Il Concorso di Progettazione nell'Era Digitale: il caso dell'Edilizia Scolastica

Il Concorso di Progettazione, più di quello di Idee, è oggi invocato da molti quale soluzione procedurale che garantisca il miglioramento della qualità architettonica, in luogo della Gara di Appalto di Servizi di Progettazione e, ancor più, dell'Affidamento Diretto.
Esso, infatti, offrirebbe, secondo questa corrente di pensiero, la possibilità di individuare e di selezionare le migliori proposte progettuali, garantendo una maggiore competitività e scongiurando la prevalenza delle organizzazioni che già detengono un ruolo dominante sul mercato dei servizi professionali.
Si tratta di un assunto che naturalmente contiene una parte di verità, ma che cela una serie di criticità non sempre chiarite.
In primo luogo, è evidente che l'efficacia del Concorso, alle sue diverse scale di estensione, dipende in gran parte dalla natura (il termine qualità appare spesso abusato e snaturato) della Committenza, dalla sua capacità, vale a dire, di esprimere compiutamente il proprio quadro di attese e di vincoli, attraverso un articolato processo di Briefing, nel Nostro Paese approssimativamente interpretato attraverso la redazione del Documento Preliminare alla Progettazione.
Raramente si riconosce, in effetti, come una delle cause maggiori della scarsa attrattività del mercato domestico dei servizi professionali e della loro scarsa competitività internazionale sia dovuto proprio alla carente professionalità della Committenza, Pubblica e Privata.
Nell'Era della Digitalizzazione tale processo diviene, innanzitutto, fortemente computazionale, vale a dire, consente, attraverso gli Information Requirements, al Committente di definire compiutamente il Deployment Esigenziale e Prestazionale.
Sotto questo profilo, occorre una Committenza notevolmente attrezzata che sia in grado, sin dalla scaturigine, di governare le sorti del Processo, o meglio, del Data-Driven Process: il che fa assumere a essa un connotato progettuale che indubitabilmente indebolisce il primato autoriale che gli Architetti, partecipanti al Concorso, rivendicano tradizionalmente per se medesimi.
Questo accadimento è, del resto, corroborato dal fatto che la storiografia dell'architettura contemporanea assai raramente si sia occupata di indagare sul ruolo e sul contributo delle Strutture di Committenza.
L'osservazione poc'anzi avanzata, tuttavia, ha un valore relativo se applicata in un contesto tradizionale, ove, peraltro, non di rado, in assenza di provviste finanziarie idonee, il Concorso serve alla Amministrazione Pubblica per gestire una operazione comunicativa che, anziché nell'affidamento effettivo dell'incarico, si risolve nell'esposizione dei migliori progetti presentati.
D'altra parte, ad esempio, un Concorso Internazionale presuppone oneri e capacità cospicui nell'attrarre gli studi più conosciuti, nel formare una giuria di prestigio, nel supportarla con un comitato tecnico istruttorio, nel gestire mediaticamente l'evento: sortendo, talvolta, l'esito paradossale di necessitare la selezione dei più affermati per ripagare gli sforzi profusi, oppure l'imbarazzo nel penalizzare proposte palesemente incompatibili con il quadro economico-finanziario delineato.
Un primo passaggio problematico, irto di difficoltà, appare allorché l'intervento sul costruito impone al Committente di definire con precisione, assumendosene le responsabilità, i dati di ingresso, l'Asset Information Model che, per forza di cose, non può mai definirsi neutro od oggettivo sino in fondo.
Tale insieme di presupposti, d'altronde, non consiste solo nella configurazione dello stato esistente dei luoghi o nella narrazione delle sue vicende storiche, bensì pure nella trasmissione di significati politici, sociali, emozionali ed esperienziali.
In molti casi, poi, vi sono contenuti, programmi e strategie relative alle attività da svolgere nei cespiti immobiliari da progettare che devono essere formalizzati in maniera efficace.
Banalmente, allorché l'incarico di progettazione per strutture ricettive è affidato in assenza del Gestore, le soluzioni immaginate richiedono successivamente una radicale revisione da parte di quest'ultimo.
Vi è, infine, l'opportunità di esporre seri parametri di controllo quantitativi che vertono sui vincoli finanziari, organizzativi, urbanistici, e così via.
Il Building Information Modeling (e, ancor maggiormente, i metodi e gli strumenti legati alla Digitalizzazione) consentono, pertanto, tradizionalmente, di assicurare il monitoraggio, la valutazione e il controllo, trasparente, delle proposte progettuali sottoposte dai Concorrenti, sulla scorta di applicativi informatici cosiddetti di Space Programming, composti da Room Data Sheet e da Furniture, Fixture and Equipment Data Sheet, collegabili bidirezionalmente ai software di BIM Authoring utilizzati dai Progettisti, anche nella connessione tra Digital Sketch e Conceptual Family.
Alla stessa stregua, gli applicativi di Code & Model Checking permettono al Committente una sorveglianza piena sul processo selettivo.
Si tratta, in questo caso, di una pratica divenuta ormai abbastanza usuale nei Paesi Nordici e Scandinavi.
Purtuttavia, le potenzialità della Digitalizzazione si estendono ben oltre questa soglia, poiché la Computazionalità sta ora consentendo di non agire più semplicemente sullo stato di fatto dei luoghi e/o su un programma funzionale-spaziale (distributivo) e ambientale, ma di agire direttamente, tramite la Gamification, attraverso i software inerenti ai Game Engine, sulla Modellazione e sulla Simulazione dei Comportamenti, riconducibili successivamente agli ambienti di BIM Authoring e di validarne gli esiti, entro una sorta di Pre-Occupancy Evaluation assai precoce, grazie alla Mixed Reality e agli Immersive Environment, non più solo visivi, ma addirittura multisensoriali.
Della transizione tra un approccio puramente spaziale verso un altro tendenzialmente comportamentale è indice e testimone la diffusione degli applicativi che simulano i percorsi e i flussi di persone e di cose.
Si tratta, dunque, di far sì che il Committente, nella sua declinazione plurale, sia in grado di ideare, di concepire i Servizi, prima ancora che gli Spazi o gli Oggetti.
Ciò, invero, si verifica in quanto il Behavioural Design assume connotati sempre più relativi alle forme contrattuali che, dal Contratto di Disponibilità al Partenariato Pubblico Privato, posseggono profonde implicazioni di tipo Operational, concernenti il Ciclo di Vita del bene immobiliare e il suo funzionamento.
Il Performance-Based Contracting e, al suo interno, l'Energy Performance Contracting, ben testimoniano, ad esempio, l'incidenza degli User Profile sulle risultanze delle pattuizioni contrattuali.
Come se ciò non fosse sufficiente, la dimensione comportamentale accentua il fatto che le modalità di uso del contenitore, nelle sue componenti mobili e immobili, nell'estensione della vita utile di servizio, richiede di immaginare un quadro dinamico ed evolutivo, più di carattere probabilistico che non di carattere deterministico, per il quale l'Optioneering consiglia di mantenere aperte più ipotesi.
Del resto, la valenza comportamentale è forzata dalla relazione che intercorre tra il Building Information Model (Federato o Integrato) e il Building Management System, tale per cui non è consigliabile slegare i due piani né, soprattutto, ritenere che sensori e attuatori riguardino solo gli edifici e non i loro occupanti, anche laddove essi si trovino ancora distanti da esso.
La Smart City, l'Internet of Buildings, Infrastructures and Grids minacciano, infatti, di stravolgere una nozione tradizionale e convenzionale di Edilizia e di Infrastruttura e, in particolare modo per l'Edilizia Scolastica, mettono in luce come la Digitalizzazione non riguardi necessariamente per prima cosa il ricorso agli strumenti di supporto alla didattica, bensì il sistema di relazioni e di connessioni di un cespite con un intorno che, addirittura, può essere remoto.
Oltre a ciò, resta il fatto che limitare il Concorso alla produzione di Progetti Preliminari che, di conseguenza, escludono Costruttori, Gestori e Utenti dal processo ideativo, includendone a malapena Ingegneri Strutturali ed Impiantisti, oltre che eventualmente Esperti di varia natura e ispecie, appare in netto contrasto con l'approccio avanzato adottato dai cosiddetti Intelligent Client: letteralmente Committenti provvisti della Cultura del Dato e del Servizio.
Ciò significa aderire a una interpretazione del ruolo dell'Architetto quale protagonista assoluto, e distaccato, di un processo intellettuale di natura rinascimentale, assai distante dalla prospettiva del contemporaneo Digital Master Builder.
In questo senso, la Centralità del Progetto evoca il protagonismo dei Progettisti solo allorché essi siano in grado di detenere tutti i Saperi richiesti e di assumere Responsabilità sinanco imprenditoriali.
Poiché tale condizione appare improbabile nel mondo in cui predominano il Computational Design e l'Information Modelling, sarebbe auspicabile considerare come la Collaborazione e l'Integrazione impongano una netta rivisitazione dell'istituto del Concorso.
Qualora, in più, esso dovesse riguardare una pluralità di luoghi e di edifici, sarebbe preoccupante conseguire il risultato di consolidare un micro professionismo dimensionalmente inadeguato all'ambito della Conoscenza e del Rischio, nonché di generare Progetti Preliminari in termini di Agenzia per delegarne l'evoluzione, disomogenea, a livello delle Autonomie Locali.
Parimenti, se è vero che i sistemi costruttivi degli Anni Sessanta e Settanta, oggetto di competizioni progettuali su abachi e repertori, a partire dal CLASP Britannico, non hanno dato granché buona prova, anche se occorrerebbe verificarlo realmente, gli Eco-Sistemi Digitali attuali fanno intravedere un approccio di Filiera, di Catena di Fornitura basato sulla Mass Customization, sulla Digital Fabrication e sull'Additive Manufacturing,  in grado di generare la Unicità e la Specificità abbattendo i costi unitari e uniformando le regole combinatorie dei repertori di componenti.
Oltre a ciò, nell'ottica del Ciclo di Vita, il valore maggiore dell'operazione consisterebbe nella costituzione di un Digital Central Facility Repository.
Non sembra, però, questo l'intento di un Paese che, nei limiti del possibile, cerca di strumentalizzare, e, perciò, neutralizzare i portati dell'Innovazione nonché di confermare un assetto strutturale annoso e inefficiente.

Il passaggio dall'Industria delle Costruzioni al Settore dell'Ambiente Costruito, così come la Transizione verso l'Economia Circolare e Digitale, rappresentano una grande occasione di estensione dell'influenza del Comparto, ma richiedono cesure epistemologiche e apparati mentali che il Paese non sembra desiderare.