FLAMES OF ARCHITECTURE: Il linguaggio dell’immaginario, la rappresentazione ed il controllo figurativo e normativo del fuoco

Il controllo del fuoco, la sua conservazione e possibilità di riproduzione, la capacità di “difendersi” da esso, declinato nelle sue caratteristiche principali di propagazione di calore e di emissione di luce, hanno determinato, fin dagli albori della coscienza umana, una complessificazione dei gradi di rappresentatività fisica ed articolazione del sistema sociale e generato un nuovo rapporto con l’ambiente naturale e più in generale con il paesaggio.
Architettura ed ingegneria si sono da sempre confrontate con il tema del fuoco sia a livello rappresentativo che tecnico. Da un lato in modo provocatorio e dall’altro nella ricerca di strategie progettuali e verifica degli aspetti normativi legati alla sua prevenzione. Così dalle architetture gotiche flamboyant, alle complesse architetture contemporanee di Zaha Hadid in un crescendo di consapevolezza tecnica e figurativa l’architettura ha messo in scena il segreto della fiamma.

Figura1 La Collegiata di San Vulfranno,1488, Abbeville, Francia | Heydar Aliyev Centre, 2012, Baku, Azerbaijan /Zaha Hadid Architects | Scale antincendio lower east side new york .

In ogni rappresentazione storica, mitologica o religiosa il fuoco viene letto ed esplicitato con la sua accezione contraddittoria di dono, di risveglio di consapevolezze o di punizione, in modo che sia sempre manifesto il problema legato al “mistico dominio del fuoco”.
Usato come segno di potere e valore identitario, viene storicamente utilizzato come strumento di dominio di uomini e conquista del territorio. Il fuoco come arma difensiva, offensiva ed elemento dall’ancestrale valore magico. Da un lato pertanto architetture custodi, manufatti, sacelli, templi a manifestazione delle capacità tecnica consentite dall’utilizzo del fuoco nelle sue diverse accezioni.
Dall’altro lato la padronanza nella gestione del fuoco ha comportato una crescente conoscenza sui rischi della sua errata gestione ed alla formulazione di parametri e prescrizioni per evitare la perdita del suo controllo.
Le regole e norme di gestione del fuoco hanno alterato sempre più le modalità di costruzione e le scelte progettuali e compositive dei sistemi costruiti comportando a volte delle vere e proprie modifiche dell’assetto del paesaggio urbano (Figura1).

Storia, mito e tradizioni del fuoco
Tra tutte le invenzioni umane, la scoperta della tecnica per accendere il fuoco è stata probabilmente quella più importante e ricca di conseguenze ancorché risalente ad un’epoca molto arcaica. I miti che ne attestano la scoperta, proprio in quanto miti, non spiegano in modo esaustivo la realtà, tuttavia fanno luce sulle disposizioni mentali degli uomini che li hanno raccontati per la prima volta o che vi hanno creduto. La formazione di un rapporto diretto con il fuoco ha comportato per l’uomo un mutamento sia legato alle abitudini di vita che allo sviluppo culturale e tecnologico; si possono distinguere tre fasi distinte di cambiamento definite in termini cronologici:

1. Cambiamenti fisici. La capacità di cuocere il cibo consentì ai primi uomini di poter conservare più a lungo ciò che cacciavano ed allo stesso tempo di avere a disposizione alimenti più sani e più morbidi. Quest'ultimo fattore, a prima vista meno importante, assume al contrario un notevole valore se si considera che l'effettiva inutilità di una dentatura robusta e un'ossatura mandibolare e mascellare adatta a sostenerla, ha consentito uno sviluppo differente dell'apparato scheletrico del cranio, con evidenti ricadute sullo sviluppo cerebrale.

2. Cambiamenti sociali. La necessità, soprattutto nei primi tempi, di mantenere sempre accesso un focolare, per l'incapacità di riprodurre il fuoco, introdusse nella struttura sociale preistorica umana, una nuova casta tra quelle già esistenti dei raccoglitori e dei cacciatori. Gli individui destinati ad occuparsi del fuoco, vista l’importanza di questo ruolo, assunsero ben presto una posizione di preminenza all'interno dei singoli gruppi di appartenenza. Tale preminenza avrebbe assunto un carattere sia politico sia religioso. Politico perché i controllori del fuoco avevano potere diretto sui loro simili non adibiti a quel lavoro, ne potevano controllare la sopravvivenza garantendo accesso al focolare o la morte tramite ostracismo o esilio da esso. Religioso perché il fuoco, fin dal principio espressione di uno tra i più potenti spiriti della Natura, garantiva a coloro che ne custodivano i segreti un rapporto preferenziale con detto spirito e, in un secondo momento, col mondo soprannaturale e divino.

3. Cambiamenti relazionali. Con il controllo del fuoco, l'uomo non è più totalmente alla mercé degli elementi naturali. Può affrontare la notte con maggiore sicurezza, avendo a disposizione una fonte di luce trasportabile e costante. Può combattere gli animali feroci, generalmente intimoriti dal fuoco e da chi lo controlla. L’uomo diventa in prima istanza modificatore della natura e non più soltanto un suo fruitore. Da animale tra altri animali, l'uomo attraverso il fuoco si manifesta nella sua condizione di privilegio.

Questi cambiamenti, avvenuti tutti in età preistorica, sono ripresi e sviluppati in alcuni tra i miti e leggende più diffusi nell'antichità storica. I miti sull’origine del fuoco, sono trattati in modo approfondito dall’antropologo e storico delle religioni James George Frazer vissuto fra ‘800 e ‘900. La mitologia secondo Frazer può essere definita come la filosofia dell’uomo primitivo .
Per esempio, il mito di Prometeo, il Titano che avrebbe sfidato gli Dei per donare il fuoco agli uomini, ha in sé, tra le molte altre caratteristiche, anche una particolare connotazione rivoluzionaria. Difatti, proprio nell'ambito dei cambiamenti sociali evidenziati più sopra, era inevitabile un consolidamento del potere in mano ai controllori del fuoco e la fossilizzazione della divisione in classi di quella società tanto semplice.
L’articolazione del tema del fuoco si trova anche nelle religioni come ad esempio l’episodio della discesa dello Spirito Santo narrato negli Atti degli Apostoli, cap. 2: “Apparvero loro lingue di fuoco, che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi.”
Tradizioni legate al culto del fuoco, come descritto dall’antropologo James George Frazer nel capitolo “Le feste del fuoco in Europa” contenute in Il Ramo d’oro, si tramandano e persistono tutt’oggi.
Per Ludwig Wittgenstein, filosofo, ingegnere e logico austriaco, in contrapposizione alle interpretazioni positiviste di Freser, nemmeno in ambito scientifico le 'spiegazioni' riescono a diminuire il carattere misterioso ed incomprensibile dei fenomeni naturali, in quanto le leggi della natura riescono a mostrare che tutto quello che accade può essere fino ad un certo punto previsto e calcolato, ma non sono in grado di darvi alcun 'senso', non lo rendono più soddisfacente o rassicurante: "come poteva il fuoco o la somiglianza del fuoco con il sole non impressionare lo spirito umano al suo risveglio? Ma non 'perché non è in grado di spiegarselo' (l’ottusa superstizione della nostra epoca): forse che la cosa diventa meno impressionante dopo una 'spiegazione'?"

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