Padiglione Giappone a Expo Milano 2015: approfondimenti e intervista ai progettisti

Il Padiglione del Giappone è realizzato in legno e si basa sul metodo di costruzione a “tensione compressiva”, nel quale i singoli elementi sono collegati con sistemi di aggancio e giuntura, per dare luogo a una struttura molto resistente ai terremoti, che assume le sembianze di rete. L’utilizzo del legno intende richiamare l’idea di natura e di riciclo, ispirandosi alla teoria dei satoyama, tipiche strisce di terreno coltivato frapposte fra onde di colline lussureggianti.
La struttura a rete di giorno ha la funzione di mantenere una confortevole abitabilità sia all’interno che all’esterno; di sera permette all’illuminazione interna di filtrare all’esterno del padiglione.
La facciata è costituita da 22.000 pezzi in legno, di larice giapponese, più resistente dell’abete in esterno. Sono stati effettuati numerosi studi su campioni di diversi tipi di legno prima di scegliere il materiale costruttivo definitivo.

Il Padiglione si sviluppa su due piani e presenta zona espositiva, ristorante e zona eventi. La copertura del Padiglione è realizzata in fango riciclato, di derivazione industriale o civile, al fine di mantenere l’acqua piovana, per evitare la formazione di isole di calore. I moduli costruttivi in legno potrebbero essere riutilizzati dopo la fine dell’Expo per realizzare piccoli padiglioni con varia funzione: differenti ipotesi sono ancora in fase di discussione.

L’area espositiva individua un percorso per i visitatori, che mediante proiezioni e spazi interattivi permette di approfondire tratti caratteristici della cultura alimentare giapponese, nonché sfide globali che l’umanità è chiamata ad affrontare. A conclusione del percorso, un grande ristorante interattivo che simula la presenza di cibo, senza farlo assaggiare, per indurre a riflettere sullo spreco, la carenza e le incongruenze nel settore alimentare mondiale.


A T S U S H I K I T A G A W A R A - Il Prof. Atsushi Kitagawara, nato nel 1951 e cresciuto nel bellissimo paesaggio alle pendici delle Alpi Giapponesi, è una figura di spicco tra gli architetti giapponesi. Ha studiato alla Tokyo University of the Arts, dove ha conseguito un master in architettura nel 1977. Anche dopo essersi traferito a Tokyo non ha perso il suo profondo amore per la natura, specialmente per gli alberi e le farfalle. Nel 1982 ha fondato a Tokyo il suo studio di architettura Atsushi Kitagawara Architects. I suoi lavori spaziano dalla progettazione architettonica all’urbanistica, dall’architettura del paesaggio al product design e allo stage design. I suoi progetti sono spesso basati su concetti tradizionali giapponesi che attraverso un processo di astrazione vengono convertiti in forme moderne. Dal 2001 insegna alla Tokyo University of the Arts. Tra i molti premi e riconoscimenti che ha ricevuto i più prestigiosi sono: il premio “Architetture Innovative: Design e Sostenibilità”—2006, l’American Kenneth Brown Architecture Design Award 2007, il Japan Award 2008 dell’American Institute of Architects (AIA), e il JIA (Japan Institute of Architects) Grand Prix 2009. Nel 2010 ha ricevuto il Japan Art Academy Prize, il massimo riconoscimento in Giappone per artisti di qualunque campo.

(Riferimenti: Portfolio, Atsushi Kitagawara Architects, JOVIS, Germania)

(Fonte: Ufficio Stampa Giappone)

Visita il sito del Padiglione Giappone www.expo2015.jp/it/

Scarica approfondimento 1 e approfondimento 2 sul Padiglione

 

Abbiamo intervistato lo studio di progettazione del Padiglione.

1) Una breve descrizione del padiglione 

Il Padiglione Giappone rappresenta il primo esempio in assoluto di progetto architettonico ad essere stato edificato con una commistione di tecniche costruttive tradizionali sulla base di un’analisi strutturale moderna. Il progetto architettonico è stato realizzato dal Prof. Atsushi Kitagawara, il disegno architettonico e la gestione amministrativa da Ishimoto Architectural & Engineering Firm Inc. mentre la costruzione è stata realizzata dalla Takenaka Europe GmbH.

2) Quali sono le scelte architettoniche che sono state compiute? 

Le tradizionali tecniche giapponesi di costruzione in legno, il Tempio Horyuji nella città Nara ne è un eccellente esempio, adottano un “metodo di tensione compressiva” che rende la struttura molto resistente anche ai terremoti.
Le pareti esterne a struttura tridimensionale in legno del Padiglione Giappone sono state realizzate grazie ad un’analisi strutturale moderna. Il suddetto “metodo di tensione compressiva” è stato appunto utilizzato per realizzare un esempio di architettura innovativa capace di esprimere appieno la fusione tra cultura tradizionale e tecnologia avanzata.

3) Quali i materiali principali usati e motivo della scelta? Risoluzione di eventuali problematiche.

Per la parete tridimensionale in legno è stato utilizzato il larice giapponese della provoncia di Iwate. L’idea di utilizzare il legno si rifà allo stile di vita tradizionale dei giapponesi che convivono strettamente con la foresta, dove le comunità hanno favorito la formazione di società ideali orientate al riciclo delle risorse e alla sostenibilità.

4) Cosa si farà del padiglione a fine ciclo?
Abbiamo previsto la demolizione e smantellamento del Padiglione in quanto è stato concepito come una costruzione temporanea.

5) Tipo di struttura progettata: una breve descrizione 
L’edificio principale a due piani struttura è in acciaio, il piano terra è dedicato alla zona espositiva, mentre il primo piano è costituito dall’area ristoranti e dallo spazio eventi.

6) Una peculiarità della struttura 
La struttura a griglia in legno tridimensionale si ispira al concetto di "Contenitore di diversità".