Formazione, Ricerca & Trasferimento all'Epoca della Digitalizzazione e del BIM

Tra gli Anni Novanta del secolo scorso e i primi Anni Duemila si affermarono applicativi informatici di carattere progettuale denominati, in modo postumo (rispetto alla loro concezione originaria, risalente a decenni precedenti), come BIM.
Al contempo, altri software, legati alla programmazione dei lavori, come quelli definiti di 4D Scheduling, si svilupparono utilizzando gli strumenti tipici del CAD, associati a programmi informatici di Scheduling e di Quantity Take Off.
Si trattava, allora, di un fenomeno relativamente circoscritto all'evoluzione dei prodotti informatici, che solo parzialmente lasciava presagire la successiva, pervasiva, fortuna del fenomeno, specie oltre i confini della Progettazione e, in ispecie, di quella Architettonica.

In un tempo successivo, a metà dei cosiddetti Anni Dieci, il BIM Management sembra imperare come Specialismo a se stante e l'acronimo BIM prefigge improvvisamente ogni titolazione che riguardi il Settore.

In Italia, il Paese che detiene il primato della millanteria, una pletora di persone convintamente ignare dell'acronimo sino a poco tempo prima, con esso ora convivono more uxorio, sicché trovare qualcuno che non si professi BIM Expert è veramente un azzardo fortuito e fortunato.
Tra i molti acronimi derivati, uno dei più popolari è il BIM Execution Plan: esso è appannaggio di BIM Manager e di BIM Co-ordinator, coinvolge i BIM Operator e i BIM Modeller.
Siamo, dunque, in presenza di una inedita Disciplina, per la quale si offrono Corsi di Master e Corsi di Alfabetizzazione?

La risposta, a mio avviso, non può che essere negativa: non perché queste funzioni non debbano sussistere (anzi), né perché non vi siano veri esperti, ma poiché la loro ragione d'essere è, sul medio periodo, destinata a dissolversi nella Digitalizzazione dei Processi, richiedendo a essi di recuperare il ruolo originario, o destinale, di (Digitally Enabled) Project Manager, di Design Team Leader, di Construction Manager, e così via.
Se così fosse, avrebbe un senso compiuto formare, o meglio addestrare, le giovani generazioni semplicemente a compiti circoscritti alla strumentalità, illudendole che adoperare sigle inedite (da AIM a OIR) garantisca loro una posizione di vantaggio?

Tra l'altro, i Processi Digitali davvero ottimizzati sono ovviamente destinati a ridurre il fabbisogno di capitale umano di scarsa qualità.
Occorre, perciò, partire dalla considerazione tale per cui, in presenza di applicativi che coprano, all'incirca, ogni Sapere e ogni Fase, mancano strumenti (plug in, middleware, o altro) che ne consentano la stretta interazione.

La riduzione di questa istanza a una condizione interoperabile appare, peraltro, non esaustiva, poiché un conto è assicurare che i Dati e le Informazioni fluiscano correttamente da un software all'altro, un altro è immaginare un Ecosistema Digitale in cui i Flussi Informativi siano intenzionalmente progettati.
Qui si comprende perché il Programme & Project Management possa essere Digitally Enabled e per quale motivo il Project Execution Plan debba includere Employer's Information Requirements e BIM Execution Plan.

In altre parole, occorre valicare la soglia della convinzione per cui gli Strumenti Interoperabili e gli Scambi Informativi di per se stessi siano in grado di migliorare i Processi Decisionali.
Ciò, nella mia opinione, non è assolutamente vero, non solo in quanto Dati non Validati producono epidemicamente l'effetto opposto, ma pure perché la stretta equivalenza tra Informazione e Decisione comporta un approccio meccanicistico, deterministico, poco utile per affrontare contesti complessi, poiché eccessivamente riduzionista.

Ecco, perciò, che agire sui Processi significa riprogettare la struttura organizzativa della Società e dell'Organismo, comporta scelte fondamentali che investono molteplici sfere e implicazioni, di strettissima pertinenza, anzi a tutto, dei vertici aziendali.

Del resto, è del tutto palese che la sommatoria degli Strumenti, fossero anche perfettamente interoperabili, in assenza di una riprogettazione organizzativa, non produrrebbe quasi certamente un valore aggiunto significativo: magari, al contrario, genererebbe inedite tensioni all'interno delle e tra le organizzazioni coinvolte e interessate.
Se l'obiettivo fosse quello rimappare i Processi al fine di efficientare le Decisioni occorrerebbe, piuttosto, riconoscere come l'orizzonte della Digitalizzazione sia probabilistico, vale a dire, come esso consenta a tutte le Discipline, in qualsiasi Fase, di adottare in tempo quasi reale variazioni alle soluzioni precedenti sulla scorta di alternative immediatamente proponibili in senso evolutivo.

Tale potenzialità, tuttavia, evoca una forma mentale degli Operatori che oltrepassa la dimensione semplicemente collaborativa, integrata (un tempo era definita «integrale»), dato che richiede un atteggiamento assai più flessibile e computazionalmente attento.
È questo il tema del Gruppo di Lavoro da me promosso in EDUBIM, come si vedrà a Parigi a Giugno 2016.

Non si tratta evidentemente di una posizione semplicemente situazionista, poiché la rotta iniziale è tracciata ed essa non può essere meramente dipendente dagli accadimenti, non può essere casualmente orientata dagli stessi, ma certo essa deve essere reattiva.
A questa prospettiva serve, però, aggiungere che la dimensione reattiva è destinata a trasformarsi in capacità cognitiva.

Le dimensioni dell'Immersivo e dell'Aumentato, specialmente se estese alla scala Geospaziale, sembrano, infatti, garantire la transizione dal Responsive al Cognitive, poiché uniscono, in un ambito territoriale esteso (vale a dire: connesso) il Sistema Edilizio o Infrastrutturale con altri Sistemi.
E lo fanno attraverso una Simulazione che si impone, anche pericolosamente, anche ambiguamente, come succedaneo della Realtà, ma, soprattutto lo fanno tramite Analitiche e Modellistiche.

Per prima cosa è evidente, in effetti, che consentire al Potenziale Acquirente o all'Effettivo Committente/Gestore/Utente di percepire esaustivamente, senza apparenti mediazioni, il risultato progettuale atteso (anche in termini di Construction o di Operations & Maintenance), ne sollecita la Co-Autorialità, oltre che annullare quasi completamente l'elemento di sorpresa che, anche, ma non esclusivamente, negativamente, sta alla base della relazione tra le Controparti.
Molto più che l'individuazione dei conflitti spaziali tra oggetti farà la immersione negli ambienti domestici...

Da ultimo, però, la Cognitività dei Cespiti Connessi presuppone una Intelligenza degli Accadimenti e dei Comportamenti che al momento è ancora assai difettosa: in ogni caso IoT significherà sempre più Intelligence of All Things, Services & Behaviours.

Dobbiamo allora domandarci: che cosa si andrà a progettare, a realizzare, a utilizzare? Di che cosa si farà Digitally Enabled Management?

Qualsiasi Prodotto Immobiliare o Infrastrutturale sarà, in effetti, sempre più connesso ai Territori, alle Reti, alle Persone, agli Oggetti Mobili: se ci limitiamo alla Progettazione capiamo, del resto, come l'essere connesso comporta due conseguenze precise:
1) approfondire ulteriormente i modi intrinseci di funzionamento degli Oggetti (dei Componenti Edilizi, dell'Armamento Ferroviario, e così via): dunque necessita un forte investimento sulla ricerca disciplinare;
2) comprendere la natura degli stessi Oggetti in funzione della loro Relazionalità con altre Entità: il che significa intendere un Prodotto in maniera assai differente dal passato, pur detenendone la conoscenza dettagliata di tipo classico.

Mi sembra che il tema sia: come passare da un Edificio che reagisce a un Edificio che cogita. In altri termini, occorre transitare da un Organismo Edilizio che ottimizza le proprie Prestazioni in funzione delle condizioni ambientali a un Cespite che migliora la qualità dei Servizi in esso erogati.

Ecco che allora mirabilmente, nelle fasi della Strategy e del Brief, Committenti e Progettisti, assumendo l'Asset Information Model, configurano i Servizi da offrire tramite gli applicativi di Simulation of the Users' Behaviours e di Crowd Simulation, contestualizzandoli entro gli Spazi in termini, appunto, di Space Programming.

È esattamente uno dei temi principali delle attività di ricerca in corso presso l'Università degli Studi di Brescia con riferimento all'Edilizia Scolastica e all'Edilizia Ospedaliera.

La forma spaziale prende, dunque, in considerazione i vincoli legati alla preesistenza fisica nonché alla interazione relazionale, per giungere alle prime ipotesi sui Sistemi Strutturali, Impiantistici ed Edilizi: da connettere con Spazi e Comportamenti.

Qui finisce, perciò, un modello plurisecolare in cui il Primato Autoriale dell'Architetto e il Valore Oggettuale del Costruttore devono, in qualche modo, sottomettersi a, o almeno confrontarsi con, la Disponibilità (Funzionalità e Operabilità) del Cespite nel Ciclo di Vita, riducendo, appannando, la distinzione intercorrente tra Attività Principali e Attività Ausiliarie.

Analogamente, un recente Trial Project, condotto sempre dall'Università degli Studi di Brescia, ivi simulato, oggetto di una prossima pubblicazione, concernente i fatti cantieristici, ha ben evidenziato come il Digitally Enabled Field Construction Management, basato su un Workflow  dedicato, possa generare una Spatialized Intelligence (per la precisione: una Geo-Spatialized Intelligence) in grado di consentire la Gestione Strategica e Tempestiva della Catena di Fornitura Digitalizzata nel suo complesso.

Il cantiere deve essere allora considerato in senso dilatato su scala territoriale, includente non solo l'area operativa vera e propria, bensì anche, in modo connesso, tutti i luoghi produttivi inerenti, le discariche, le arterie della mobilità.
4D e 5 Modeling possono ormai essere intesi all'interno della Lean Construction: il primo come ambito privilegiato di Visual Immersive Construction Management, il secondo come introdotto all'interno del Location-Based Management.
In altre parole, Tempi e Quantità «si muovono» nello Spazio come Driver di Risorse Umane e Strumentali proponendo una accezione probabilistica della Gestione degli Accadimenti.

Questa Geo-Spatialized Intelligence-Based Logistics supporta, infatti, un Location-Oriented Construction Management System capace di affrontare in tempo reale, o almeno in modo tempestivo, ancora una volta «situazionalmente», ma pure «sistemicamente», Expediting, Fleet Management e Construction: per quest'ultima, si pensi alla possibilità offerta dai Droni di restituire, come sta facendo Mani Golparvar Fard a IIT, con cui in passato si erano condotti esperimenti, una visione point clouded dell'As Progressed perfettamente immergibile nel As Planned.

Lo Smart Approach al Field Construction Site Management, più che essere contraddistinto dal «Mobile», è caratterizzato dalla «Vernetzung», un termine fondamentale nell'Industrie 4.0, vale a dire un Networking alimentato da Geo-Spatialized Analytics.
L'esperienza maggiore deriva, però, dal Programma SCUOLA, poi evolutosi in eLux Lab, recentemente presentato a Parigi e prossimamente a Rotterdam, in cui i tre Dipartimenti dell'Area di Ingegneria dell'Ateneo Bresciano stanno proponendo congiuntamente una concezione dello Smart Living improntata all'Intelligence of All Things, Services & Behaviours.

I Processi delegati all'Executive & Digitally Enabled Programme or Project Manager appaiono, perciò, sempre più estesi, sincronicamente e diacronicamente, la loro Co-Fusione inquieta molti.

Siamo alla soglia della Industry of Behaviours?