Codice Appalti, La Mendola (CNAPPC): positivo il DDL, migliorabili i requisiti di partecipazione alle gare

20/07/2015 2619

Riforma del Codice degli Appalti: intervista a Rino La Mendola, vicepresidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori e presidente del dipartimento Lavori Pubblici 

Per conoscere il punto di vista dei professionisti sulla nuova riforma del Codice degli Appalti, INGENIO ha rivolto qualche domanda al Vice Presidente del CNAPPC, l’arch. Rino La Mendola  

La riforma del Codice degli Appalti prevede due nuovi Albi, quello dei Commissari (in seno all’ANAC) e quello dei Direttori Lavori (in seno al MIT). Un nuovo strumento di qualifica ma anche una nuova area di selezione per i professionisti. Pensi che sia un passaggio utile per le costruzioni e per i professionisti ? 
È certamente positiva la previsione di istituire, presso l’ANAC, un elenco di esperti di provata professionalità e moralità, in seno al quale possano essere assegnati alle stazioni appaltanti i componenti delle commissioni giudicatrici di gara, mediante pubblico sorteggio. Si tratta, infatti, di una regola già auspicata dalle Professioni Tecniche, nel documento consegnato al Senato, in occasione dell’audizione dello scorso 15 gennaio, con l’obiettivo di garantire imparzialità e trasparenza nei giudizi espressi dalle stesse commissioni giudicatrici, specie nelle procedure con ampi margini di discrezionalità, come i concorsi o gli affidamenti con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. 
Ritengo analogamente positiva la previsione di istituire, presso il Ministero delle Infrastrutture, un elenco di professionisti di provata moralità e professionalità, tra cui selezionare, mediante pubblico sorteggio, gli incarichi di “responsabile dei lavori, di direttore dei lavori e di collaudatore”, precisando che tale elenco riguarda però soltanto gli appalti di lavori aggiudicati con la formula del contraente generale. Infatti, i reiterati episodi di corruzione negli appalti rientranti in tale tipologia, consigliano una selezione trasparente di figure importanti come quella del direttore dei lavori, scongiurando il rischio di quelle contaminazioni tra controllore e controllato che non hanno certo prodotto, ad oggi, risultati positivi. 
 
Fino ad oggi nel testo in circolazione si parla poco di digitalizzazione degli appalti e, soprattutto, dei processi di progettazione e gestione della realizzazione. Credi che sia corretto essere prudenti su queste innovazioni o che la norma dovrebbe fare un salto di qualità sul futuro delle costruzioni ? 
La digitalizzazione attualmente riguarda maggiormente la verifica dei requisiti attraverso procedure che puntano su un’unica banca dati nazionale, a cui le stazioni appaltanti possono attingere per verificare, in tempo reale, i requisiti di un soggetto che partecipa ad una gara. Tuttavia, vorrei sottolineare che tali procedure (AVCPass), se, da un lato sono concettualmente positive in quanto puntano ad un’unica banca dati telematica, dall’altro, sono ancora troppo complicate e vanno dunque notevolmente semplificate.
La revisione del quadro normativo potrebbe costituire l’occasione buona per estendere il processo di digitalizzazione anche alle procedure di selezione del contraente, specie nei concorsi di progettazione. Infatti, uno dei motivi dello scarso successo di questo importante strumento di selezione del miglior progetto (e non del migliore fatturato o del migliore ribasso del concorrente) è da attribuire ai suoi tempi lunghi ed ai suoi notevoli costi, che potrebbero essere notevolmente abbattuti con una digitalizzazione integrale della procedura.

Tra gli obiettivi del nuovo codice anche l’esigenza di avere più controlli nei cantieri, Ma più controlli significa anche più presenza, che fa a pugni con la logica del massimo ribasso. Non ritiene che la quota relativa ai controlli dovrebbe essere trattata come quella sui costi sulla sicurezza, ossia non ribassabile, e quindi affidata sulla base della sola qualità dell’offerta?
Sul tema, direi che la logica del massimo ribasso non fa a pugni soltanto con i controlli in cantiere, ma con l’intero processo di progettazione, direzione, esecuzione e collaudo dei lavori. Conosciamo bene gli effetti negativi dei ribassi eccessivi sulla qualità del progetto, che determina le inevitabili varianti, sempre più indispensabili per colmare le lacune del progetto posto a base di gara. Allora, al fine di ridurre drasticamente il ricorso a tali varianti in corso d’opera ed al fine di scongiurare il rischio di continuare a registrare nuove “opere pubbliche incompiute”, il nuovo codice dei contratti dovrebbe puntare su procedure di selezione basate soprattutto sulla qualità della prestazione. In tal senso, bisogna ammettere che il DDL già approvato al Senato promuove un quasi totale abbandono della procedura del “prezzo più basso”, a vantaggio della procedura dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che però dovrebbe essere rimodulata, in modo da valorizzare maggiormente i parametri di selezione qualitativi e di ridurre al minimo la discrezionalità delle commissioni giudicatrici.  

Cosa dovrebbe essere assolutamente inserito in questo Codice in relazione all’attività dei professionisti ?
Gran parte dei nostri suggerimenti sono stati già recepiti dal Senato, che ha approvato un ottimo Disegno di Legge, che adesso speriamo sia approvato anche dalla Camera.
Siamo particolarmente soddisfatti per il quasi totale abbandono degli affidamenti con il criterio del prezzo più basso, per il rilancio del concorso di progettazione e per il contestuale ridimensionamento dell’appalto integrato, che sarà possibile solo nel caso in cui almeno il 70% dell’importo dei lavori riguardi tecnologie innovative. Questi sono solo alcuni dei tanti obiettivi raggiunti con il DDL varato dal Senato, che ci auguriamo possano essere confermato ed ulteriormente migliorato dalla Camera.
In tal senso, il testo potrebbe essere perfezionato, intervenendo più specificatamente sui requisiti di partecipazione alle gare per l’affidamento dei servizi di architettura e ingegneria, in modo da puntare essenzialmente alla regolare iscrizione all’Ordine, al conseguimento dei crediti formativi, al rispetto delle norme di deontologia ed al curriculum vitae, senza alcuna limitazione temporale. Tutto ciò abbandonando, contestualmente, i requisiti quantitativi, come il fatturato ed il numero dei dipendenti, che, da un lato, non garantiscono certamente la qualità delle prestazioni e, dall’altro, chiudono inesorabilmente il mercato dei lavori pubblici, riservandolo ad un numero molto ridotto di strutture professionali, in barba alla libera concorrenza e, dunque, ai principi comunitari.
Un altro tema a cui il nuovo quadro normativo dovrebbe riservare particolare attenzione riguarda l’auspicabile divisione dei ruoli tra il pubblico dipendente ed il libero professionista, in modo da assegnare prioritariamente, al primo, i compiti di verifica dell’intero processo per la realizzazione di un’opera pubblica (riconoscendogli gli incentivi adeguati alle responsabilità all’uopo assunte) ed, al secondo, la progettazione e la direzione dei lavori, scongiurando così, anche in questo caso, la sovrapposizione dei ruoli tra controllore e controllato.