Il crack bridging nelle guaine impermeabilizzanti

Oltre alla tenuta all’acqua, flessibilità ed elasticità qualificano le guaine di protezione più performanti

L'impermeabilizzazione è sempre più un processo di fondamentale importanza nel settore delle costruzioni: con lo scopo di rendere una superficie impermeabile, si sovrappongono uno o più strati di materiali di diversa natura atti a proteggere elementi costruttivi molto diversi tra loro, dai solai alle pareti, dalle fondazioni alle cisterne, dai balconi alle terrazze, fino a pozzetti e piscine.
Le variabili in gioco sono molte e principalmente la scelta del materiale da utilizzare cambia in base all’estetica, agli spessori, ai supporti, alla durata dell'impermeabilizzazione, alle tecniche utilizzate.
Il fine resta comunque sempre quello di proteggere gli elementi da costruzione esposti agli agenti atmosferici, dalle infiltrazioni di acqua e/o dalle penetrazioni di umidità che possono generarne il degrado.
Gli impermeabilizzanti sono stati creati con un compito ben preciso: impedire assolutamente il passaggio dell'acqua ma permettere il passaggio al proprio interno della molecola di vapore, per evitare che questo condensi; al tempo stesso devono garantirne l’adesione al supporto su cui vengono applicate.
Sul mercato esistono numerose guaine di diversa tipologia. Una di queste riguarda quelle destinate ad essere utilizzate al di sotto delle piastrelle ceramiche, su pareti e pavimenti all’esterno ed anche in piscine.
Tali prodotti vengono regolamentati dalla normativa UNI EN 14891:2012 “Prodotti impermeabilizzanti applicati liquidi da utilizzare sotto le piastrellature di ceramica incollate con adesivi”, che descrive i requisiti, i metodi di prova, la valutazione della conformità, classificazione e designazione ai fini della marcatura CE del prodotto da costruzione e che riguarda liquidi impermeabilizzanti a base di malte cementizie modificate con polimeri (CM), in dispersione (DM) o in resine reattive (RM).
In commercio, si trovano molti monocomponenti (prodotti in polvere a cui va semplicemente aggiunta l’acqua), progettati per facilitare il lavoro in cantiere e permettono di avere una lavorabilità che consente di regolarne il dosaggio a seconda delle condizione climatiche; vi sono anche i multicomponenti (ad esempio, bicomponente è un prodotto in polvere a cui al posto dell’acqua va aggiunto un lattice polimerico), che garantiscono sempre un’estrema semplicità e velocità di posa del sistema impermeabilizzante, sempre da applicare in strati uniformi (con spessore dai 2-4 mm) sotto piastrellature di ceramica incollate con adesivi secondo EN 12004. L’adesivo per la posa delle piastrelle deve essere solitamente steso perché occorre proteggere la guaina impermeabile dal calpestio, dagli urti, o dagli agenti atmosferici come i raggi diretti del sole, che possono degradare fino a rendere inutilizzabile l'impermeabilizzazione.
Tuttavia vi sono anche guaine che possono essere utilizzate senza un ulteriore strato oppure sotto altri tipi di piastrelle (pietre naturali o agglomerate,ecc..) diverse dalle ceramiche.
Una volta essiccate, le guaine si trasformano in una membrana elastica, flessibile, impermeabile e dall’elevate caratteristiche di adesione ai supporti.
Al fine di determinare le prestazioni del prodotto per la valutazione di conformità e la verifica della costanza delle prestazioni, la norma prevede di utilizzare il sistema 3 in cui la valutazione dell’impermeabilità o prova di tenuta all’acqua è a carico del Laboratorio Notificato, mentre altre caratteristiche, quali l’adesione, la durabilità e il crack bridging, devono essere valutate per condizioni di impiego particolari in cui si richiedono livelli di prestazione superiori e sono sotto la responsabilità del Fabbricante.
La prova di tenuta all’acqua secondo la norma UNI EN 14891 permette di valutare se il prodotto è impermeabile alla spinta idrostatica positiva. Come descritto nel paragrafo A.7, il campione di prova è costituito da un sottofondo di calcestruzzo permeabile sigillato su tutte le facce, ad eccezione ovviamente dell’area di prova, su cui viene stesa la guaina da testare; a inizio prova si applica una pressione dell’acqua costante di 150 kPa per 7 giorni. Al termine della prova, il provino viene rotto a compressione nella direzione di penetrazione dell’acqua per valutarne visivamente l’eventuale infiltrazione: per poter apporre il marchio CE, la norma prevede che non vi sia alcuna penetrazione; inoltre il peso del campione deve essere monitorato ad inizio e fine prova, per registrarne eventuali aumenti in peso (la norma prevede un valore soglia ≤ 20 g).



FOTO 1: Provino rotto a compressione per valutare la penetrazione all’acqua dopo la prova di impermeabilità)

Per quanto riguarda invece le prove di adesione, la norma (paragrafo A.6.) prevede la stesura della guaina liquida in uno o più strati, con spessore indicato dal Fabbricante, eventualmente includendo un primer, un tessuto o una rete di rinforzo, su un supporto di calcestruzzo standardizzato (EN 1323).
Dopo 24 ore di asciugatura, si procede con la stesura a spatola di un adesivo per piastrelle, sempre secondo le disposizioni del Fabbricante e conforme alla norma EN 12004, e poi con la posa dei rivestimenti ceramici (piastrellatura) con una metodologia che corrisponde a quella descritta dalla norma UNI EN 1348 (“Determinazione dell’adesione mediante trazione su adesivi cementizi”).

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