iPractice: la Digitalizzazione della Professione Imprenditiva

iPractice è un brand che presso l'Università degli Studi di Brescia si intenderebbe proporre (anche attraverso un sito prossimamente in linea: www.ipractice.it) al fine di promuovere ricerche e riflessioni relativamente agli effetti della Digitalizzazione della Professione nel Settore delle Costruzioni.

Ciò, peraltro, avviene nel momento in cui la BSI, nel Regno Unito, mette a disposizione un nuovo sito, di intesa col Governo Britannico, in materia di BIM Level of Maturity 2: http://bim-level2.org/.

Ciò avviene nella prospettiva di avviare, al contempo, le azioni inerenti a Digital Built Britain, il cosiddetto BIM Level of Maturity 3 (o meglio, i diversi Livelli 3): http://www.digital-built-britain.com/.

Appare ormai probabile che l'intenzione di adottare gli Strumenti basilari della Modellazione Informativa da parte delle Rappresentanze Professionali sia ormai acquisita (da ultimo si ricorda l'iniziativa del CoGeGl) e che il livello qualitativo della proposta dei fornitori di applicativi e di dispositivi sia, in definitiva, soddisfacente e corretto: al di là delle ulteriori funzioni consulenziali.

Il che significa che, nell'arco temporale di tre-cinque anni, l'alfabetizzazione sugli Strumenti si potrà ottenere, sia pure con la fatica di sostenere alcuni oneri aggiuntivi quanto a software e ad hardware per Operatori provati da una lunga crisi strutturale.
Per quanto concerne, in effetti, gli Strumenti di BIM Authoring (di Produzione dei Modelli Informativi), vi è, ormai, anche in Italia una offerta ampia di dispositivi: meno si può dire, non per nulla, degli applicativi di Space Programming e di Model Checking (di Istruttoria e di Verifica della Modellazione Informativa), oltre che di nD Modeling.

L'incognita più immediata, consiste, tuttavia, nell'influenza che gli Strumenti possano avere sui Metodi, ovvero sulla possibilità che i primi possano davvero funzionare in assenza di una revisione dei secondi: in altre parole, se sia praticabile un approccio analogico a una concezione digitale.

Allo stato attuale, infatti, la Modellazione Informativa (che continua, d'altronde, a essere da molti intesa come Tridimensionalità, scevra degli aspetti dell'Alfanumericità) è richiesta maldestramente da alcune, non tutte le, Committenze Pubbliche e Private, ottenendo spesso come esito la giustapposizione a posteriori di Modelli Informativi a una Progettazione affatto eseguita in altro e, più tradizionale, modo.

Ciò avviene, anzitutto, perché i Metodi del Digitally Enabled Programme & Project Management non sono per nulla interiorizzati da una Domanda Pubblica che non la applica direttamente e che ne ignora i fondamenti, non praticando gli

Employer's Information Requirements né esigendone i BIM Execution Plan: tranne eccezioni.
La drastica riduzione dell'Appalto Integrato, determinata dalla L. 11/2016, pone, del resto, un elemento contraddittorio tra la natura collaborativa e integrata del Metodo della Modellazione Informativa e il carattere distintivo e confrontazionale del Processo di Progettazione separato da quello di Esecuzione.

Vi è, addirittura, stato chi abbia teorizzato la virtù di una sorta di conflitto di interessi, di contrapposizione costitutiva tra Progettisti e Costruttori, come preziosa garanzia della Legalità e della Qualità: un sintomo di un gravissimo ritardo culturale e industriale del Settore.

Non si intende, ovviamente, che la Modellazione Informativa non possa essere praticata negli Appalti di Sola Esecuzione, ma che le sue potenzialità siano in questa maniera notevolmente diminuite, come dimostra la difficoltà ad assicurare una Continuità tra i Modelli Informativi Federati nella transizione tra le Fasi.

Naturalmente una prima considerazione implica il riconoscimento di una differenza nella struttura culturale e organizzativa dei tessuti professionali tra alcuni Paesi Comunitari e altri, quali, in particolare, l'Italia e la Germania, afflitti da una frammentazione disciplinare e da un nanismo dimensionale esasperati.

Ci si deve, infatti, chiedere se gli Strumenti della Modellazione Informativa siano per tale tessuto praticabili o sostenibili o, all'opposto, se la loro natura possa, invece, facilitarne una maggiore formalizzazione dell'operare in reti informali già in essere.

A questo proposito, l'incognita risiede sulla capacità di queste reti deboli di gestire la Conoscenza nell'ambito della Digitalizzazione inerenti alla auspicata Mitigazione del Rischio: il che è sideralmente lontano, ad esempio, dall'adoperare acriticamente le BIM Library.

Palese è, naturalmente, l'aspettativa dei Professionisti di ricondurre gli Strumenti Innovativi ai Processi Tradizionali, sotto l'egida della retorica della Centralità e della Qualità della Progettazione (quella, appunto, preferibilmente suggerita dal pensiero prevalente in Italia: ma non solo).

iPractice, tuttavia, indica come ci si possa discostare da questa prospettiva e come lo si possa fare partendo non dai Processi, bensì dai Prodotti.

I Prodotti Immobiliari e Infrastrutturali, infatti, potrebbero vivere una vera e propria cesura epistemologica laddove il Ciclo di Vita, contrattualizzabile parzialmente, si accompagni al paradigma della Connessione, che rende i Beni Dinamici e Cognitivi, finalizzati alla Servitizzazione, alla Erogazione dei Servizi e alle Attività grazie ai Cespiti.

Questa dimensione del Prodotto Immobiliare o Infrastrutturale comporta, anzitutto, una sorta di co-accettazione della responsabilità sul risultato in un lasso temporale esteso sia delle Prestazioni del Cespite sia sui Livelli di Erogazione dei Servizi a esso inerente. Ciò, in qualche modo, rende, da una parte imprenditivo il ruolo dei Progettisti e la natura del Progetto.
La prevalenza del Ciclo di Vita, esteso alla Qualità dei Servizi in esso ospitati od offerti, riporta le Operations entro il Brief e, soprattutto, richiede che le Metodologie di Simulazione e di Immersività consentano di anticipare virtualmente e precocemente la Validazione dei Comportamenti e degli Usi.

Ci si deve, dunque, domandare come la mutata essenza del Prodotto Immobiliare o Infrastrutturale Connesso, nonché come la diversa accezione dei Ruoli e delle Responsabilità Contrattuali, possano essere compatibili con gli attuali Modelli Organizzativi e Culturali della Professione (oltre che della Imprenditorialità).

Certamente non esiste attualmente un Processo pienamente Digitalizzato, a partire dal Briefing e dallo Sketching: al contempo, però, il massimo sforzo che si sta compiendo a livello internazionale sul tema è incentrato sulla definizione di Flussi di Lavoro, dei Design Workflow, delle BIM Process Map, che passa attraverso plug-in, middleware e altro.
Il che sta a dire che le Strutture Organizzative degli Organismi Progettuali si compenetrano ai Flussi Informativi e ai Processi Decisionali, ma ciò renderà, in prospettiva, i Committenti Ideatori dei Servizi e, di conseguenza, Co-Autori della Progettazione prima ancora che il Progetto prenda forma, sia in-formato.

Come già hanno iniziato a dimostrare i Performance-Based Contract, specialmente quelli legati all'Energia, la Responsabilità delle Previsioni Progettuali assume uno stretto legame col Risultato contrattualmente atteso. Similmente, di può dire del Contratto di Disponibilità.

Per questa ragione, appunto, la natura della Prestazione Progettuale diviene Imprenditiva e, soprattutto, sul medio periodo, tali Esiti Contrattuali non riguarderanno solo le Prestazioni del Cespite Immobiliare o Infrastrutturale, ma pure i Contenuti dei Servizi in essi o tramite essi, come detto, erogabili nel corso dell'esecuzione, protratta, del contratto.

iPractice, pertanto, non si riferisce alla Digitization (all'adozione di Strumenti), bensì alla Digitilization (al ricorso ai Metodi).
Il problema è che il Progetto è Centrale, ma il suo carattere difficilmente sarà appannaggio dei soli Professionisti o, più specificamente, il fatto è che, per mantenere a essi la Autorialità, essi non debbano mutare profondamente Identità, Saperi, Ruoli.

Può darsi che la Digitalizzazione non sortisca esiti così profondi per il Settore o per le Professioni o che essa sia rapidamente neutralizzata a livello strumentale, introiettandola nelle prassi consuete, analogizzandole.

Può essere che un simile fenomeno si produca anche altrove, sia attraverso la banalizzazione dei temi sia tramite la delusione in relazione ad aspettative esagerate o, addirittura, miracolistiche.

Il punto, tuttavia, inerisce principalmente alla capacità o alla disponibilità delle maggiori Rappresentanze Professionali a interrogarsi sulle conseguenza meno immediate e meno evidenti di una (R)Evolution .

Ciò sta a indicare, peraltro, come non siano, neppure nell'immediato, prioritari i corsi di formazione sugli Strumenti, bensì lo appaiano i Laboratori sulla Progettazione Collaborativa e Integrata che diano adito a Protocolli, Mappe, Procedure specifiche per temi e per ambiti.

La Centralità del Progetto è oggi prossima a una dimensione oggettuale, legata ai Manufatti: domani lo sarà ancora? O non acquisirà anche una dimensione intangibile, legata ai Sevizi?
Si rimanda solo allo HS2 Design Panel guidato da Sadie Morgan o alla Pre-Occupancy Virtual and Immersive Evaluation.