Progettare senza rifiuti, Primum non nocere

Il presente contributo è frutto di una lunga attività di ricerca personale svolta a partire dalla tesi di dottorato di ricerca in Tecnologia dell’Architettura sulle “Tecnologie di riciclaggio nel settore delle costruzioni. Criteri di qualificazione degli aggregati inerti di riciclo”. Il contributo circoscrive il campo di indagine alla sola fase di progettazione per valutare i vantaggi di un Design for Environment, con l’obiettivo “per prima cosa di non nuocere”. La promozione di soluzioni consapevoli, finalizzate all’eliminazione o contrazione dei rifiuti nonché alla corretta gestione degli stessi rifiuti oltre che delle risorse, deve necessariamente impiegare risorse facilmente reperibili, a basso impatto ambientale ed economiche, adottare materiali e prodotti riciclati, utilizzare soluzioni a bassa complessità anche per effetto di un limitato numero di materiali. Altro aspetto fondamentale è la comunicazione, perché la trasmissione efficace di informazioni e dati tra gli operatori riduce le possibilità di errori e, conseguentemente, la formazione di rifiuti. In generale, i predetti principi possono essere applicati al fine di realizzare edifici che durano il più a lungo possibile, intervenendo con tecnologie di manutenzione, oppure per realizzare edifici che garantiscono una durata circoscritta al solo periodo in cui gli stessi si dimostrano funzionalmente e tecnologicamente appropriati, purché ne sia previsto lo smontaggio e il recupero. In entrambi i casi, facilmente manutenibili o facilmente smontabili, si possono ottenere dei vantaggi ambientali. L’integrazione della dimensione ambientale nella progettazione, in particolare quella relativa alla gestione dei rifiuti, è il risultato di un processo continuo e graduale alimentato da materiali e processi innovativi nonché da una migliore conoscenza delle pratiche di manutenzione dell’esistente. Questo processo, che è per definizione infinito e che necessita di eco-strumenti pragmatici, descrive scenari che consentono di immaginare molteplici possibili sviluppi.

Premessa
Un edificio è un insieme di materiali sapientemente organizzato secondo precise logiche, ma è anche il risultato di un processo che produce delle modifiche ambientali in termini di utilizzo di risorse in molti casi non rinnovabili. Tali mutamenti hanno origine, tra l’altro, dai processi di trasformazione delle materie prime e dalla produzione di rifiuti nelle diverse fasi del ciclo produttivo.
Le iniziative intraprese ad ogni livello del processo progettuale e costruttivo possono originare, direttamente o indirettamente, dei rifiuti perché “tutti i materiali immessi sul mercato sono destinati, presto o tardi, a trasformarsi in rifiuti e tutti i processi produttivi generano rifiuti” [Commissione Europea, 2003]. La complessità del trattamento dei rifiuti è elevata, anche per effetto della loro quantità ed eterogeneità oltre che del numero di operatori che interviene nel processo.
Per meglio comprendere la dimensione del problema dei rifiuti, oltre venti anni orsono Nicola Sinopoli usava un’immagine fortemente suggestiva spiegando che se si caricassero i rifiuti provenienti dal settore delle costruzioni su “camion, la colonna andrebbe dal Polo sud al Polo nord, paraurti contro paraurti, e farebbe il giro dell’Equatore se solo tenessimo un minimo di distanza di sicurezza” [Sinopoli, 1994]. A distanza di due decenni la situazione non è certo migliorata.
Oltre alle considerazioni sulle quantità, sono necessarie delle riflessioni sulla qualità dei rifiuti, valutazioni che impongono la consapevolezza che i rifiuti del settore delle costruzioni e demolizioni sono estremamente eterogenei, anche per lo sviluppo dirompente che ha avuto il settore chimico applicato all’edilizia. L’uso sempre più diffuso di materiali sintetici per la realizzazione di nuovi componenti, ottenuti attraverso tecnologie mutuate da altri settori applicativi o industriali, oppure il ricorso a materiali di nuova formulazione soprattutto nell’ambito di impermeabilizzazioni, isolamenti termici e acustici, trattamenti superficiali, sigillanti e protettivi, indica come alle macerie edili sia difficile associare concetti di inerzia chimico-fisica e di inoffensività nei confronti dell’ambiente.
Premessi gli innegabili vantaggi ottenuti dalla corretta gestione del flusso dei rifiuti, la vera soluzione al problema è quella di non produrre rifiuti, soprattutto quelli pericolosi, così da non doverne gestire. Perseguendo tale obiettivo l’attenzione viene spostata sulla causa e non sull’effetto, con evidenti vantaggi per tutti. In tal senso, mentre molte ricerche focalizzano la propria attenzione sulle modalità di recupero e riciclaggio dei rifiuti, solo poche ricerche [Keys et al., 2000; Liu et al., 2011] si preoccupano di individuare soluzioni atte ad eliminare la produzione dei rifiuti in fase di programmazione e progettazione.

Da Baratta A. F. L., Catalano A., Il riciclaggio come pratica virtuosa per il progetto sostenibile, Edizioni ETS, Pisa, 2015

CONTINUA A LEGGERE...SCARICA IL PDF