Edifici vincolati: quasi 3 miliardi di lavori/anno se si cambiano regole su incentivi

04/12/2015 2962

La Fondazione Bruno Mancini ha realizzato uno studio sul potenziale del patrimonio immobiliare storico privato e la ttima dell’impatto annuale dell’esenzione IMU/TASI sulla prima casa e maggiore deducibilità delle spese per gli immobili sottoposti a vincolo con tetto di Euro 500.000. Lo studio è stato coordinato dal Prof. Luciano Monti.

Dallo studio emerge che il numero di immobili in classe A1, A8 A9 (i) è pari a 74.406 e il numero di unità private in immobili sotto vincolo è di 31.495, di cui 6.299 sotto il vincolo prima casa (ii). Se si procedesse a una specifica azione di incentivazione gli investimenti annui che si potrebbero attivare grazie all'azione dei proprietari arriverebbero a 2.720.000.000 di euro, con un indotto stimato annuo per effetto del moltiplicatore dei beni culturali di 2.940.000.000 di euro.

Questi numeri emergono dall'Osservatorio Economico-Internazionale sulla base dei dati forniti dall'Adsi (Associazione Dimore Storiche Italiane), che ha realizzato un censimento tra i propri iscritti. L'indagine aveva infatti evidenziato la volontà dell'87% dei proprietari di intervenire in cambio di una diversa politica fiscale su questi beni.

Le tasse sono dunque freni pesanti anche per chi ha la disponibilità economica per acquistare un immobile di questo tipo, il cui valore si aggira mediamente sul milione di euro e oltre. E' per questo che l’Associazione dimore storiche italiane è intervenuta chiedendo sgravi fiscali, volti a sostenere gli interventi che i proprietari effettuano sulle dimore storiche. Secondo Adsi negli ultimi dieci anni gli investimenti effettuati da privati per la conservazione del patrimonio ammontano a oltre 30 miliardi di euro.

Alcune delle manovre contenute nella Legge di Stabilità 2016 sono espressamente focalizzate su queste tematiche: in particolare l’Art Bonus, che offre la possibilità di detrarre le imposte per i privati che diano erogazioni liberali a sostegno del patrimonio culturale pubblico. Tuttavia il Ministero dei Beni Culturali, che si era impegnato a riconoscere 150 milioni di euro a fondo perduto per il sostegno dei privati che investivano in ristrutturazioni, ha fatto dietrofront su questa iniziativa.

Per intervenire si dovrebbe raddoppiare la soglia di spesa massima per la detraibilità del 50% delle spese.

Se si arrivasse a 200.000 euro di spesa massima e a un'aliquota di detraibilità del 75% per l'ADSI si creerebbe un mercato dai numeri importanti (quelli su descritti) e il costo degli incentivi per lo stato sarebbe recuperato già dagli incassi di IVA che i lavori genererebbero.

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