L’importanza di “capitale sociale” e “capitale naturale” per la progettazione: le proposte della “Fabbrica delle Idee”

Lo sviluppo è sostenibile solo se riesce a conciliare la crescita, non solo verde o economica, con l’equa distribuzione delle risorse, soprattutto quelle non rinnovabili, tra cui il suolo, in un modello che tenga conto di molteplici aspetti (in particolare economici, sociali ed ambientali) e che punti concretamente a migliorare la qualità della vita, al fine di soddisfare le esigenze del presente, senza compromettere le generazioni future soprattutto se pensiamo che nel 2050 la popolazione mondiale dovrebbe toccare i 9 miliardi di persone. E allora il capitale economico è identificato con il “costruito”, il capitale umano-sociale è costituito dalla popolazione e il capitale naturale è rappresentato dall’ambiente e dalle risorse naturali della società.
Parlando di sostenibilità non possiamo prescindere da due aspetti fondamentali: la sostenibilità intragenerazionale, ossia basata sul principio di pari opportunità e libertà di accesso alle risorse da parte della popolazione mondiale, e quella intergenerazionale, ovvero scelte costruttive, progettuali e di pianificazione, che tengano conto delle generazioni future. Dunque scelte oculate per preservare in modo duraturo l’integrità dell’ambiente. In tale ottica, la sostenibilità è da intendersi non come uno stato o una visione immutabile, ma piuttosto come un processo continuo, che richiama la necessità di coniugare le tre suddette dimensioni fondamentali e inscindibili dello sviluppo: ambientale, economica e sociale.

Nel corso del dibattito sono emerse due esigenze imprescindibili e tra loro complementari:
1) la necessità di preservare gli ambienti non ancora edificati, riducendo la pressione delle costruzioni, quindi cercando di reintrodurre le aree verdi e quelle agricole, quali elementi necessari a migliorare la qualità della vita, scegliendo con attenzione il luogo dove si costruisce, affinché sia ben esposto rispetto al sole ed ai venti ed il più possibile lontano da sorgenti di inquinamento acustico, elettromagnetico e ambientale, ottimizzando anche il ciclo dell’acqua (con recupero l’acqua piovana);
2) l’incremento significativo dell’efficientamento energetico degli edifici esistenti, che equivale a verificare: la qualità dei materiali utilizzati; l’attenzione all’uso del colore e della luce; la tipologia degli impianti di climatizzazione e la loro regolazione.
Occorre quindi puntare su "rigenerazione" e trasformazione a volumi 0, ossia senza incremento dei volumi costruttivi, investendo invece in restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, anche con demolizione e ricostruzione su immobili dismessi e ristrutturazione urbanistica. Al centro degli interventi la necessità di progettare e costruire partendo da criteri di "sostenibilità", investendo su risparmio energetico e, delle risorse naturali in generale, nonché sul social housing argomento di un'altra tavola rotonda.
Solo valorizzando questi aspetti si può ottenere quello "sviluppo sostenibile", cui noi tutti ambiamo e che porterà, peraltro, un sicuro sviluppo in termini economici, dal momento che investire in manutenzione e recupero comporta l'esponenziale creazione di nuovi posti di lavoro.