Progettare scuole per la felicità: le proposte della Fabbrica delle Idee

Le scuole sono centri di conoscenza e possono costituire motori di innovazione culturale e sociale. Renzo Piano in una recente intervista ha parlato di scuole come strumento per il "rammendo sociale", come elemento per la riqualificazione di quartieri disagiati delle città, per combattere il disagio giovanile e la degenerazione degli ambienti urbani.
Le scuole possono quindi diventare un modello per l'efficienza energetica e ambientale, un riferimento per la cittadinanza e per gli studenti stessi. Partendo dal presupposto che "il bello chiama il rispetto", l'edificio "scuola" bello e sostenibile può suscitare nell'utenza, soprattutto negli studenti, la volontà di "prendersene cura", di rispettarlo e di mettere in pratica strategie di risparmio energetico e amore per l'ambiente anche nella vita di tutti i giorni.
Paolo Crepet parla di "educare alla felicità" gli studenti: cosa si può fare per progettare edifici dove le persone possano essere felici? Cosa si può fare per rendere le scuole luoghi piacevoli dove trascorrere il tempo?

Occorre progettare luoghi dove si possa mantenere la concentrazione, dunque luoghi idonei anche dal punto di vista acustico. La progettazione della luce deve avere un ruolo fondamentale, prediligendo l'apporto di luce naturale nell'edificio. Gli spazi devono essere flessibili e mutevoli, per adeguarsi alle sempre nuove esigenze della didattica, che vede nell'approccio pratico e sperimentale un metodo formativo importante. Fondamentale è la presenza di spazi verdi nelle scuole. I giardini e gli orti possono avere ruolo fondamentale nell'educazione ambientale degli studenti, che imparano osservando la natura. Gli spazi per sviluppare la creatività degli studenti non devono mancare (si veda l'esempio di Reggio Children a Reggio Emilia).

“Lo sviluppo della creatività è la premessa della valorizzazione di quello che si può imparare ma non si può insegnare. E’ all’origine dell’innovazione e della creazione di una società sostenibile” (Andrea Ginzburg)

La progettazione partecipata dell'architettura, per l'utente e con l'utente, risulta essere una buona base di partenza per la costruzione e la riqualificazione di edifici scolastici. Solo mediante il dialogo tra progettisti e attori della scuola e solo integrando conoscenze interdisciplinari è possibile generare un approccio architettonico veramente ecosostenibile.
Non bisogna tralasciare l'aspetto della sicurezza, strutturale, antisismica e antincendio, che rappresenta un diritto fondamentale dell'utenza. Occorre ricordare che “investire nella scuola equivale a investire nel capitale umano della società”, ovvero sui giovani. La qualità del progetto deve essere al primo posto: le scuole concorrono a definire l’identità degli studenti e non possono quindi essere identificate come “non luoghi” privi di personalità, ma devono avere caratteristiche prestazionali ben definite. Il mq, ovvero la dimensione, non è indice di qualità dell’edificio scolastico: occorre considerare più fattori nella progettazione architettonica, ed occorre considerarli a monte.

“Chiamaremo “educazione” il coltivare modalità diverse di andare dal passato e dal presente verso il possibile" (Jerome Bruner)

L’educazione degli studenti è responsabilità di tutti: ognuno di noi ha il compito di essere modello di riferimento per le nuove generazioni e di contribuire a costruire un mondo coerente con i concetti di valore, ecosostenibilità, rispetto, qualità, bellezza.
Per fare innovazione nelle scuole occorre anche che docenti e tecnici che si interfacciano con gli studenti si adeguino alla velocità dei flussi di informazione odierni: grazie ai social network ed alla rete, la quantità di informazioni con cui veniamo in contatto (ed in particolare con cui entrano in contatto i ragazzi) aumenta in modo esponenziale ogni giorno. E’ indispensabile che gli adulti che devono costituire un modello di riferimento per gli studenti imparino ad intercettare in modo corretto queste informazioni, insegnando loro il valore della tecnologia, ma anche il valore di un buon libro cartaceo, cercando di parlare il linguaggio digitale delle nuove generazioni, ma senza dimenticare di insegnare che questo tipo di linguaggio non può e non deve costituire l’unico modo di comunicazione possibile.

Si può parlare della necessità di una “edilizia della didattica”, in cui le esigenze degli attori scolastici e degli studenti vengono messi al primo posto nella progettazione, finalizzando i fondi disponibili in modo coerente e trasparente, con il fine di costruire e soprattutto riqualificare l’esistente dal punto di vista energetico e sismico, al fine di creare nelle scuole benessere, facendone modello di riferimento per la società e volano per il rilancio della cultura a livello urbano.
 


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