JELLYFISH HOUSE: l'acqua è a sbalzo


Questa casa, posizionata su una collina di Marbella vicina al mare ma non proprio sulla spiaggia, avvicina l'acqua agli inquilini.


Wiel Arets è un architetto ermetico ed edonista. Basandosi su calcestruzzo, vetro, e non molto altro, crea drammaticità nei suoi edifici gravemente astratti e seduce con il modo con cui la luce colpisce la superficie grezza del calcestruzzo e il modo con cui lo spazio trafigge da parte a parte il panorama arido. A Marbella, oasi spagnola per facoltosi amanti del sole, lo studio Wiel Arets Architects (con sede in Svizzera e Paesi Bassi) ha adottato per la Jellyfish House questo approccio al di là della logica, pensando ad una piscina a sbalzo di 9 metri con fondo in vetro sopra pareti inclinate e complicando l’intera struttura con un movimento sinuoso come il nuoto.

Arets è stato costretto ad adottare questa strategia a causa del luogo di costruzione della villa: il lotto, lungo e stretto, non aveva alcuna vista sul Mar Mediterraneo dal piano terra. Così l'architetto ha creato una lode all'acqua: dalla piscina sul tetto, dotata di sfioro, l'oceano è visibile mentre si nuota o si prende il sole, l’acqua si fonde con il mare in lontananza. La struttura del tetto, che sporge per 9 metri in modo da formare una tettoia in vetro (e piena d'acqua) sopra l'ingresso della casa, mette a nudo anche ciò che le case intorno non fanno: infatti questa Jellyfish House è molto in contrasto con i modelli neo-classici, neo-moreschi e neo-modernisti che la circondano.

Questa piscina ha un fondale in vetro e una finestra panoramica come bordo, entrambe spesse 6 cm; il fondale consente a chi è in cucina di spiare voyeristicamente quelli che nuotano, mentre una terza finestra offre uno scorcio sul soggiorno, il cui terrazzo si estende sotto la piscina a sbalzo. Il bruciante sole spagnolo filtra costantemente attraverso la parete di vetro e il pavimento della piscina, creando increspature di riflessi turchesi cangianti in tutta la casa.

Sotto questo cuore d’acqua, la casa di quasi 650 metri quadrati si sviluppa come un insieme di aree di vita abbastanza convenzionali che Arets ha progettato con la sua consueta attenzione a nascondere tutti i dettagli e focalizzare l’attenzione di chi entra sulla forma e sullo spazio.
C'è uno schema "lento" di circolazione interna che collega i quattro livelli della struttura attraverso una scala a gradini lunghi e alzate corte, che sottolineano la continuità sia della struttura in calcestruzzo faccia a vista sia delle camere che incornicia. Vi è anche un percorso "veloce" che porta direttamente alla piscina attraverso una scala in vetro, bypassando le stanze di uso quotidiano per arrivare subito al tetto.
 La casa è l’interpretazione degli elementi che Arets ha pensato di adottare in questo appezzamento di terra relativamente stretto. La sala da pranzo si apre completamente verso l'esterno, mentre il patio coperto si nasconde sotto la piscina a sbalzo.
Laddove si concentra il cuore della struttura per rendere tutto ciò un’eventuale apertura, gli armadi in vetro traslucido e gli stretti passaggi eliminano la pesantezza dell’edificio.
La struttura della casa è fatta in calcestruzzo bianco gettato in opera, sostenuta da una colonna sul bordo posteriore destro della piscina, e diverse colonne più piccole posizionate vicino alla terrazza posteriore della sala da pranzo. Tutte le pareti che non sono in cemento sono state costruite in vetro, permettendo alla luce solare di permeare la casa.
Pannelli in vetro traslucido pieghevoli a fisarmonica adiacenti ogni spazio comune, consentono, una volta aperti, di espandere gli spazi della casa fino a raddoppiare quasi le loro dimensioni: spostando così i confini della casa, i limiti tra interno ed esterno sono curiosamente sfocati.
Un piccolo montacarichi di servizio consente a cibo e bevande di raggiungere, partendo dalla cucina, la piscina sul tetto e la terrazza o qualunque altro piano. La terrazza sul tetto presenta un tavolo, dal design personalizzato, in calcestruzzo di grandi dimensioni e con una panca adiacente, contigua a una sedia angolare per adagiarsi mentre si prende il sole.



La Jellyfish House riesce a catapultare gli inquilini all’esterno pur rimanendo incorniciati, isolati e al sicuro al suo interno. Potrebbe non essere così impalpabile come suggerisce il nome, ma si traduce invece,  in forme create dall'uomo, complesse come la creatura marina, che rendono consapevole di quanto l'acqua, e la natura in generale, sia contemporaneamente vicina e lontana da questo invaso artificiale.