L’innovazione multiscalare: dal singolo edificio alla città intelligente

Simone Garagnani - ingegnere PhD e principal coordinator di BIM Foundation 26/01/2016 5326
Editoriale al Dossier di Ingenio - Gennaio 2016
 
Il 2016, più volte prefigurato come l’anno della svolta per la digitalizzazione nel mondo delle costruzioni, è arrivato con il suo retaggio di promesse, obiettivi raggiunti ed occasioni mancate. Se nel settentrione d’Europa, in particolare nel Regno Unito e nei paesi nordici, quest’orizzonte temporale ha segnato una prima importante deadline nell’affrontare la transizione verso processi costruttivi integrati sempre più necessari, in Italia l’innovazione nella progettazione e nei suoi strumenti percorre ancora due binari distinti, a diverse velocità. Da un lato i software, che stanno sempre più rapidamente specializzandosi e moltiplicandosi, nell’attesa di una rispondenza a piani normativi che stentano ancora a decollare; dall’altro l’ecosistema dei progettisti, ricchi di potenziale tecnico e culturale, tuttavia disorientati da un cambiamento inevitabile, dettato dallo spettro della crisi economica, verso un futuro dai tratti non ancora ben definiti.
E’ forse questo sottobosco di studi tecnici, imprenditori e piccole aziende però che potrebbe costituire il terreno più fertile per la nuova crescita. Questi, infatti, sono gli attori protagonisti di un nuovo modo di intendere la collaborazione coordinata nella “centralità del progetto”, per usare un’espressione abusata dai media che il più delle volte ne ignorano il significato intrinseco.
Se l’innovazione è declinata alla consapevolezza di una tradizione costruttiva che vede nel progetto la pianificazione strategica degli interventi, al pari di una concertazione di figure collaboranti pur mantenendo l’autorialità e la responsabilità dei singoli, essa può intervenire con vantaggio a tutti i livelli, non solo nelle grandi opere o nelle commesse estere dei mercati più favorevoli. L’adozione di processi di digitalizzazione integrata, l’interoperabilità degli strumenti e la multidisciplinarietà dei saperi sono attitudini che si rivelano strategiche anche per le attività del piccolo studio, che magari cerca un’ottimizzazione di tempi e risorse o che si vuole candidare a collaborazioni con strutture più globalizzate.
 
Questo dossier di Ingenio accoglie il nuovo anno con queste premesse, affrontando la tematica frammentata dell’innovazione nel progetto con un atteggiamento “multiscalare”.
Si è affrontato ancora una volta il tema centrale del Building Information Modeling con l’articolo di Paolo Fiamma “Metabolizzare il BIM, vent’anni di ricerca”, all’interno del quale è presente una sintesi brillante dello stato dell’arte della ricerca in merito.
A partire dunque dalla scala dell’edificio, dell’architettura, si sono considerati poi gli aspetti più vantaggiosi del BIM visto però con gli occhi del progettista, come evidenziato nel contributo di Gabriele Riguzzi “Progettare BIM, come cambia e cambierà il progetto nell’era del Building Information Modeling”, nel quale un’analisi delle attuali condizioni del mercato permette di comprendere come il progetto potrebbe di nuovo essere il nucleo di interesse del professionista, non solo nella rispondenza a codici e norme ma soprattutto nel significato più ampio dell’opera architettonica, come comune perseguimento della qualità.
Nel suo scritto “Una Teoria Generale della Digitalizzazione nel Settore dell'Ambiente Costruito” Angelo Ciribini delinea con efficacia e accuratezza questi scenari, sottolineando come particolare e generale siano estensioni dinamiche di un unicum progettuale (il Progetto “con la P maiuscola”) che, abbandonata l’autoreferenzialità di maniera del progettista presuntuoso, diviene un percorso collaborativo multidisciplinare, garantito dall’IT, tra tutte le figure e a tutti i livelli.
L’esperienza individuale si manifesta quindi come il punto di partenza per un cammino, quello dell’innovazione, che intende “movimentare” la conoscenza acquisita nel tempo verso modi nuovi di concepire il costruito, con strumenti informatici ed informativi che stanno convergendo oggi ad un buon livello di maturazione. Di questo aspetto ne rende conto il contributo di Gabriele Marmiroli, “Progettare in BIM: vantaggi e difficoltà descritte da chi lo utilizza quotidianamente”, con uno scritto che racconta gli svariati anni di esperienze professionali legate agli strumenti della modellazione integrata.
E’ questa condivisione, descrittiva delle criticità e delle problematiche affrontate e di come si siano superate, che consente la comprensione più diretta della natura vantaggiosa della transizione al digitale: lo si evince dallo scritto di Gianni Bizzotto “A ognuno il suo posto…anche con il BIM”, che riporta una disamina attenta degli elementi derivanti dall’adozione di un processo BIM nella specifica filiera di progetto strutturale.
L’articolo a più voci di Alberto Pavan, Bruno Daniotti, Sonia Lupica Spagnolo e Vittorio Caffi, “INNOVance anche per l’edilizia scolastica: la rivoluzione dell’information management“, descrive ancor più in dettaglio come una struttura dati in grado di raccogliere e gestire l’enorme patrimonio informativo che gravita attorno al progetto, in questo caso di edilizia scolastica, possa essere implementata a tutti i livelli, in ragione dei vantaggi procedurali indotti da standardizzazioni non più a livello prototipale ma consolidate come INNOVance.
Anche l’articolo “Un gioiello BIM - Innovazione e integrazione: un progetto di oggi per la manifattura orafa di domani” di Giacomo Bergonzoni presenta le molteplici valenze di un approccio progettuale all’interno del quale il dominio digitale consente la prefigurazione del costruito, anche di notevole complessità, molto prima della sua effettiva realizzazione.
Se da un lato l’informazione può essere gestita con rigore, dall’altro dev’essere di chiara comprensione, come si evince dall’articolo “Un ruolo da assumere - La rappresentazione nell’era BIM oriented” di Cecilia Bolognesi: nel testo viene attribuita giusta importanza alla figura del progettista della rappresentazione, oggi più che mai responsabile dell’adeguata intelligibilità dei contenuti di progetto per tutti gli attori compartecipanti.
Responsabilità che si esprime anche in termini di sicurezza informatica, dove l’autorialità e la confidenzialità dei dati devono essere tutelati con la protezione dei modelli digitali, come è stato trattato nell’articolo “Gestire i dati sensibili nel progetto edilizio digitale: la cybersecurity ai tempi del BIM”.
Ma se il modello rappresenta il duale digitale del progetto reale, il rilievo ne costituisce ancora la condizione al contorno o l’intima essenza degli spazi; anche in questo campo strumenti e metodi di nuova concezione si sono affiancati ai professionisti delle costruzioni, come argomenta Giuseppe Boselli nel contributo “Cosa è cambiato in questi ultimi 20 anni nel rilievo morfometrico”, aprendo il campo a numerose considerazioni che vedono il Paese oggi sempre più legato al proprio patrimonio esistente, non solo di carattere monumentale.
La multiscalarità però non è solo pertinenza dello strumento o del processo. E’ prerogativa del progetto, dominio del progettista contemporaneo. L’intervento alla scala dell’edificio, che vede il BIM farla da padrone nelle progettazioni attuali dove l’innovazione tecnica si fa più spinta, si estende al territorio, con l’adozione di strumenti di coordinamento GIS con i quali il dato diviene conoscenza, quanto informativo discreto integrabile su vasta scala per giungere al progetto urbano. Il contributo di Aurelio Muzzarelli dal titolo “GIS e strumenti innovativi dell'analisi del territorio – GIS, dov’eravamo rimasti…” sottende proprio questa evoluzione procedurale e strumentale, che conduce all’applicazione di strategie consolidate mediante strumenti aggregativi attuali.
Luisa Bravo in “Le città globali. Prospettive di innovazione e competitività nel progetto urbano” traccia un quadro critico molto ampio e lucido del settore urbanistico, ponendo l’accento su come la permeabilità al rinnovamento nel progetto della città sia operazione difficoltosa, sebbene il potenziale del Paese sia realisticamente alto in tal senso. Il gap tecnologico/informativo con numerose altre realtà internazionali che s’individua già alla scala dell’intervento architettonico, diviene divario strategico quando si giunge alla matrice della città e i vantaggi derivanti dall’implementazione delle smart cities, immerse in un flusso digitale di “cose connesse” nella famosa Internet of Things, si confrontano con la realtà aspra di un panorama tutto italiano di norme farraginose, industrie del malaffare e inerzie culturali che rallentano, se non addirittura paralizzano, il progetto urbano.
Appare quindi necessaria una transizione consapevole da parte dei singoli, a tutti i livelli professionali, per affrontare con rinnovato spirito partecipativo un ruolo, quello del progettista contemporaneo, che non può più prescindere dalle dinamiche partecipative che portano a conseguire la qualità: per dirla con le parole di Henry Ford, mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme un successo.
 
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