Codice Appalti, Marco Bartoloni: molti aspetti positivi per i professionisti

24/07/2015 2380

Riforma del Codice degli Appalti: intervista all’ing. Marco Bartoloni, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Firenze

Per conoscere il punto di vista dei professionisti sulla nuova riforma del Codice degli Appalti, INGENIO ha rivolto qualche domanda ad alcuni Presidenti di Ordini territoriali.

1) Caro Presidente, la riforma del Codice degli Appalti prevede due nuovi Albi, quello dei Commissari (in seno all’ANAC) e quello dei Direttori Lavori (in seno al MIT). Un nuovo strumento di qualifica ma anche una nuova area di selezione per i professionisti. Pensi che sia un passaggio utile per le costruzioni e per i professionisti ?
Premesso che ancora è troppo presto per potere esprimere giudizi definitivi in mancanza di un testo ufficiale, non si può però fare a meno di notare il profondo spirito di innovazione che pervade il nuovo testo. Questo è sicuramente un segnale positivo cui però, ai criteri fondamentali previsti dalla Legge Delega approvata in Senato, mancano ancora le specifiche modalità applicative che saranno oggetto del nuovo Codice Appalti emanato dal Governo: solo allora saremo in grado di sapere in che modo il nuovo codice saprà adeguarsi ai criteri della Legge Delega.
E’ indubbio che l’ANAC stia assumendo un ruolo sempre più significativo e centrale all’interno del mondo dei lavori pubblici (questo lo avevamo già avvertito con la pubblicazione sulle Linee Guida sui servizi di ingegneria e architettura del Marzo 2015) ed l’Albo dei Commissari ne è un chiaro esempio. Personalmente sono favorevole a questa novità che dovrebbe garantire terzietà e competenza da parte di chi sarà chiamato a valutare le offerte; ciò alla luce anche del fatto che l’auspicato ricorso all’offerta economicamente più vantaggiosa comporta inevitabilmente maggiori margini di discrezionalità nelle valutazioni delle offerte da parte dei commissari; ben venga pertanto questa novità anche se ancora non sono noti i criteri che ANAC utilizzerà per l’iscrizione all’albo e i requisiti di competenza e professionalità.
Analogamente è da ritenere positiva la creazione, in seno al MIT, di un albo di tecnici da cui attingere figure professionali come D.L., responsabile dei lavori e collaudatore negli appalti pubblici di lavori aggiudicati con la formula del contraente generale. D’altra parte le recenti vicende giudiziarie sulle grandi opere hanno evidenziato l’assoluta necessità di un cambiamento di rotta al riguardo. Personalmente conservo qualche perplessità in merito alla scelta dei candidati tramite pubblico sorteggio integrale, a prescindere dall’oggetto e dalla complessità dell’opera pubblica in questione. Anche in questo caso è comunque doveroso attendere il nuovo codice per valutarne le effettive modalità di applicazione del criterio.

2) Fino ad oggi nel testo in circolazione si parla poco di digitalizzazione degli appalti e, soprattutto, dei processi di progettazione e gestione della realizzazione. Credi che sia corretto essere prudenti su queste innovazioni o che la norma dovrebbe fare un salto di qualità sul futuro delle costruzioni ?
E’ indubbio che il processo della digitalizzazione rappresenta il nostro futuro, anche molto prossimo, non solo nel mondo degli appalti pubblici ma anche dell’intera società. I professionisti hanno già cominciato da qualche anno a confrontarsi con questa nuova realtà (vedi ad esempio l’invio telematico dei progetti edilizi presso i comuni o quello dei progetti delle strutture presso gli Uffici del Genio Civile o ancora il Processo Civile Telematico presso i Tribunali) ma le passate esperienze hanno insegnato come tale passaggio debba essere graduale e preceduto da una adeguata fase preventiva per sperimentare e testare le nuove procedure, onde limitare al minimo le difficoltà ed i disagi per coloro che le dovranno poi applicare. Troppo spesso questa ultima fase è stata sottovalutata e la reale sperimentazione è stata fatta sulla pelle di coloro che hanno dovuto applicare procedure, rivelatesi alla resa dei conti, non ancora pronte. Non dobbiamo poi dimenticare che l’approccio alla digitalizzazione non si è rivelato fino ad oggi così naturale e immediato, come dimostrano ad esempio modelli informatici come il BIM, che all’estero sono assai diffusi ed utilizzati con continuità mentre nel nostro paese ancora faticano ad entrare nel mondo della progettazione e della gestione de lavoro; pertanto sicuramente sì alla digitalizzazione progressiva ma no ad una digitalizzazione improvvisata.

3) Tra gli obiettivi del nuovo codice anche l’esigenza di avere più controlli nei cantieri, Ma più controlli significa anche più presenza, che fa a pugni con la logica del massimo ribasso. Non ritiene che la quota relativa ai controlli dovrebbe essere trattata come quella sui costi sulla sicurezza, ossia non ribassabile, e quindi affidata sulla base della sola qualità dell’offerta ?
La legge Delega approvata in Senato prevede espressamente un rafforzamento della funzione di controllo in fase esecutiva dell’opera da parte del RUP e del DL., in linea con un trend, ultimamente di gran moda, che prevede da un lato un incremento considerevole di adempimenti e responsabilità a carico dei professionisti (vedasi ad esempio le responsabilità di progettista, direttore dei lavori e collaudatore secondo le nuove NTC) e dall’altro una concorrenza assolutamente deregolamentata sugli onorari professionali che mortifica sicuramente la nostra categoria e quella dei professionisti in generale. Sicuramente l’esclusione dal ribasso d’asta delle competenze professionali potrebbe rappresentare un primo passo in avanti al riguardo, ma al tempo stesso dobbiamo stare attenti a non prestare il fianco a chi dal 2006 ci dipinge come una lobby di sanguisughe ed evasori fiscali e che vedrebbe in questa proposta solamente l’ennesimo tentativo delle categorie professionali di “lucrare” sulla collettività in un momento di profonda crisi sociale ed economica. A mio modesto avviso negli ultimi dieci anni siamo stati “massacrati” mediaticamente e fino a quando non riusciremo a recuperare quella dignità e rispetto di cui godeva in passato la nostra categoria e fino a quando non riusciremo a far capire all’opinione pubblica l’importanza del nostro ruolo all’interno della società, qualsiasi tentativo di adeguare il compenso professionale ai sempre maggiori adempimenti e responsabilità che ci vengono richiesti difficilmente verrà accolto dal mondo politico e potrebbe trasformarsi in un “boomerang” per la credibilità della nostra categoria.

4) Cosa dovrebbe essere assolutamente inserito in questo Codice in relazione all’attività dei professionisti ?
Devo dire che sull’attività dei professionisti sono molti gli aspetti positivi previsti dalla Legge Delega: dall’aggiudicazione attraverso l’offerta economicamente più vantaggiosa in luogo del massimo ribasso d’asta, alla riduzione degli oneri documentali a carico dei soggetti partecipanti alla gara; dalla valorizzazione della fase progettuale privilegiando i concorsi di progettazione alla drastica riduzione del ricorso all’appalto integrato, tanto utilizzato nel recente passato e spesso anche in maniera distorta; tutto ciò va sicuramente nella direzione della tanto auspicata centralità del progetto e più in generale della centralità della figura del professionista all’interno dell’appalto dell’opera pubblica; come conseguenza è lecito attendersi un recupero del riconoscimento di quella professionalità e di quella funzione sociale che la nostra categoria svolge e che dovrebbe rappresentare, a mio avviso, il nostro obbiettivo primario nel nuovo Codice Appalti. Poi, dopo, potremo anche parlare di tariffe, di adeguare i compensi agli adempimenti richiesti e così via, ma solo se saremo in condizione di convincere gli altri del perchè sia giusto farlo.