Criteri di ingegneria per la sicurezza antincendio

…Pensò di dare una nuova forma agli edifici di Roma e volle che davanti agli isolati e alle case vi fossero dei portici sormontati da terrazzi da dove si potevano combattere gli incendi; li fece costruire a sue spese….(Svetonio – “Vita di Nerone” – Cap. 16 delle “Vite dei Cesari”). Questa notizia, per certi versi sorprendente, riportata dallo storico dell’antica Roma, ci sembra il modo migliore per introdurre l’importante questione della prevenzione incendi nell’ambito dell’ingegneria.

Infatti, questo concetto di sicurezza sembra scontato ma nella realtà dei fatti non risulta molto diffuso pur avendo esso molti punti in comune con quello riferito al sisma. L’uomo da sempre ha dovuto fare i conti con gli effetti del fuoco, oltre i disastri naturali, in funzione della adozione del legno come materiale primario per le costruzioni. Tale scelta, i cui effetti negativi sono evidenti, hanno accompagnato l’umanità si può dire fino alla fine del diciannovesimo secolo quando sulla scorta dei numerosi incendi che colpivano le abitazioni soprattutto nei locali cucina Francoise Hennebique brevettò i primi solai in calcestruzzo come evoluzione di studi precedenti in particolare di Monier. L’evoluzione tecnologica che vide l’introduzione di tali orizzontamenti, con l’alleggerimento successivo ottenuto con i laterizi, materiale caratterizzato da un’ottima resistenza all’azione del fuoco, fu quindi dettata non tanto da una scelta tecnica e di resistenza quanto piuttosto da una necessità di salvaguardia ai carichi d’incendio. Se è vero, come è vero, che il progetto ingegneristico di prevenzione incendi ha punti in comune con quello di sicurezza sismica tale intersezione avviene in particolare nell’organizzazione delle vie di fuga. Di tale fondamentale aspetto di sicurezza ne sanno qualcosa gli antichi abitanti di Pompei che furono colpiti da un’azione combinata di sisma e fuoco che caratterizza le eruzioni vulcaniche. Se si conduce una analisi della catastrofe del 79 d.C. con i contemporanei criteri di sicurezza per tale problematica e guardando i famosi calchi che hanno fotografato lo stato di sofferenza delle vittime nell’attimo della morte ci si accorge che alcuni di essi, non pochi, hanno atteso con rassegnazione la fine senza tentare di fuggire verso luoghi più sicuri come il non lontano mare (foto 1, 2).

                        Foto 1                                                      Foto 2

Inoltre, dalle rovine, e dalla conoscenza storica, è evidente come le abitazioni e gli altri edifici pubblici non abbiano la vulnerabilità relativa all’altezza che costringe ai nostri tempi a soluzioni tecniche che risolvano tale problematica sia in caso di sisma che di incendio. Ciò è confermato dal ritrovamento dei resti umani quasi esclusivamente in strada piuttosto che all’interno del perimetro delle abitazioni confermando l’ipotesi che quasi tutti riuscirono ad uscire in uno spazio all’aperto e quindi classificabile come sicuro secondo i parametri attuali. Quale fu, allora, il fattore negativo che comportò tante vittime? L’elemento che condannò i pompeiani si può evincere dalla foto 3 in cui è evidenziata una delle porte di uscita dalla città, Porta Nocera, che per le sue limitate dimensioni in larghezza impedì di fatto la fuga, dopo un periodo di tempo sicuramente breve, per la formazione di quello che attualmente ingegneristicamente definiamo “effetto arco” cioè un accalcarsi di persone sul bordo dell’uscita che impedisce il deflusso verso la salvezza. 

                                  Foto 3

E’ evidente da questa prima fase introduttiva come restino definiti due fondamentali parametri dell’ingegneria antincendio: l’altezza degli edifici e le vie di fuga. Se per il primo parametro la soluzione è legata alla progettazione delle scale protette o a prova di fumo, in funzione della altezza dell’edificio, il secondo è ancora fortemente influenzato dall’organizzazione e la posizione delle scale e alla distanza dai vari ambienti costituenti un comparto. Le scale protette sono per gli edifici la cui altezza è compatibile, sostanzialmente, con la possibilità da parte delle scale dei Vigili del Fuoco di raggiungere la quota più alta dell’edificio stesso mentre le scale a prova di fumo sono più complesse. Queste ultime si possono catalogare come esterne ed interne in funzione della possibilità di comunicazione della zona filtro. Questa è un ambiente a cavallo tra il vano scala e il corridoio di accesso al piano che impedisce al fumo ed alle fiamme di penetrare nello spazio del connettivo verticale. In particolare, se il filtro comunica con l’esterno esso è caratterizzato da un’apertura priva di infisso che convoglia il fumo direttamente fuori dal perimetro dell’edificio; se invece non è possibile aprire tale comunicazione diretta, perché la zona filtro è interna, occorre posizionare un camino in comunicazione con la copertura dello stabile realizzato con una “canna shunt” tecnologicamente caratterizzata da un lamierino sagomato in modo da impedire al fumo convogliato verso l’alto di rientrare ai piani superiori per lo smaltimento attraverso la necessaria foratura nei solai alle varie quote. Gli schemi descritti sono riportati nelle figure 1, 2, 3.

                    Figura 1                                                                    Figura 2

                 Figura 3

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