Geologi: il buon giorno si vede dal mattino …

16/12/2015 8579

Il buon giorno si vede dal mattino…
di Vittorio d’Oriano

Lo scorso 2 dicembre alle 14, come è noto, si è svolta la “cerimonia” del passaggio di consegne fra il nuovo Consiglio Nazionale Geologi e gli uscenti. Un evento affatto desueto per il CNG giacché fino al 2010 e per i precedenti 20 anni mai c’era stato un avvicendamento sostanziale nel governo del Consiglio Nazionale. Nel 2010 chi prese in mano le redini di quel governo (fra i quali chi scrive) non ebbero lo stessa cortesia né rispetto istituzionale da chi partiva.
Ciò detto, e rientrato a casa, mai avrei pensato che avrei scritto qualcosa su quanto avvenuto. Sta di fatto che non ho potuto fare a meno di leggere il comunicato stampa comparso sul sito istituzionale del Consiglio Nazionale almeno nella stesura comparsa la sera stessa che mi ha lasciato basito per il linguaggio e per i contenuti più propri alla campagna elettorale che non ad un avvicendamento conseguente ad un risultato elettorale.
L’insistenza con la quale si sottolineava più volte il 15 a 0 come se le elezioni fossero state una partita di calcio lascia perplessi. Così come lascia perplesso che la mattina dopo (3 dicembre) sia comparsa sul sito un testo leggermente diverso rispetto a quello della sera precedente. Quello che è intollerabile perché poco rispettoso della verità è che si tenti di far passare il risultato come un epilogo a “furor di popolo” perché così non è. 

Intanto il numero complessivo dei votanti (sia per posta che direttamente al seggio) è sostanzialmente identico rispetto alla volta precedente. Quindi non c’è stato un aumento dei votanti. Rispetto alle precedenti elezioni però c’è una variazione davvero sostanziale della quale, chi ha scritto la prima versione di quel comunicato, doveva tener conto come dimostrano i dati sotto riportati e che si riferiscono ai soli voti pervenuti per raccomandata.




Da questi numeri emerge che la media nazionale dei votanti è del 24% che si ridurrebbe drasticamente se dovessimo togliere le cinque regioni dove incredibilmente e inspiegabilmente si supera abbondantemente il 40 %.
Se fossimo persone serie dovremmo chiederci se in queste regioni ci sia una categoria più attenta e partecipativa o ci sia dell’altro. Regioni, si badi bene, dove il reddito professionale medio pro-capite si attesta (dati ante crisi) intorno ai 9.500 euro annui per Abruzzo,  Basilicata e Puglia che si abbassa intorno ai 6.000 euro annui in Campania e supera di poco i 10.000 in Molise.
Ancora, come è possibile che in Basilicata, solo per fare un esempio, ci sia l’81% di votanti? In Molise il 61 e in Campania il 41%? Dati assolutamente fuori scala rispetto al resto d’Italia. Da cosa dipende?

Ora, se tale evidente anomalia rientrasse nella sfera della convinta partecipazione al voto degli aventi diritto di quelle regioni non ci sarebbe problema. Ove invece dovesse essere frutto di una raccolta sistematica delle schede elettorali con autenticazioni della firma dell’elettore non conformi all’art.14 della legge 53/1990 allora dovrebbe aprirsi un capitolo molto brutto e doloroso, sempre che il Ministero vigilante facesse il proprio dovere.
Nel corso delle elezioni, durante la fase di inserimento nell’urna dei voti pervenuti per raccomandata ricordo bene la preoccupazione dell’allora Presidente dell’Ordine dei Geologi della Basilicata che vedeva accantonare le buste provenienti dalla sua regione perché con autenticazioni giudicate inizialmente anomale in quanto effettuate dal medesimo Pubblico Ufficiale.

Sottolineare l’anomalia delle percentuali non è poi così pellegrino ma basterebbe poco per fugare ogni dubbio che ovviamente ricade sulla stessa legittimità del risultato elettorale.

D’altra parte sappiamo bene che le elezioni sono regolate dal DPR 169/2005 che ha abrogato, ma solo in parte, la precedente L. 616/1966. Concretizzando di fatto una dualità che già di per se ha dell’incredibile, che prima di tutto ha creato un mostro di procedure alla quale sia il CN che i vari Ordini Regionali, dal 2005 ad oggi, si sono adattati cercando di rimediare col buon senso alle incongruenze ed alle contraddizioni che ne sono scaturite, a cominciare dai tempi elettorali che detta il DPR 169 che sono a dir poco vergognosi se solo si pensa che si tratta di elezioni a suffragio universale. E che danno motivo a tanti ricorsi in sede amministrativa.
Negli anni passati è stato esperito più di un tentativo per  variare la legge, renderla più snella e più sicura. Purtroppo non siamo riusciti ad andare oltre una generica condivisione di questa necessità.
Ho detto prima, “sempre che il Ministero vigilante facesse il proprio dovere”, ovvero esercitasse davvero in modo non burocratico il potere di controllo che la legge gli attribuisce. Mi viene in mente a questo proposito anche l’altra anomalia verificatasi durante le elezioni.
Come è noto la legge prevede la possibilità anche del voto per raccomandata con sottoscrizione della firma autentica dell’elettore all’esterno della busta contenente la scheda elettorale. Orbene molti elettori in varie parti d’Italia si sono sentiti opporre da funzionari comunali preposti all’autenticazione della firma la richiesta di pagamento di una marca da bollo. Tale richiesta trovava origine da una errata e fuorviante interpretazione della norma messa nero su bianco dall’Agenzia delle Entrate dell’Emilia Romagna. Ciò ha prodotto due effetti, ambedue gravissimi a mio modo di vedere: il primo che molti elettori hanno rinunciato all’esercizio del proprio diritto di voto, il secondo che molti hanno pagato una balzello assurdo.
Se soltanto si fosse riflettuto che quelle elezioni riguardavano un Ente di Diritto Pubblico ancorchè non economico e si fosse considerato il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge forse quel primo incredibile parere dell’Agenzia dell’Emilia non sarebbe stato scritto. Ma quel che è davvero paradossale è che il Ministero della Giustizia, che in quanto ministero vigilante è di fatto l’ultimo responsabile della correttezza del procedimento elettorale, in risposta ad una nota precisa del CNG, non abbia saputo far altro che dire che la materia non era di propria competenza. Orbene ad elezioni quasi completate è arrivata anche la risposta dell’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 91/E nella quale in breve si dice: Si ritiene, pertanto, che anche l’autentica di firma apposta sulla busta contenente la scheda di votazione per il rinnovo dei collegi dell’Ordine professionale dei geologi, eseguita ai sensi del citato articolo 14, possa beneficiare dell’esenzione dall’imposta di bollo, di cui all’articolo 1 della Tabella annessa al DPR n. 642 del 1972.
E’ davvero incredibile che la lesione effettiva del diritto di voto e più ancora quello di uguaglianza tra gli elettori non sia stata ritenuta materia di competenza anche del Ministro vigilante.

Non c’è quindi da meravigliarsi se, nonostante le sollecitazioni che si dice siano pervenute al Ministero riguardo alle anomalie sulle quali discutevo, che laddove davvero esistenti presupporrebbero per qualcuno azioni sotto il profilo penale, il Ministero sia rimasto e rimanga tuttora passivamente inerte visto che i dubbi minano, che piaccia o no, l’autorevolezza dei nuovi dirigenti.

Detto questo mi confesso. Conosco personalmente i nuovi Consiglieri: tutti meno due. Con alcuni ho condiviso battaglie, lavoro ordinistico, discussioni. Certamente, anche se solo con alcuni fra quelli, è nata se non una vera e propria amicizia almeno la considerazione ed il rispetto reciproco. E per questa considerazione e rispetto nella quale ancora voglio credere che intendo concludere con una considerazione ed un auspicio.
Le elezioni sono solo un momento della vita di un Ente. Momento definito nel tempo, con un inizio ed una fine. Dopo rimane l’Ente e chi vi si insedia, dal momento stesso dell’insediamento rappresenta tutta la categoria, nessuno escluso ed è suo primo dovere considerare chiuse le elezioni. Rimarcare la divisione e la contrapposizione non può né deve appartenere a chi ha, da ieri, il compito di rappresentare la categoria.  Non farlo significa sminuire l’autorevolezza dell’Ente che si è chiamati a rappresentare e, se mi è consentito, la stessa propria autorevolezza.

Preferisco di gran lunga auspicare che si lavori davvero per la categoria tutta, con competenza, ma soprattutto con onestà intellettuale.