Noi architettiamo! Per vincere insieme la sfida del cambiamento della nostra amata professione

È NECESSARIO EVOLVERE?
Architettare il proprio futuro professionale

Da ormai troppi anni sentiamo ripeterci come un mantra che il settore delle costruzioni, e di tutte le filiere ad esso connesse, è in crisi. Ma esattamente che cos’è che è andato in crisi? La parola da cui deriva il concetto di crisi, cui fa riferimento la cultura occidentale, è una parola greca che significa “scelta” o “fase decisiva”, ovvero il momento che vede invertirsi il rapporto tra giorno e notte, tra caldo e freddo, tra salute e malattia, tra domanda e offerta etc. . E’ un punto di picco che tutti viviamo a differenti scale in tutti gli ambiti della nostra vita. E’ un termine che non ha nulla di assoluto in se ma che viene vissuto irrazionalmente con senso di terrore come se fosse una condizione immanente e permanente.
La letteratura storica ci ha raccontato in mille forme come il “dolore da perdita” può essere alleviato compensandolo con il “piacere della conquista”, mentre Lavoisier ci ha dimostrato che in fisica « Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma ».
Quindi perché parliamo di crisi con tanto timore? A parere mio la crisi è un falso problema o comunque un problema risolvibile in quanto il cambiamento e la ciclicità appartengono alla nostra natura e alla nostra storia. Ciò che fa la differenza è l’atteggiamento mentale con cui ci poniamo di fronte alle novità che la vita ci offre continuamente.
Qual è quindi il giusto atteggiamento?
Accettare serenamente che il tempo e l’esperienza cambiano noi e i nostri bisogni, e che per soddisfare i bisogni in continua evoluzione anche noi dobbiamo evolvere, adattandoci continuamente, come un aereo che deve seguire la propria rotta.
L’evoluzione è un processo lungo e complesso che si esplica in piccoli cambiamenti graduali, in piccole innovazioni che permettono l’adattamento progressivo ad un habitat.
Ma da dove possiamo cominciare? Si può controllare o prevedere un processo evolutivo?
Io sono convinta di si: tutto dipende sempre e comunque dalla nostra volontà e dalle nostre azioni.

Partiamo dal nostro modo di fare professione attraverso un’analisi del fenomeno di tipo sistemico. La visione che propongo è nata dall’integrazione dei dati raccolti durante la mia attività di osservazione e analisi dei bisogni di categoria avviata, in tempi non sospetti, ormai venti anni fa.
La mia attitudine ad agire solo quando ho compreso a fondo i meccanismi e le regole dei sistemi a cui ambisco di integrarmi, mi ha portato ad avviare questo percorso di “professional watching” sin da quando ero studentessa alla Facoltà di Architettura di Ferrara.
Quella dell’Università in fondo altro non è che la prima esperienza di approfondimento del mondo della progettazione dove si sperimentano metodi, strumenti e tecniche di progettazione, lavoro di gruppo, ricerca di soluzioni, analisi e rappresentazione.
E’ come un piccolo incubatore dove si prende coscienza di se stessi, della propria sensibilità e delle proprie attitudini prima di tuffarsi nel complesso mondo della professione reale.
Ci sono cinque esperienze in particolare che mi hanno portato a raccogliere molti spunti per le proposte che illustrerò a breve:
- attività di formazione in veste di tutor, assistente e docente a contratto all’Università in laboratori di progettazione e costruzione dell’architettura;
- attività di ricerca accademica focalizzata sull’impatto paesaggistico degli impianti integrati all’esterno edifici storici;
- attività di vendita, progettazione, archiviazione, gestione e assistenza tecnica di cantiere all’interno della segreteria organizzativa di una Fiera di settore (arredamento e restauro)
- consigliere dell’Ordine degli architetti
- membro attivo di InArCommunity, il professional network di Inarcassa.
In ognuna di queste esperienze ho sperimentato in modo profondo cosa volesse dire “spirito di servizio” e agire nell’interesse dei propri colleghi.
Confesso che sono state esperienze gratificanti, ma anche molto complesse e conflittuali.
Ciò che mi ha permesso di conciliare tutti quei ruoli e prospettive con la mia vita professionale e privata è stato il pensare che fossero tutte facce della stessa medaglia, che fossero elementi da integrare per avere una visione “olografica” della realtà che mi circonda.

Il modello da cui parto è quello dello sviluppo sostenibile che integra sistema economico, sistema sociale e sistema ambientale per individuare le regole che possono garantire contemporaneamente vivibilità, equità e realizzabilità di qualunque attività umana nel rispetto dei diritti delle generazioni future.
Il punto di maggiore fragilità, è quello dell’equità, ovvero il valore portante dell’area di intersezione e sovrapposizione tra il sistema economico e il sistema sociale che chiamerò eco-sistema di business.
In questa sede mi soffermerò ad approfondire in particolare questo aspetto del problema in quanto è strettamente connesso all’asse evolutivo strategico della nostra professione.

I PROTAGONISTI DEL NOSTRO ECO-SISTEMA DI BUSINESS

Da appassionata di gialli ho l’abitudine di investigare partendo dalle tracce lasciate sul territorio per risalire all’origine dei fatti.
In questo caso le tracce del “delitto” sono le lamentele e le sofferenze dei liberi professionisti della progettazione che ho ascoltato in questi anni di “professional watching”.
Ma chi sono i protagonisti dell’ecosistema?
Per classificarli possiamo prendere spunto dai principi base della medicina tradizionale cinese (preventiva, olistica, sistemica) che mette in relazione vitale 5 insiemi funzionali protagonisti del processo di inter-connessione tra cause ed effetti che possono indurre lo stato di malattia o garantire nel tempo benessere e vitalità del sistema complesso cui appartengono.

In questo caso i protagonisti sono:
1- Cittadini/committenti/finanziatori/city users/turisti (beneficiari dei servizi di progettazione)
2- Ideatori/solutori (progettisti-consulenti strategici)
3- Gestori di processo (pubbliche amministrazioni, decisori politici)
4- Fornitori di prodotti e servizi (Imprese produttrici)
5- Media e distributori (spazi commerciali e promozionali)

Ognuno di questi gruppi appartiene ad un sistema settoriale che si occupa di:
1- Tenuta elenco membri di appartenenza (anagrafe, registro, albo, etc...)
2- formazione delle competenze (scuole professionali, università, incubatori, etc.)
3- gestione dei rapporti contrattuali (dal punto di vista legale e fiscale)
4- sistema di previdenza sociale (Inarcassa, INPS, etc.)
5- sistema di accesso a risorse economico-finanziarie per l’acquisto di beni strumentali e consulenze etc.

Le modalità di relazione reciproca fra ogni insieme sono solo di due tipi:
- diretta / indiretta
- dare/avere

Per relazione diretta s’intende il contatto, la conoscenza diretta sia sul territorio sia sul web. Per relazione indiretta s’intende una conoscenza di tipo informativo mediato e filtrato dai sistemi di comunicazione di massa.
Per quanto riguarda il dare/avere s’intende la direzione del flusso di informazioni che passa da un operatore ad un altro.

Da una prima disamina di questo schema si può comprendere come, indipendentemente dal comportamento dei singoli protagonisti, la continuità e la direzione del flusso delle informazioni condizionino fortemente la percezione dell’equità del sistema tra peso delle responsabilità e ritorno economico, mentre la presenza/assenza di relazioni indirette con gli interlocutori più lontani condizioni la trasparenza del sistema.
Considerando l’ecosistema un sistema chiuso, possiamo affermare che l’unica posizione che permetta ad ogni soggetto di tenere sotto controllo tutto il processo sia quella con lo sguardo rivolto al centro del sistema.
La sicurezza di questa posizione di controllo permette di valutare dalla giusta distanza e contemporaneamente tutti i punti di forza, di debolezza, le opportunità e i rischi connessi ai comportamenti e alle scelte degli altri operatori del sistema.
Da ciò si può desumere che se ogni singolo sistema settoriale funziona bene, tutto il sistema integrato può funzionare bene.

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