La Qualità degli Investimenti nel Settore delle Costruzioni

Le tragiche, drammatiche, vicende umane del sisma laziale e marchigiano, su cui, peraltro, i mezzi di comunicazione hanno costruito, come spesso accade, una narrazione non sempre appropriata, ha, infine, dato la stura a una sorta di allineamento di tematiche che parevano sinora tra loro piuttosto distanti, generando, a mio parere, un forte rischio di fraintendimento.
Prima di tutto, occorre osservare come, da tempo, con riferimento al Prodotto Interno Lordo, al Prodotto Nazionale Lordo, al Debito e al Disavanzo, si siano fatte insistenti le richieste al Governo di incrementare significativamente il volume degli Investimenti Pubblici, specialmente in conto capitale e, di conseguenza, nel capitale fisso sociale. 
Questa posizione, che, tuttavia, deve confrontarsi con la scarsità dei mezzi finanziari a disposizione dello Stato, e coi noti vincoli comunitari, oltre che con una scarsa preparazione nel PPP, è sembrata fortemente caratterizzata da un accento prettamente quantitativo, a differenza, ad esempio, da quanto accade nel Regno Unito in merito alla cosiddetta Digital Built Britain e alle intenzioni del Governo May sulla questione. 
Tale filone interpretativo si è, quindi, concretato nella immagine di un Piano Sistemico di lungo periodo di natura plurimiliardaria, incentrato sulla mitigazione del rischio sismico e di quello idrogeologico/ambientale. 
Accanto a una simile ipotesi, è, poi, immediatamente comparsa, addirittura, l'opzione di agire draconianamente, tramite l'Edilizia di Sostituzione, sull'intero patrimonio immobiliare risalente agli Anni Cinquanta e Sessanta, di proprietà pubblica e privata. 
Non poteva, infine, non palesarsi nuovamente la proposizione in merito agli incentivi e alle agevolazioni fiscali per gli interventi di Riqualificazione: creando, al di là delle intenzioni, una sorta di competizione tra il versante energetico e quello sismico.
A un occhio disincantato e critico, tutto ciò non può che sollevare forti perplessità, per una serie di ragioni che si cercherà di enunciare e di argomentare. 
In primo luogo, in Italia, come in Germania (si veda il recente rapporto di Roland Berger), la Produttività del Settore delle Costruzioni è largamente insoddisfacente in confronto a quello delle Manifatture, essendo, talvolta, additato, il primo, a livello macroeconomico come uno dei principali imputati della modesta Crescita dell'Economia Nazionale. 
In secondo luogo, le politiche di natura fiscale hanno sì, in parte, sostenuto il Comparto nei lunghi anni della Grande Recessione (ovvero delle sue diverse fasi), al prezzo, però, di confermare un tessuto professionale e imprenditoriale atomizzato, troppo frammentato e conservativo per essere culturalmente e operativamente spendibile nell'era dell'Economia Circolare e Digitale. 
A prescindere dalla professionalità dei Professionisti e degli Imprenditori, sovente riaffermata, come logico, dalle Rappresentanze, ciò che sembra non essere colto è il fatto che tutto quello che assume un carattere strutturale e sistemico si dovrebbe basare sulla dimensione territoriale integrata. 
Il che, nelle fattispecie, significa che, nell'epoca delle grandi agglomerazioni urbane geospazialmente «intelligenti», occorra una Imprenditorialità Territoriale e Multi-Disciplinare che francamente è tutta da costruire. 
Ha davvero senso immaginare una Politica Industriale Sistemica sui temi citati, al netto delle complicazioni amministrative e procedurali, sostenuta dalla triade Circolare/Digitale/Sociale, senza, in precedenza, riflettere sulla strategia aggregativa di riconfigurazione dei tessuti professionali e produttivi e sul coinvolgimento obbligato, dalla Digitalizzazione, nel Comparto di Financial Arranger, Multi Utility, ICT Company e altre Entità legate alla Smartness (Smart City, Smart Living, ecc.)? 
L'impressione, dunque, è che si pensi di dispiegare, con una forte caratterizzazione quantitativa (tutta da verificare, del resto, nelle disponibilità effettive), iniziative sistematiche e sistemiche attraverso l'attuale, immutato, paesaggio committente, professionale e imprenditoriale.
Sarebbe, a mio avviso, una opzione controproducente, oltre che una occasione mancata. 
Gli Investimenti Pubblici, al contrario, dovrebbero implicare una Riconfigurazione del Settore, piuttosto radicale, al fine di non maturare ulteriore ritardo a livello internazionale.
È, perciò, auspicabile che il Settore metta a punto una Piattaforma condivisa da tutte le Rappresentanze, se davvero intende proporsi credibilmente e con opportuna Reputazionalità per Grandi Programmi Strategici.
Serve, in altri termini, una Visione Originale sostenuta da un tessuto committente, professionale e imprenditoriale «ricostruito», se si vuole evitare di generare elenchi di interventi affiancati da quadri economici, tutti incentrati sulla Capital Expenditure, anziché sulla Total Expenditure.