BIM e DIGITALIZZAZIONE: una Questione di Certificazione ?

Vi è, nei mercati internazionali, una convinzione condivisa: l'obiettivo dei processi innovativi, incrementali o radicali che siano, è quello che essi siano resi Digitally Enabled.

Il che comporta che professionalità con profonde conoscenze dei processi (di Project & Programme Management) ridisegnino gli stessi lungo la Catena di Fornitura, progettando flussi informativi e decisionali supportati dagli apparati strumentali i più disparati.

Ecco la ragione per cui Autodesk, Bentley, Nemetscheck, Trimble, per non dire dei colossi dell'ICT, stanno articolando veri e propri Ecosistemi Digitali.

Se, per dire, si organizzasse in Italia un dibattito tra Greg Bentley e Phil Bernstein, si otterrebbe un evento di elevatissimo spessore culturale. D'altra parte, come comprensibile, si avverte la necessità, almeno sul breve-medio termine, di qualificare i soggetti coinvolti nella Transizione Digitale.

Per questo motivo, in base a riferimenti condivisi, in Europa, ad esempio, buildingSmart Norge, BSI, Lloyd's Register, RICS, RUB, certificano persone e organizzazioni. Simili iniziative si riscontrano a Singapore come negli Stati Uniti.

Sotto il profilo della formazione universitaria, è in corso un grande sforzo per costituire un European BIM Education Academic Network che condivida obiettivi e contenuti in relazione a buildingSmart International, che si sta, invece, focalizzando sui percorsi propedeutici a uno schema di certificazione professionale internazionalmente riconosciuto, sulla scorta delle normative internazionali e sovranazionali (si ricorda il Vienna Agreement).

Tutto ciò che scaturisce dalla normativa ISO e CEN presenta un grande valore perché, in quanto frutto di mediazioni e di accordi, costituisce il risultato di un confronto planetario e continentale.

Il fatto, ad esempio, che le norme della serie ISO 19650 possano, come ogni altro documento del genere, essere ovviamente passibili di critiche, prima e dopo la loro discussione, non riduce minimamente lo straordinario valore di avere operato su di esse in modo congiunto e attivo da parte di esperti Asiatici, Europei, Nordamericani, Oceanici.

Ciò ci dovrebbe indurre a riflettere seriamente sulla opportunità di normare su tematiche già oggetti di sforzi del genere e a osservare come, invece, su temi delicatissimi legati alla Digitalizzazione nella Manifattura per le Costruzioni, in sede CEN, Paesi Sistemici abbiano meritoriamente già raggiunto una intesa: in Nostra assenza?

Di conseguenza, occorre che siano chiare, in Italia, le condizioni affinché sia possibile «rendere certo», garantire al mercato, alla Domanda e all'Offerta, alcunché:
1) la presenza di riferimenti normativi, o almeno pre normativi, attendibili, condivisi e pubblici;
2) l'assenza di latenti conflitti di interessi tra soggetti che forniscono, consultano, certificano.

Il fatto che già, nel Nostro Paese, prosperi, al di fuori dell'Accademia, una offerta formativa incontrollata e immaginifica è terribilmente desolante (un vero e proprio museo degli orrori), ma, per il momento, forse inevitabile.

Che un simile atteggiamento si estenda all'ambito certificativo, peraltro regolato da criteri internazionalmente rigorosi, non è francamente accettabile.

Se nel Nostro Paese non cessa immediatamente questa fiera, questo circo (senza offendere queste realtà!) si perderà ogni credibilità sul piano internazionale, mettendo in difficoltà chi la rappresenta in quel consesso.