L'obbligatorietà della Crescita e della Digitalizzazione nelle Costruzioni

Nel momento stesso in cui il Commissario Comunitario Oettinger cerca di proporre una Strategia Digitale alla UE28, sarebbe opportuno riflettere sull'«obbligatorietà» del BIM.

Prima di tutto, l'auspicio è che l'eventuale Commissione prevista dall'art. 23 c. 13 del Codice dei Contratti Pubblici (si noti l'«anche») possa occuparsi intensamente di Digitalizzazione, di Metodi e di Strategie, come recita il comma, sul medio termine, piuttosto che di BIM sul breve periodo.

In secondo luogo, se si osserva bene ciò che accade nel Regno Unito, in Francia e in Germania, è che, a fronte di una non cogenza del BIM nei Contratti Pubblici, le intenzioni formulate dai Governi siano rivolte all'opportunità che, entro il 2016, il 2017, il 2020, il 2025, la Domanda Pubblica, a fronte di una Strategia o di una Politica Industriale, sia interamente digitalizzata e sappia imporre nuove modalità di Gestione dei Procedimenti alle proprie Catene di Fornitura in nome del De-Risking.
Ciò significa che tutto il lavoro svolto deve essere principalmente incentrato sulla Qualificazione delle Committenze Pubbliche e dei Responsabili Unici dei Procedimenti, oggetto di due fondamentali, determinanti, atti previsti a carico di ANAC.

È, infatti, del tutto palese che il processo di aggregazione delle Stazioni Appaltanti e delle Amministrazioni Concedenti sarà decisivo, ma non immediato nel suo compimento sostanziale, al di là di quello formale, né privo di formidabili resistenze.
Le prove che sinora stanno dando le prime Committenze Pubbliche che esplicitamente si sono cimentate nei documenti di gara col BIM hanno dimostrato tutta l'inadeguatezza di una preparazione sommaria e la pericolosità che le loro iniziative, non validate (né validabili), possano fungere da riferimento per soggetti altrettanto inesperti e, comunque, neofiti.

Senza una profonda Riqualificazione della Domanda Pubblica, che ha nessi profondi con ciò che i Ministri Madia e Franceschini hanno promosso, l'azione, sotto questo profilo, del Ministro Delrio non si comprenderebbe appieno.
Al contempo, tutti gli sforzi del MISE in materia di Quarta Rivoluzione Industriale vedono necessariamente come protagonisti Settori più dinamici e ricettivi come l'Automotive, il Bancario, l'Hotelleria, ecc.

Al Governo giustamente interessano i Settori Economici in grado di contribuire alla crescita del PNL, laddove gli Investimenti Pubblici non fungano da sussidio, bensì da volano per l'incremento autonomo della redditività.

In ogni caso, a partire dallo stato attuale della Domanda Pubblica e Privata, non è possibile illudersi che la sua riconfigurazione possa impiegare tempi ridotti: culture professionali e imprenditoriali inveterate, assetti organizzativi congelati, non lo permetteranno.

Al contempo, se è vero che il Copil del Plan Transition Numérique du Bâtiment e Planen Bauen 4.0 includono tutte le Rappresentanze, per il primo esiste anche un livello tecnico-istruttorio, più specialistico.

Non dimentichiamo, inoltre, che tutta l'opera dello UK BIM Task Group, in via di dissoluzione nella forma attuale, è stata di indirizzo e di sperimentalità colle maggiori, non tutte, Amministrazioni Centrali dello Stato.

Soprattutto, però, semmai vi debba essere una «Commissione BIM», la sua utilità dovrebbe consistere essenzialmente nel fungere da camera di compensazione per evitare arroccamenti corporativi e retoriche ipocrite.
La posta in gioco, a proposito della Digitalizzazione, è esistenziale, è epocale, per tutti i Settori Economici e per tutti i Mercati Internazionali.

Il Settore delle Costruzioni non lo ha certo compreso appieno - i Decisori Politici ed Economici sono ben consapevoli di questa condizione - né ha, al fondo, alcun desiderio di cambiare fisionomia, specie in Italia.

Tutte le categorie concettuali oggi evocate risalgono, in effetti, almeno agli Anni Sessanta e sono assolutamente Novecentesche.A fronte di una totale assenza di studi sugli aspetti organizzativi e sui quadri giuridici inerenti alla Digitalizzazione, si assiste, infatti, a una tragicomica rincorsa agli strumenti, in modo da ridurre tutto all'«adempimento» e alla sua «obbligatorietà».

Il Settore resta profondamente analogico e tremendamente riluttante all'Innovazione, tanto più se immateriale, se digitale, se computazionale.

Occorre, invece, che esso si convinca di ragionare su uno o due lustri per quanto concerne la Transizione: non per affrontare un obbligo (cioè al fine di rimandarlo il più possibile, sino a rimuoverlo), ma per scansare la reale possibilità di divenire inesistente sui Mercati Internazionali e rimpiazzato da altri soggetti, oggi considerati remoti, sul Mercato Domestico a medio termine.

La Commissione, dunque, dovrebbe servire a ciò: a far emergere le attitudini inconfessate, non a recitare copioni farisaici, ove tutti divengono sedicenti «esperti» di ciò di cui pochi hanno fatto esperienza.