COMPETENZE, ing. Roberto Baliani (PG): occorre anche una committenza più consapevole e preparata

18/09/2015 2134

Intervista a cura dell’ing. Stefania Alessandrini, INGENIO

La questione “COMPETENZE PROFESSIONALI” in materia di progettazione in zona sismica sembra non avere la parola fine.
Dopo la Sentenza di inizio anno in seguito al ricorso di un Ordine territoriale degli Ingegneri (vedi link), a risollevare l’argomento, l’ultimo pronunciamento del Consiglio di Stato che con il. parere n. 2539 dello scorso 4 settembre ha chiarito le rispettive competenze delle figure tecniche
 
Per approfondire l’argomento, INGENIO ha rivolto qualche domanda ad alcuni Presidenti di Ordini territoriali.
 
Intervista all’Ing. Roberto Baliani, Presidente Ordine Ingegneri di Perugia. 
  
Lo scorso 4 settembre, su richiesta della Regione Toscana, il Consiglio di Stato è tornato ad esprimere ancora una volta un parere in merito alle competenze di geometri ingegneri e architetti nel caso di opere in cemento armato. Puoi darci un suo commento sul parere?  
“Ancora una volta” è un’espressione particolarmente azzeccata. Molte volte in passato l’argomento è stato affrontato dai Tribunali del Paese, senza però giungere mai a conclusioni definitive o applicabili al caso generale. Con questo parere sembrerebbe, finalmente e in maniera inequivocabile, stabilito un concetto che sta alla base della sicurezza sismica del territorio: la progettazione e la direzione di strutture in cemento armato e di costruzioni in zona sismica non è cosa che si improvvisa; nasce da capacità e conoscenze che si fondano su una seria preparazione teorica, acquisita con un rigoroso percorso formativo e con un altrettanto rigoroso e ininterrotto aggiornamento professionale. Per questo non possiamo che accogliere positivamente e condividere in pieno i contenuti di questo parere che, a parte le analisi prettamente giuridiche, toglie in concreto ai diplomati ogni possibilità di acquisire incarichi su materie estranee alla loro competenza e preparazione. La complessità della materia e delle norme tecniche in vigore, d'altro canto, rendono impossibile procedere alla redazione di un progetto di strutture in zona sismica senza le dovute conoscenze di dinamica delle strutture e del reale comportamento dei materiali da costruzione, argomenti che comportano l'acquisizione di concetti teorici avanzati ben lungi dall'essere insegnati nelle scuole superiori.
 
Nel parere i Giudici sottolineano la necessità di “evitare comportamenti elusivi”, specificando che non sarà più sufficiente la controfirma sui calcoli del progetto da parte di un ingegnere o di un architetto. Nella pratica l’incarico non potrà più essere affidato al geometra che si avvarrà della collaborazione dell’ingegnere, ma dovrà essere sin dall’inizio affidato anche a quest’ultimo per la parte di sua competenza e sotto la sua responsabilità. Cosa pensa della precisazione dei giudici? Ritiene sia una pratica diffusa? 
Su questo punto la nostra categoria ha posto in essere da sempre azioni mirate al rispetto della deontologia al fine di evitare comportamenti non del tutto ortodossi da parte di alcuni nostri colleghi. Le attività svolte dal nostro Ordine e dal Consiglio Nazionale, come ad esempio la revisione del codice deontologico, hanno prodotto una significativa riduzione di questo fenomeno che, non si può nascondere, ancora si verifica in alcuni casi, ormai piuttosto sporadici.
C’è poi da considerare il caso, tutt’altro che raro, dell’ingegnere assunto alle dipendenza di un diplomato che spesso vede svilito il proprio lavoro con compensi miseri e imposizioni fastidiose, situazione che vede frequentemente coinvolti giovani laureati spinti dalla necessità di affacciarsi al mondo del lavoro.
La precisazione contenuta nel parere riguardo l'affidamento diretto dell'incarico ad un ingegnere servirà, ci auguriamo, a migliorare la sicurezza delle costruzioni e a rivalutare l’opera intellettuale fornita dagli ingegneri, fin troppo sottovalutata anche dal cittadino comune.
 
Come ha ammesso il Consiglio di Stato la questione risulta essere "altamente controversa e non suscettibile di univoche soluzioni". 
È corretto, secondo lei, che sia la giurisprudenza a definire tali limiti?   
Non posso che rammaricarmi del fatto che in Italia non si riesca a stabilire, con Leggi o Norme, in maniera univoca e determinata, quali siano le specifiche competenze attribuite alle varie categorie professionali. Leggendo attentamente il parere però, il Consiglio di Stato stabilisce “senza dubbio” quale deve essere l’obiettivo da perseguire nella progettazione e direzione dei lavori di opere in cemento armato e di costruzioni in zona sismica, questo obiettivo è quello della tutela della pubblica incolumità e, francamente, se questo deve essere il punto imprescindibile da cui partire, trovo difficile poter addivenire a soluzioni differenti da quella determinata dal Consiglio di Stato.
Se volessimo fare un'analogia con la medicina, chi di noi accetterebbe di farsi operare al cervello se non da uno specialista preparato? Il concetto che deve passare è proprio questo: l'opera del progettista influisce sui costi, sui tempi di realizzazione e, ancora una volta, sulla sicurezza pubblica; il progettista strutturale deve essere un esperto nel campo e non un tecnico improvvisato, la committenza per prima dovrebbe tutelare la propria incolumità rivolgendosi al professionista giusto; ecco, in Italia, forse, la committenza è culturalmente impreparata nel campo dell'edilizia. Se si cominciasse a ragionare in questi termini, probabilmente, il parere del Consiglio di Stato sarebbe del tutto superfluo. 
 
Con questo parere c’è qualche rischio che possa avere conseguenze sul passato? 
Mi chiedo se il collasso di una struttura in zona sismica (o di una costruzione in cemento armato) progettata o diretta da un geometra dovesse provocare danni o, peggio, vittime, alla luce di questo parere dove andrebbero ricercate le responsabilità?
Certamente gli incarichi di questo tipo affidati ad un geometra non sono legittimi, né ora nè in passato, perchè la preparazione dei tecnici diplomati, in questa materia estremamente complessa e specialistica, non è sufficiente a garantire la pubblica incolumità, nemmeno per una “modesta“ costruzione.