Ingegnere Biomedico: una professione europea

Un incontro tra i rappresentanti italiani degli ordini ed il relatore del parere europeo sottolinea l’importanza di questa attività emergente tipica della professione di ingegnere.

Tutela della salute dei cittadini, tecnologia al servizio della medicina per servizi sanitari sicuri, affidabili ed a costi contenuti. Stimolo alla crescita del mercato e gestione efficace del rapporto rischio/beneficio.
Questi gli argomenti trattati nella riunione alla quale hanno partecipato Edgardo Maria Iozia relatore del parere del Comitato Economico e Sociale Europeo, (CESE) pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della comunità europea, Angelo Valsecchi consigliere del CNI con delega all’Ingegneria Biomedica, Augusto Allegrini presidente CROIL, Sergio Cerutti presidente del gruppo di coordinamento nazionale delle commissioni ordinariali di Ingegneria Biomedica, Maria Gabriella Signorini e Anna Maria Bianchi dell’ordine ingegneri di Milano, Ilaria Vallone dell’Ordine di Pavia, Luca Radice dell’ordine ingegneri di Monza e della Brianza.
Edgardo Maria Iozia ha incontrato anche Leandro Pecchia, University of Warwick, UK, che è stato uno dei contributori del parere stesso, in qualità di Chairman del Public Affairs Working Group della Società Europea di Ingegneria Biomedica (EAMBES) e come Chairman dell’Health Technology Assessment (HTA) Division dell’International Federation of Medical and Biological Engineering (IFMBE).
Il documento del CESE pubblicato il 4 settembre di quest’anno1 riconosce che l’ingegneria biomedica non è semplicemente una sottocategoria della medicina moderna ed evidenzia la combinazione tra la professione di Ingegnere Biomedico ed il settore dei servizi medici e di assistenza.
Pertanto raccomanda che l’Europa segua l’esempio statunitense e riconosca questa disciplina come una scienza a pieno titolo anche per rafforzare la competitività internazionale delle imprese europee.
Molto importante appare il riconoscimento delle principali attività che oggi richiedono specialisti in ingegneria biomedica per svolgere lavori che formano oggetto della professione di ingegnere. Gli ingegneri che operano nel settore della salute si confrontano giornalmente con problemi concreti che vanno dalla progettazione alla valutazione e gestione di materiali e tecnologie per i dispositivi medici di diagnosi, prevenzione, trattamento, sostituzione o modifica dell'anatomia. E come sempre accade nel mondo reale le soluzioni devono essere realizzabili con risorse strutturali ed economiche limitate.  Una delle principali preoccupazioni è che i dispositivi medici siano considerati prodotti industriali e che la loro libera circolazione possa avvenire a seguito del rilascio di un certificato emesso da organismi privati di notificazione, dopo la valutazione di documentazione tecnica prodotta dal fabbricante. Il processo di realizzazione e di valutazione di questi documenti appare difatti molto critico per la sicurezza dei cittadini e per la crescita dell’industria, soprattutto se il compito non viene svolto da personale con requisiti minimi di qualifica e competenze tecniche paragonabili a quelle degli ingegneri biomedici esperti.
Tutti i presenti hanno concordato nel riconoscere che l’ingegneria biomedica sta assumendo un ruolo sempre più centrale in una prospettiva in cui l’Europa si confronta con una domanda crescente di servizi sanitari sostenibili e di qualità.
Vista la complessità di questo ruolo interdisciplinare e l’impegno assunto da tutti i presenti appare evidente l’importanza del CNI, degli ordini territoriali degli ingegneri italiani e delle società scientifiche accademiche e di ricerca, operanti in Italia e nel Mondo.
Per il successo di questo ambizioso progetto di valorizzazione delle eccellenze della nostra professione è fondamentale l’impegno che il CNI assumerà con il supporto degli ordini territoriali e della comunità scientifica, esso riveste, infatti, un ruolo chiave per essere protagonisti in Italia, in Europa e nel Mondo.