NZEB in clima caldo temperato

I dati sui consumi europei, nonostante l’avanzamento tecnologico del settore delle costruzioni, continuano a registrare gli edifici come principali responsabili dell’impiego di energia in Europa, con incidenze che superano anche mobilità e industria sui consumi del nostro continente. Il compito degli architetti diviene quindi assai importante nella lotta del contenimento energetico e l’obiettivo principale risulta essere quello di realizzare edifici che abbiano la capacità di garantire condizioni di comfort ottimali a prescindere dall’attivazione impiantistica.



Germania, Paesi Scandinavi e UK sono generalmente considerati i paesi più avanzati nella realizzazione di quegli edifici che vengono oggi denominati, in conformità alle recenti prescrizioni europee, Nearly Zero Energy Building. Senza entrare nel dibattito che tale definizione ha innescato, con l’acronimo NZEB si fa riferimento a immobili che, per come sono stati concepiti, riescono a gestire efficacemente l’energia che producono, ottenendo buona parte delle condizioni di comfort interne senza dispendi energetici.
Il ritardo evidente per il quale questa eccellenza non figura allo stesso livello in Italia, Spagna, Portogallo o Grecia, è dovuto al fatto che nelle latitudini più meridionali bisogna affrontare il complesso problema del controllo del funzionamento estivo dell’edificio oltre a quello invernale. Questo richiede un comportamento dinamico della costruzione nel succedersi delle ore della stagione calda, attraverso capacità di adattamento, permeabilità all’aria, accumulo inerziale e ventilazione naturale, cercando di evitare il ricorso all’impiego di energia per raggiungere le condizioni di comfort auspicate, che impone una maggiore complessità rispetto al regime stazionario invernale, sia in fase di progettazione e simulazione, sia in fare di realizzazione, sia soprattutto in fase di gestione.
La strada che appare più opportuna nel perseguire questo obiettivo risiede innanzitutto nello studio della tradizione mediterranea e nel comprendere le ragioni costruttive sottese da queste tipologie, principalmente sintetizzabili in: chiusura verso l’esterno, tetti piani, colori chiari, materiali locali, pareti massive, schermature all’ingresso dei raggi solari estivi, possibilità di innescare ventilazione naturale e generosità degli spazi esterni come estensione domestica naturale, quali cortili patii o logge che come buffer zone filtrano il rapporto esterno-interno.



La forte determinazione nel voler recuperare la tradizione conduce non solo alla scelta tipologica e materica dell’edificio, che supplisce ampiamente e in gran parte dell’anno al funzionamento dell’impianto di climatizzazione, ma porta anche alla ideazione di un sistema di gestione che punti principalmente a favorire il comportamento passivo dell’edificio: un sistema che registri le azioni dell’utente, le associ ai consumi generati e alle condizioni metereologiche presenti, e le archivi in un database consultabile e in grado di rendere consapevole l’utente di quanto ha compiuto o sta compiendo. Il controllo informatico quindi non si sostituisce agli abitanti ma consiglia loro come migliorare le proprie azioni per contenere i consumi, riattivando, sulla base di dati puntuali, i saperi ancestrali con i quali nel passato le donne gestivano l’ambiente domestico.



Fondamentale quindi il ruolo dell’informatica, che oggi guida tutto il processo, dalla fase concettuale, permettendo di simulare il comportamento dell’edificio in diverse condizioni e configurazioni, fino a fornire i comandi per la realizzazione con le macchine CAM dei componenti costruttivi, poiché in chiave contemporanea il tradizionale edificio mediterraneo dovrebbe essere prefabbricato, a componenti aperti e personalizzabili, e frutto di un controllo industrializzato, garante di livelli di qualità, tempi e costi prestabiliti. E il legno diviene il materiale principe di questo approccio quando si voglia aggiungere un’attenzione all’ambiente e all’impronta ecologica dell’edificio stesso: permette infatti di stoccare grandi quantitativi di CO2 (1 m3 di legno = 1 t di CO2), concepire costruzioni capaci non solo di consumare poco in fase di esercizio, ma anche di risultare poco energivore nel processo di produzione dei loro componenti costruttivi, con basso costo ambientale in fase di dismissione, e capacità di conferire salubrità all’ambiente interno. L’introduzione di forti spessori isolanti, posti a separazione tra interno ed esterno, permette lo smorzamento dell’onda termica, e unita ad un uso “calcolato” della massa, con la previsione all’interno degli ambienti di materiali con capacità inerziale in grado di smorzare i picchi termici e ridurre le variazioni repentine di temperatura, consente di ricostruire il comportamento degli edifici del passato senza ricorrere a ingenti quantità di materiali non rinnovabili.
Ultimo accorgimento quello di garantire la doppia esposizione delle aperture per favorire l’innesco di ventilazione incrociata, che in estate permette anche il lavaggio notturno della massa inerziale e quindi un raffrescamento passivo.
L’edificio si converte in tal modo in una macchina complessa per la generazione di comfort, dove la massa è utilizzata non per aumentare lo sfasamento dell’onda termica che attraversa l’involucro, ma come “ammortizzatore” termico, capace di stabilizzare la temperatura dell’ambiente interno sia in regime invernale sia, cosa ancora più importante, in regime estivo.

Ricapitolando, quindi, la strategia per realizzare un NZEB in clima caldo-temperato dovrebbe puntare ad una perfetta sinergia tra i seguenti approcci:

1) Lavoro sulla morfologia dell’edificio e sul suo orientamento;
2) Ricorso a materiali con basso contenuto di energia primaria inglobata, preferibilmente locali;
3) Impiego di una massa inerziale che agisca a contatto con l’aria interna all’edificio, per ottimizzarne il comportamento passivo;
4) Integrazione del sistema impiantistico al funzionamento passivo della costruzione;
5) Erogazione di informazioni all’utente che gli permettano di mettere in relazione le proprie azioni con i consumi, acquisendo una consapevolezza energetica.


Fondamentale infine in clima mediterraneo è l’attenzione all’uso del suolo, che non può essere consumato proprio in zone in cui il paesaggio costituisce una delle principali risorse. La progettazione quindi di soluzioni che possano densificare gli spazi urbani, senza aumentarne l’estensione, enfatizzando l’efficienza, coinvolgendo la mobilità sostenibile e la rivitalizzazione energetica di quartieri cittadini, consente di effettuare un passo deciso verso la smart city, dove persone, case e cose sono tra loro connesse in una rete, intelligente, in grado di misurare i bisogni individuali e di supplire a questi nel modo più efficace e meno dispendioso, per una società più virtuosa.