Congresso CNI, Curcio(DPC): fondamentale il rapporto tra Ordini e Sistema di Protezione Civile

02/10/2015 2131
Anche la Protezione Civile, con la sua massima carica, al 60^ Congresso Nazionale degli Ingegneri.
 
 
A prendere la parola il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, l’ing. Francesco Curcio, che dopo aver ringraziato il CNI per l’invito ha voluto subito sottolineare lo stretto rapporto tra il sistema di Protezione Civile e gli Ordini degli ingegneri.
Un rapporto storico che nasce in particolare nella “parte di ricostruzione”. "Le prime norme di Protezione Civile, il primo coordinamento durante le emergenze - ricorda Curcio - venne affidato nel 1920 al Ministro del Lavori Pubblici, ad indicare che l’emergenza rappresentava una fase di estremo interesse per la parte tecnico scientifica ingegneristica”.
 
Oggi ci troviamo di fronte ad un sistema, quello di protezione civile, molto più complesso, e benchè migliorabile, un sistema sicuramente invidiato da tutto il mondo.
Un sistema - continua il capo del Dipartimento della Protezione Civile – in cui gli Ordini costituiscono una componente importantissima.
 
Ma come il mondo degli ingegneri, intercetta il sistema di Protezione Civile? In quale fase?
"Sicuramente nella fase di “RICOSTRUZIONE”, che presenta si, aspetti tecnici, ma anche tecnico-politici.
Quando ci si trova di fronte ad eventi importanti, come quello de L’Aquila per esempio, - ha commentato Curcio - occorre parlare di “politiche di intervento”, di “modalità di ricostruzione”, in cui, senza entrare nel merito, il Sistema di Protezione Civile ha saputo affrontare una emergenza con forte reattività “costruendo 4700 alloggi in sette mesi, fornendo un’abitazione a 15000 persone, ecc. che altro non è che frutto dell’ingegneria, della tecnica, della nostra tecnica e della capacità di mettere in piedi queste cose”.

Una capacità e una forza, quella dei professionisti, degli ingegneri che si è espressa anche nel cercare di riportare le persone, coinvolte in eventi cosi difficili, alle condizioni di vita normale, attraverso la valutazione del danno e dell’agibilità degli edifici che ha coinvolto, nel caso de L’Aquila oltre 8000 tecnici in più di 80000 sopraluoghi, 1500 ingegneri. 
 
Una risorsa quindi, quella degli ingegneri fondamentale per affrontare situazioni di emergenza come quelle che hanno coinvolto l'ITALIA.