società di ingegneria e architettura sulla nuova riforma del Codice degli Appalti, INGENIO ha rivolto qualche domanda al Presidente dell’OICE, l’ing. Patrizia Lotti.
 
1) La riforma del Codice degli Appalti prevede due nuovi Albi, quello dei Commissari (in seno all’ANAC) e quello dei Direttori Lavori (in seno al MIT). Un nuovo strumento di qualifica ma anche una nuova area di selezione per i professionisti. Pensa che sia un passaggio utile per le costruzioni e per i professionisti ?
La riforma che è all’attenzione della Camera è un provvedimento complesso e articolato e che intende dare risposte anche a problemi serissimi di malfunzionamento del sistema. Uno di questi è rappresentato dalla disciplina delle commissioni di gara e delle modalità di scelta dei commissari, spesso oggetto di fenomeni opachi e poco trasparenti. L’OICE fin dall’inizio dell’avvio della discussione al senato e intervento di audizione a febbraio ha promosso l’idea di affidare a ANAC la gestione di questa delicata materia, e la scelta di questo albo riteniamo che possa rappresentare un forte elemento di moralizzazione del settore; ovviamente spetterà all’Autorità definire i requisiti di accesso severi e tali da tranquillizzare ogni concorrente sul fatto che saranno giudicati da persone ineccepibili dal punto di vista etico, indipendenti e, soprattutto, qualificati professionalmente. Sul secondo albo, affidato al MIT, è evidente che analoghe esigenze di trasparenza e professionalità siano rinvenibili anche in questa scelta, che risponde però ad un più complesso discorso che riguarda la “legge obiettivo” e la disciplina delle grandi opere. In definitiva ritengo che in entrambi i casi il mercato delle costruzioni e dell’ingegneria non potrà che giovarsi di questi due nuovi strumenti.
 
2) Fino ad oggi nel testo in circolazione si parla poco di digitalizzazione degli appalti e, soprattutto, dei processi di progettazione e gestione della realizzazione. Crede che sia corretto essere prudenti su queste innovazioni o che la norma dovrebbe fare un salto di qualità sul futuro delle costruzioni ?
Bisogna stare molto attenti perché le direttive e, di conseguenza, il disegno di legge delega, riguardano tutti i contratti pubblici, oltre alle concessioni di servizi e lavori. Parlare quindi di “digitalizzazione” degli appalti potrebbe significare tante cose. Se stiamo al nostro settore appare evidente che gare nelle quali occorre fare molta attenzione agli aspetti qualitativi difficilmente possono essere trattate come le gare per l’affidamento di forniture, dove le caratteristiche del prodotto da acquistare spesso sono standardizzate e quindi rimane soltanto il fattore prezzo a guidare la scelta. La prudenza quindi è d’obbligo. Così come lo è sulle metodologie dei processi, in particolare della progettazione. Oggi in molti parlano di BIM come il futuro della progettazione e come strumento di innovazione utile anche ad accedere a nuovi mercati. Il che può anche essere, ma è necessario riflettere bene sul come recepire queste innovazioni per preparare il nostro settore gradualmente ad un cambio di passo che lo metta realmente in grado di cogliere appieno tutte le opportunità offerte dei processi innovativi.
 
3) Tra gli obiettivi del nuovo Codice anche l’esigenza di avere più controlli nei cantieri. Ma più controlli significa anche più presenza, che fa a pugni con la logica del massimo ribasso. Non ritiene che la quota relativa ai controlli dovrebbe essere trattata come quella sui costi sulla sicurezza, ossia non ribassabile, e quindi affidata sulla base della sola qualità dell’offerta?
Il ddl appalti prevede, così come lo prevede la direttiva europea, la possibilità di rendere invariato il prezzo e di aggiudicare avendo riguardo soltanto ai profili legati ad elementi qualitativi. Trattare quindi la direzione dei lavori e, aggiungo, il costo della progettazione negli appalti integrati, come si trattano gli oneri della sicurezza (e cos’altro è la direzione di un cantiere se non un elemento di particolare rilievo sotto il profilo della sicurezza?), potrebbe essere assolutamente praticabile, oltre che giusto. D’altro canto, oggi il dpr 207/2010 prevede che nelle gare di progettazione si debba indicare il limite di ribasso. Questo per dire che i servizi di ingegneria e architettura, direzione lavori compresa, non possono essere asserviti alle logiche dei ribassi proprie di altri settori. Anche la direzione dei lavori, con le responsabilità e gli impegni richiesti al direttore dei lavori e ai suoi collaboratori non può essere compressa in limiti economici tali da rendere impossibile lo svolgimento dell’incarico ricevuto.
 
4) Cosa dovrebbe essere assolutamente inserito in questo Codice in relazione all’attività dei professionisti ?
Il disegno di legge prevede molti punti di interesse e rilievo per i servizi di ingegneria e architettura e quindi anche per il mondo delle professioni: i limiti all’appalto integrato, la valorizzazione della progettazione e dei concorsi, la revisione della disciplina in tema di validazione dei progetti, il rafforzamento della fase di programmazione per la finanza di progetto, il divieto di aggiudicazione con il prezzo più basso. Si tratta di elementi riconducibili a quel principio di centralità del progetto per cui l’OICE, fin dai tempi della Legge Merloni, si batte e continuerà a battersi. Manca però ancora un riferimento al ruolo della Pubblica Amministrazione che per noi deve occuparsi esclusivamente di programmazione e controllo e non di progettazione; va anche bene l’incentivo del 2% ai tecnici interni ma in relazione alle fasi di studio e programmazione, oltre che sul controllo del cantiere.