BIM: il Dilemma delle Professioni Digitalizzate

L'auspicio di poter realizzare la Rete Europea Universitaria sulla Gestione Informativa (Better Information Management) a Settembre a Glasgow, in occasione della conferenza organizzata dal BAF, sembra essere stato confortato in occasione delle giornate organizzate a Parigi a Giugno dalla Rete Universitaria Francese delle Scuole di Architettura e di Ingegneria (EDUBIM), in cui si è a lungo discusso sul tema con Jason Underwood, Régine Teulier, Peter Ireman, Adam Glema e altri.

L'intento, infatti, è quello di poter dialogare, anzitutto, con lo EU BIM Task Group, oltre che con le varie Rappresentanze Associative a livello comunitario, presso la Commissione Europea, in modo da condividerne gli approcci.

Naturalmente, la formazione sui temi della Gestione Informativa vede, per restare all'ambito anglosassone, protagonista Jason Underwood e coloro che si occupano più disciplinarmente del tema, ma occorre anche immaginare, ad esempio, per il Regno Unito, che le competenze giuridiche o gestionali, ad esempio, di David Mosey o di Jennifer Whyte siano pure fondamentali.

Ci si augura, peraltro, che a breve anche l'Italia possa disporre di una Rete Universitaria pienamente operativa, come tutto sembra indicare: a breve se ne avrà notizia più precisa.

Si palesa, però, un dilemma ottimamente  messo in luce, nel consesso parigino, a riguardo dei profili formativi e di quelli professionali.

Da un lato, infatti, l'obiettivo di breve periodo dell'Accademia deve essere quello di diluire i contenuti della Gestione Informativa nei percorsi baccalaureali, magistrali, dottorali, sia pure colle specificità nazionali: oltre che di supportare le Rappresentanze Professionali nella definizione dei cosiddetti profili professionali relativi alla Modellazione Informativa.
Al contempo, tuttavia, sussiste una tensione tra le aspettative dei discenti di apprendere gli strumenti e, in virtù di questo, definirsi esperti e specialisti, e quelle dei docenti di rendere digitalmente consapevoli gli studenti sui Processi, in quanto la Gestione Informativa non può definirsi una disciplina inedita dotata di uno statuto autonomo.

Del resto, proprio la sua natura trasversale appare in grado di incidere in profondità sulle discipline esistenti.
Oltre a ciò, nella capitale francese, si è constatato come i diversi approcci europei alla certificazione delle persone e delle professionalità in materia digitale richiedano un percorso di maturazione, al fine di giungere a una forma di mutuo riconoscimento, che legittimi una migliore finanziabilità dell'aggiornamento e della qualificazione professionale.

Da un altro canto, però, le prospettive della Smart City e dell'Internet of Everything, di quello che Anne Kemp ha definito Living Built Environment, dovrebbero assolutamente indurre a immaginare Corsi di Laurea Magistrali frutto di una stretta collaborazione tra Architettura, Ingegneria Civile, Ingegneria Meccanica, Ingegneria dell'Informazione: in caso contrario, a medio e lungo termine, i saperi tradizionali attualmente insegnati saranno assolutamente inutili per il mercato.

Non possiamo, dunque, solo pensare di efficientare i Processi Consolidati, che appaiono inadatti ai Prodotti Innovativi, bensì cercare di comprendere come tali Prodotti possano richiedere nuove Identità e nuovi Attori.
È chiaro che tutte le tematiche che attengono ai Processi cercano di risolvere temi antichi, ma affinché si possa dire altro, si possa ritenere la Digitalizzazione come una cesura epistemologica, occorre guardare ai Cespiti Cognitivi.