La sicurezza in cantiere passa per la compartecipazione di problemi e soluzioni

I primi di novembre il Consiglio nazionale degli Ingegneri presenterà delle nuove linee guida in materia di sicurezza sui cantieri. Linee guida che rilanciano la rilevanza della figura del coordinatore della sicurezza, ponendola in una luce nuova, rafforzandone le funzioni di gestore di processi e di relazioni.

Alla base della proposta vi è un'accurata analisi di quanto avviene in alcuni altri Paesi europei, soprattutto in Inghilterra e in Francia. Qui il quadro normativo è leggero e premia la sostanza. Ovvero punta su responsabilità e competenze. Il controllo è implicito! Viceversa da noi le regole sono ridondanti e fortemente orientate a un rispetto formale. La figura del coordinatore assume infatti negli altri paesi una funzione strategica con caratteristiche manageriali. Un approccio che secondo gli ingegneri deve trovare ospitalità anche nel nostro ordinamento. Sono d'accordo anche i geometri che anche recentemente hanno ribadito l'importanza del fare, affermando una metodologia ben precisa che posiziona il coordinatore al centro delle diverse fasi della gestione del cantiere, prestando grande attenzione alla rete relazionale che di volta in volta costituisce il perno di un efficace lavoro sul campo.

Se la documentazione è importante, fondamentale è una gestione manageriale dei processi e un controllo attento alle diverse funzioni. Ne emerge un processo innovativo che trova riscontro presso gli ordini e i diversi stakeholders così come in alcune esperienze concrete come quelle che vede protagonista lo studio GA engineering dell'ingegnere Giuseppe Amaro.
Specializzato nella progettazione della sicurezza, già da alcuni anni Amaro ha promosso esperienze di sicurezza partecipata, sperimentandole in alcuni cantieri complessi come quello di Porta Garibaldi a Milano e nella realizzazione del grattacielo della Regione Piemonte a Torino. Il coinvolgimento dei lavoratori e dei tecnici ha consentito di fare emergere criticità, sia in fase di progettazione così come nel corso della costruzione. Egualmente, attraverso iniziative come incontri periodici, gruppi di lavoro, ma anche manifestazioni creative che hanno incentivato a proporre soluzioni pratiche ai problemi emersi si è andato affermando un'innovativa metodologia della gestione della sicurezza, sviluppando una sempre maggiore consapevolezza a tutti i livelli rispetto al rischio. Esperienze che hanno fatto emergere con chiarezza come rendere partecipi in tutte le fasi della produzione coloro che vivono quotidianamente il cantiere, creando occasioni di dialogo e credendo nella creatività e nell'intelligenza di ogni persona, determini un abbattimento drastico dei rischi.
Risultati decisamente migliori rispetto all'approccio formalista è tutto orientato a una fredda, seppur sostanziale necessità, mera logica del rispetto delle norme.

La sicurezza partecipata costituisce una concreta alternativa all'approccio meramente formale che prevale nel nostro sistema e che ormai tutti gli attori delle costruzioni ritengono non consono ad affermare una reale cultura della sicurezza. Così come essa lancia la sfida alla formazione perché vada oltre un approccio prevalentemente orientato alla normativa, immettendo dosi massicce di psicologia e di capacità di relazionarsi, aspetti che debbono diventare prioritari.
Fare incontrare queste esperienze con quanto ad esempio ha sviluppato il Formedil con il progetto 16ore MICS, che fa della consapevolezza il fattore fondamentale di una primaria e attenta formazione in cantiere potrebbe arricchire ulteriormente il quadro.