EMERGENZA CASA: dall'On. Pellegrino un sollecito a occuparsene, seriamente

Rimbalzato anche sui SOCIAL un intervento dell’Onorevole Serenza Pellegrino, architetto friulano, dedicato al problema della casa, anzi, all'EMERGENZA CASA

L’Onorevole evidenzia che “In un momento in cui l'emergenza casa potrebbe essere la soluzione per dare una casa a tutti, rigenerare e riqualificare interi quartieri degradati e inutilizzabili, risollevare il comparto del l'edilizia, il ministero dichiara poco più che aria fritta. Riprende i dati forniti già nella mia interrogazione e si limita a dichiarare che se ci sono stati ritardi è responsabilità dei ritardi delle Regioni. Ma quello che sconvolge di più? La richiesta ai Prefetti di monitorare e verificare se si possono attivare "sistemi informativi che rendano disponibili i dati necessari il tempo reale per un puntuale adempimento del disposto normativo relativo all'utilizzo dell'accantonamento”!!!”

E l’onorevole conclude “Ministro Delrio: NOI VOGLIAMO SAPERE SE AVETE UN PIANO AD AMPIO RESPIRO CHE NON SI LIMITI A SPOT PSEUDO ELETTORALI.”

Il tema è di scottante attualità. Lo abbiamo scritto più volte anche su questa nostra testata. E il problema non può essere scaricato sulle banche e la loro indisponibilità a riconoscere dei mutui, il problema è che la città (non solo la casa) costa troppo.

L’acquisto di una casa + il costo della mobilità + il costo dell’energia rappresentano da soli circa il 70% dei costi di una famiglia. Abbiamo bisogno di mix city, dove ci si possa vivere senza consumare tempo e risorse in spostamenti, in cui le case costano cifre giuste e consumano il giusto.

Ecco perchè sosteniamo l’interrogazione a risposta immediata in Assemblea che l’Onorevole Pellegrino ha posto al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti.

“premesso che
• l’articolo 4 del decreto legge 47/2014, pubblicato nella gazzetta ufficiale 28 marzo 2014, n. 73, prevedeva l’emanazione, entro quattro mesi dalla sua entrata in vigore, di un decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, d'intesa con la Conferenza unificata, per l’individuazione dei criteri per la formulazione di un Programma di recupero e razionalizzazione degli immobili e degli alloggi di edilizia residenziale pubblica di proprietà dei comuni e degli Istituti autonomi per le case popolari;
• il suddetto decreto attuativo, che sarebbe dovuto essere emanato entro il luglio 2014, in realtà è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale solamente il 21 maggio 2015, quasi un anno dopo quanto previsto dalla legge;
• anche a causa del forte ritardo nell’emanazione dei decreti attuativi, sono ben lontani dal partire gli interventi di recupero degli alloggi di edilizia popolare da rendere disponibili a una piccola parte delle 650mila famiglie in graduatoria da anni per una casa;
• come ricorda un articolo de “Il Fatto Quotidiano” del 4 ottobre 2015, al programma di recupero di immobili e alloggi di edilizia residenziale pubblica, il decreto di Lupi ha destinato 467,9 milioni di euro. Di questi 67,9 milioni dovrebbero finanziare piccoli interventi fino a 15mila euro per rendere disponibili il prima possibile una parte dei 16mila appartamenti al momento non utilizzati, mentre 400 milioni spalmati su 10 anni servirebbero a manutenzioni straordinarie più consistenti. Ma la somma sinora impiegata fa cifra tonda: zero euro. Il decreto attuativo infatti è stato pubblicato in gazzetta ufficiale solo a maggio, più di un anno dopo l’approvazione del Piano casa da parte del consiglio dei ministri. E dava tempo fino al 18 settembre perché le singole regioni inviassero al ministero la lista degli interventi programmati. Hanno risposto tutte, tranne la Campania che ha chiesto ancora più tempo. Mentre i lavori non sono ancora iniziati da nessuna parte, con i primi interventi che ormai potranno essere portati a termine solo dopo i primi mesi dell’anno prossimo;
• finora si sta assistendo a un insuccesso del decreto Lupi, a meno che non si voglia, come ricorda il suddetto articolo di stampa, considerare un successo i 204 contratti rinnovati in tutta Italia a chi senza colpa non è riuscito a pagare l’affitto, quando nel 2014 gli sfratti per morosità, colpevole e non, sono stati 69mila. Le norme che avrebbero dovuto risolvere l’emergenza abitativa, a un anno e mezzo dall’approvazione da parte del governo del decreto voluto dall’ex ministro delle Infrastrutture sono ancora al palo. Restano in gran parte inutilizzati i fondi stanziati per aiutare le persone disagiate, che hanno perso il lavoro o si sono ammalate all’improvviso, e evitare loro lo sfratto;
• il Piano casa ha rifinanziato il Fondo nazionale per l’accesso alle abitazioni in locazione, portando a 100 milioni la disponibilità sia per il 2014 che per il 2015. Il governo ha successivamente deciso di riservare il 25% della quota 2015, ovvero 25 milioni, alle famiglie disagiate sottoposte a procedure esecutive di sfratto per finita locazione. Con risultati però assai deludenti, come risulta dai dati dello stesso ministero delle Infrastrutture. Su una disponibilità complessiva per il biennio 2014-2015 che con i finanziamenti degli enti locali arriva a oltre 324 milioni, al 30 giugno le risorse assegnate dalle regioni ai comuni sono state di appena 93,7 milioni, di cui solo 88 milioni effettivamente trasferite. Va ancora peggio se l’analisi si limita alla riserva del 25%, con trasferimenti ai comuni di appena 3,5 milioni su 25;
• il 2 luglio scorso, il sottosegretario Umberto Del Basso De Caro, rispondendo in Commissione ambiente della Camera a una interrogazione sull’emergenza abitativa faceva una serie di affermazioni di questo tenore: “esiste il problema di un utilizzo non soddisfacente delle risorse impegnate”; vi è la “necessità di dare risposte più incisive e immediate alle categorie sociali deboli sottoposte a procedure esecutive di rilascio”; “si tratta di studiare o rafforzare strumenti a livello locale che favoriscano il passaggio «da casa a casa» utilizzando le risorse già disponibili sia con il Fondo inquilini morosi incolpevoli che con la riserva del 25 per cento sulla disponibilità di 100 milioni del 2015 relativa al Fondo nazionale per l'accesso alle abitazioni in locazione”; “occorre indirizzare le risorse che si renderanno disponibili più verso una logica di «prevenzione» e affiancamento dei soggetti che possono divenire morosi incolpevoli piuttosto che intervenire a posteriori con tutte le difficoltà che possono insorgere nel ristabilire un corretto equilibrio nel rapporto tra inquilino e proprietario”;
• quanto suddetto conferma la necessità di rivedere la normativa vigente che attualmente non è non in grado di dare risposte soddisfacenti all’emergenza abitativa;
• va peraltro ricordato che il Fondo di sostegno all’affitto è rifinanziato solo fino al 2015, e la cedolare secca ridotta per i contratti concordati è valida solo fino al 2017, che senza le certezze del mantenimento della misura anche dopo il 2017, porterà progressivamente la proprietà a non utilizzare questo strumento;
quali iniziative concrete e realmente efficaci si intendano avviare con urgenza, già dalla prossima legge di stabilità, in grado di dare certezze ai cittadini in situazioni di maggiore disagio abitativo, anche alla luce delle forti ed evidenti criticità esposte in premessa circa le norme, e la loro attuazione, del decreto legge 47/2014.
(Firmatari PELLEGRINO, ZARATTI, COSTANTINO, MARCON, MELILLA, SCOTTO)

La risposta del Ministero è arrivata e l’alleghiamo al testo
RISPOSTA DEL MINISTERO PAG. 1 - PAG. 2

Risposta che non ha soddisfatto l’Onorevole Pellegrino, che ha replicato:
“A marzo 2014 il DL 47 prevedeva che entro 4 mesi si individuassero dei criteri per individuare un Programma di recupero e razionalizzazione degli immobili e alloggi ERP e IACP per far fronte all'enorme richiesta abitativa: sono 650mila le famiglie in graduatoria da anni in attesa di una abitazione. Invece è stato emanato solo lo scorso maggio!  A tale scopo il ministro Lupi aveva destinato 467,9 milioni di euro, da suddividere in manutenzioni ordinarie e straordinarie, una boccata di ossigeno per tutti. Ricordo che sono 16.000 gli alloggi non utilizzabili. Ma ad oggi il denaro utilizzato è pari a zero! Nessun cantiere è ancora iniziato. -  Restano in gran parte inutilizzati i fondi stanziati per aiutare le persone ammalate o che hanno perso il lavoro per evitargli lo sfratto. Di 324 milioni disponibili, al 30 giugno le risorse assegnate dalle regioni ai comuni sono state di appena di 93,7 milioni, di cui solo 88 milioni effettivamente trasferite.
Questa è solo una piccola parte delle criticità.

Ministro pensate di agire una volte per tutte all'emergenza abitativa nella legge di stabilità?”
"esiste il problema di un utilizzo non soddisfacente delle risorse impegnate”; vi è la “necessità di dare risposte più incisive e immediate alle categorie sociali deboli sottoposte a procedure esecutive di rilascio" "occorre indirizzare le risorse ...verso una logica di «prevenzione»...piuttosto che intervenire a posteriori con tutte le difficoltà che possono insorgere...”. Ministro non sono parole mie, le ha pronunciate il sottosegretario Del Basso Decaro in commissione Ambiente. Ma cosa succede poi quando si deve passare ai fatti?
Perché il Governo manifesta il desiderio e sostiene il "rammendo" o la rigenerazione urbana delle periferie per riqualificare il degrado urbano di una edilizia fatta nei decenni in nome di "un tanto al chilo" poi non è capace di agire con forza nemmeno sugli immobili di sua proprietà?

Come si può pensare di risolvere il disagio abitativo e la carenza di alloggi se non si fa un piano complessivo della domanda e dell'offerta, se si continua invece a fare programmi risicati e puntuali volti a risolvere si e no l'emergenza?

Ministro purtroppo non giova a nessuno riempirsi la bocca di parole come: le periferie sono degradate e necessitano di un rinnovato progetto urbano e poi non far uscire un euro nemmeno per piccole manutenzioni. Tutti ormai lo sappiamo che siamo figli di una edilizia pubblica con manufatti che fanno acqua da tutte le parti e che troppe volte si è provveduto con soluzioni spot poco efficaci o peggio con la svendita del patrimonio stesso.
Ministro gli immobili necessitano di manutenzione costante e l'investimento in tal senso porterebbe a generare un volano virtuoso.  Oltre a dare una abitazione a tutti, rilancerebbe anche il comparto edile, in crisi da troppo tempo.”

Ricordiamo che il patrimonio immobiliare popolare italiano consta di oltre 850.000 alloggi, di cui il 20%, come ci racconto il Presidente di Federcasa Talluri, non è neppure agibile (vedi INTERVISTA).

E' tempo di agire. Siamo d'accordo con la Pellegrino, e il problema è talmente importante che si dovrebbe creare un ministero dedicato alla Città e alle Case. Perchè non esiste, infatti il MIT è Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, non dell'edilizia residenziale e delle città.

Con INGENIO daremo spazio a questo tema, una priorità per il Paese.