Il Senso del Settore per la Digitalizzazione

La Digitalizzazione, nelle sue vesti e denominazioni le più varie, appare attualmente una delle categorie e delle prospettive maggiormente pervasive per le società e per le economie mondiali.
Nel Settore delle Costruzioni, sotto la locuzione Building Information Modeling (BIM), quasi tutti i Paesi del Globo Terracqueo si stanno cimentando con tale possibilità, ma il Regno Unito è stato indubitabilmente il Paese che meglio ha saputo elaborare una Strategia Top-Down a Lungo Termine (articolata sotto la definizione, forse impropria, di Livelli di Maturità: da 1 a 4). Come dimostra la non celata invidia dei maggiori esponenti statunitensi per questo approccio centralista.
Al di là della necessaria prudenza, che ha indotto a proporre la questione in maniera incrementale, la sfida lanciata possiede una essenza radicale e mira, nel corso di una decina di anni, a modificare in profondità, a stravolgere, il Settore delle Costruzioni che, non a caso, inizia a essere definito quale Living & Built Environment Industry.
La ragioni di tale drammatica evoluzione non risiedono certo in intenti eversivi, quanto, come Mc Kinsey e World Economic Forum, ad esempio, hanno recentemente evidenziato, nella necessità che dalla straordinaria crescita dei mercati internazionali attesa per il prossimo futuro, si possano ricavare benefici e profittabilità massime.
Ciò ci riconduce al nesso principale che, anche a livello delle Politics, non solo delle Policies, si instaura tra Digitalizzazione e Produttività: come sottolineato, tra gli altri, da The Economist e dal CIOB, i tassi declinanti del Comparto (qui occorrerebbe, peraltro, una riflessione sulle metriche adottate e sulla loro appropriatezza) non consentono la ottimizzazione dei guadagni, in senso lato, e, al contempo, penalizzano la crescita dei PNL.
Il tema della Digitalizzazione, e con esso quello del BIM, hanno ragioni d'essere che risiedono in origine prevalentemente nell'accrescimento della qualità e della quantità del capitale fisso sociale, in senso lato, e della efficacia delle risorse, pubbliche e private, in esso investite.
In definitiva, la scommessa intrapresa dagli Strategist del Governo Britannico (che oggi può apparire, rispetto a poco tempo fa, sulla scorta delle suggestioni di cronaca, "isolazionista" agli occhi dei continentali) risiede nell'evoluzione del Settore, la cui incidenza sul PNL è, d'altronde, di un terzo inferiore a quella italiana, verso una sua dilatazione nelle sfere dell'Innovazione anche Sociale (dalla popolazione che invecchia alle agglomerazioni urbane, dalla fruizione dei beni culturali ai flussi migratorii): il che implica, per contro, una condivisione del proscenio con altri attori, dalle Public Utilities agli ICT Players.
In altre parole, all'insorgenza di Prodotti Immobiliari e Infrastrutturali che possiamo definire Cognitivi, vale a dire che, grazie alla Connettività e alle Data Analytics, basano il proprio valore anche su accezioni della Funzionalità, da Bene d'Uso, da Servitization Individualizzata, piuttosto che esclusivamente su altri parametri classici (la attenuazione del rilievo attribuito alla Detenzione, rispetto alla Fruizione, del Cespite è, ad esempio, un topos frequentatissimo nell'ambito della Digitalizzazione in generale), dovrebbero corrispondere Identità e Processi differenti rispetto a quelli cui si è adusi.
Si tratta di uno scenario nel quale, perciò, gli equilibri negoziali acquisiti sono destinati a essere rimessi progressivamente in discussione (a iniziare dalla obsolescenza delle professionalità e delle imprenditorialità tradizionali, oltre che dalla diminuita intensità di lavoro umano richiesta), di un paesaggio che, nei confronti della struttura mentale e organizzativa del Settore ovunque nel Mondo e, in particolare ispecie in Italia, è radicalmente antitetico, contrapposto.
Per quanto infatti, ad esempio, ci si sforzi, nel Settore Manifatturiero di sottolineare il ruolo prospettivo della Piccola Impresa o dell'Artigiano Digitale, occorre, peraltro, riconoscere che si tratta di dimensioni non riconducibili alla microprofessionalità o alla microimprenditorialità del tessuto nazionale del Nostro Settore, polverizzato dimensionalmente e atomizzato culturalmente.
Certo: è possibile contrapporre a icone di espansione urbana estraeuropee o a figure di sostituzione urbana transalpine, immagini domestiche di distretti urbani assai più intricati da essere conservati o sostituiti.
Epperò, serve domandarsi se solamente declinando una sequenza di espressioni ripetute a oltranza (da Rigenerazione Urbana a Progettazione Partecipativa), ovvero se proponendo soluzioni fiscali e finanziarie inedite, si possa generare una vera sequela.
La sensazione, cui si riferisce il titolo di questi brevi pensieri, è, appunto, quella per la quale lo schieramento terminologico ampio che dal Circolare giunge al Sociale non cerchi, in ultima analisi, che di conservare gli assetti organizzativi e gli apparati mentali esistenti, resistenti più che resilienti, in un misto tra incredulità e scetticismo nei confronti delle, buone o cattive, novelle.
E' molto difficile, ad esempio, nella querelle che concerne l'implementazione delle "nuove" regole inerenti ai contratti pubblici di appalto e di concessione, attribuire con esclusività le ragioni e i torti (anche perché i main stream oscillano pericolosamente: dalla negazione dell'appalto integrato, ora, al contrario, invocato e rimpianto, alla soft law, prima acclamata, ora contestata), all'interno di un giuoco per il quale alcuni si atteggiano, per l'ennesima volta, a consiglieri del principe intenti a riformare dall'alto i mercati con provvedimenti illuminati e, dall'altro, altri si ingegnano a dimostrarne l'impraticabilità, secondo un déjà vu da Anni Novanta.
E' necessario, però, domandarsi: di fronte ai Decisori Politici e Finanziari, oggi, peraltro, afflitti, a loro volta, da crisi sistemiche e strutturali, è sufficiente proporre questo armamentario di immaginari che appaiono nuovi nominalmente, ma che non sono affatto sostanzialmente inediti (anzi, in precedenza, spesso disertati e ora evocati con un significativo sfasamento temporale)?
Questa è la ragione per cui, a mio avviso, si rendono urgenti gli Stati Generali del Settore: per poter riflettere con brutale franchezza su ciò che il Comparto oggi sia e su quali margini reali di evoluzione si possa ragionare sui tempi brevi e sul medio-lungo termine di una transizione che, al momento, somiglia piuttosto a una inazione.
In caso contrario, come giustamente osservato dai principali analisti del mercato, i fenomeni di differenziazione disomogenea prevarranno, tra cui il Digital Divide oggi già embrionalmente palese, che vede protagonisti positivi, a proposito della Digitalizzazione, non solo i Grandi Campioni Nazionali che operano sui mercati più avanzati, ma anche i Medi e Piccoli Operatori di Nicchia dispersi geograficamente.
E' chiaro, però, che, in questa eventualità, saranno le Rappresentanze a subirne le conseguenze, in termini, appunto, di Rappresentatività e che, dunque, Politiche e Strategie Industriali a livello nazionale, a livello di Sistema delle Costruzioni, saranno, purtroppo, assai più impervie da essere praticate.
Consideriamo, ad esempio, la cosidetta Centralità del Progetto: una categoria indiscussa, per molti, che dovrebbe condurre a un trasferimento pressoché completo del sistema di responsabilità (non solo sull'Esecuzione, si badi bene; bensì pure sulla Gestione dell'Opera, vale a dire sulla Operazionalità del Cespite nel Ciclo di Vita).
A parte il fatto che il Generale direbbe "vasto programma", ciò, prendendo per buone le suggestioni dell'Architetto del File-To-Factory, implicherebbe la Imprenditorializzazione, o almeno la Imprenditività, dei Professionisti: prospettiva di grande fascino, ma sicuramente non allineata ai desiderata della maggior parte degli Attori di questo mercato, temo.
Non è, allora, forse giunto il momento di fare seriamente il punto?