La sfida BIM nella progettazione del nuovo stabilimento Bulgari Gioielli Spa

Innovazione e integrazione: un progetto di oggi per la manifattura orafa di domani

IL PROGETTO
Il progetto riguarda la realizzazione del nuovo stabilimento produttivo della Bulgari Gioielli S.p.a.: il complesso ospita le funzioni produttive e amministrative in due edifici dai caratteri architettonici decisamente differenti, attraverso la demolizione della totalità delle preesistenze con ricostruzione del solo edificio principale, dal riconosciuto valore storico simbolico. Esso ha infatti ospitato il primo insediamento orafo di Valenza, agli inizi del XIX secolo.
La proposta progettuale ne prevede l’ampliamento con un corpo interamente in cristallo, una “estrusione” contemporanea e tecnologica della sagoma originale, in cui sono ospitate le funzioni ricettive del complesso. La produzione (e le relative funzioni di servizio) è invece ospitata all’interno di un nuovo corpo edilizio, separato e arretrato rispetto all’edificio storico, organizzato su 3 livelli, di cui uno seminterrato. Il suo assetto planimetrico è estremamente lineare, finalizzato all’ottimizzazione del processo produttivo e al contenimento dei costi di realizzazione. Si tratta di un padiglione quasi quadrato (circa 73x70 m) di circa 11 m di altezza, caratterizzato da una grande corte interna di quasi 600 mq che garantisce livelli elevati di illuminamento e ventilazione naturale, pur salvaguardando gli elevati requisiti di sicurezza richiesti dal committente.

Figura 1 - Render del nuovo stabilimento Bulgari Gioielli S.p.a. a Valenza.

Le caratteristiche del processo produttivo e la necessità di realizzare più piani sovrapposti comportano la presenza in facciata di una serie elementi tecnologici (condotti, canali, attrezzature) oggetto di continue modifiche e integrazioni. L’effettiva impossibilità di controllare l’effetto di tali modifiche sui prospetti (a breve ma soprattutto a lungo termine) e la volontà di garantire al committente tutta la necessaria flessibilità operativa, salvaguardando al contempo la qualità estetica del complesso, ha portato alla creazione di una “pelle architettonica” metallica, staccata di circa 6 metri dalla facciata dell’edificio. Le soluzioni tecniche ipotizzate consentono la visione totale verso l’esterno per gli operatori, garantendo al contempo il livello di privacy e sicurezza adeguati al particolare processo produttivo.



Figura 2 - Vista a volo d'uccello del modello federato BIM.

LA SFIDA

Progettare la più grande manifattura di gioielleria d'Europa comporta un’elevata complessità nell'integrazione fra le varie discipline. Il progetto architettonico con un layout ottimizzato per la produzione doveva essere coordinato con le vincolanti strutture prefabbricate e la selva di impianti meccanici, elettrici, idraulici e speciali per il trattamento di metalli preziosi, senza dimenticare le elevate misure di sicurezza. Inoltre l'intervento comprendeva anche una demolizione e ricostruzione destinata a spazi di rappresentanza che dovevano avere un elevato controllo del risultato finale, spingendosi fino ai più piccoli dettagli. Non si poteva, quindi, rischiare di demandare il coordinamento interdisciplinare a una fase troppo avanzata durante il cantiere.
 
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