Aspetti geotecnici e tecniche costruttive delle arginature del Fiume Adige nel tratto terminale da Verona alla foce

In occasione del convegno “La messa in sicurezza del territorio urbano: il ruolo degli ingegneri e della geotecnica” organizzato dal CNI lo scorso ottobre al Saie, si è parlato di opere geotecniche, ed in particolare due interventi hanno affrontato gli aspetti geotecnici e le tecniche costruttive utilizzate nella realizzazione delle arginature di un grande fiume italiano: l’Adige.

Quello di cui si riporta una breve sintesi e il video dell’intervento ha riguardato il tratto terminale che va da Verona alla foce ed è stato tenuto dall’ingegnere Zoppellaro.

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SINTESI
Nel tratto veneto, dell’estesa di circa 150 km compreso fra la città di Verona e la foce, il fiume Adige corre pensile con sommità arginali sopraelevate rispetto alla campagna circostante per altezze per lo più dell’ordine di dieci metri (vedi ad esempio sezione di fig. 1, Rovigo, in destra idraulica).



Dal punto di vista storico la sezione arginale del fiume, a partire dal diciassettesimo secolo, è stata soggetta nel tempo a notevoli rialzi e ringrossi (fig. 2, sinistra Adige, Masi PD, Colleselli 1977).

Nell’attuale situazione la sagoma arginale presenta in generale banche e sottobanche a campagna particolarmente pronunciate.
Sotto il profilo sismico il corso del fiume interessa, nel tratto in esame, zone di sismicità bassa (per qualche decina di chilometri a valle della città di Verona), classificabili come zone 3 (D.G.R. Regione Veneto 71/2008) e molto bassa più a valle (zone 4), con accelerazioni massime riferite a suoli rigidi degradanti da un massimo di 0,150-0,175 g a un minimo di 0,050-0,075 g (probabilità di eccedenza del 10% in 50 anni). In termini di Magnitudo vengono interessate più o meno direttamente le zone sismogenetiche 906 (Garda-Veronese) e 912 (Dorsale Ferrarese).
Con riferimento allo schema di fig. 3, gli interventi sulle arginature dell’Adige interessano generalmente la realizzazione di diaframmature (1), di opere di difesa in pietrame a fiume (2) e di rinforzi a campagna (3).

Negli anni 2002-2003 chi scrive ha condotto uno studio per conto della Regione del Veneto finalizzato all’ “Individuazione del livello di sicurezza intrinseco delle strutture arginali del fiume Adige”, seguendo gli sviluppi e valutando le conseguenze della piena del novembre 2002. Nel primo tratto di qualche decina di chilometri subito a valle della città di Verona prevalgono fenomeni di erosione lungo le scarpate, per i quali risultano necessari interventi di difesa spondale in pietrame (e in qualche caso diaframmi strutturali in C.A.).

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