BIM e pensiero computazionale

In UNI da tempo si è lavorato per realizzare una normativa specifica per il BIM e finalmente si vedono i primi risultati.
Tra poco sarà in Inchiesta Pubblica Finale la UNI 11337 dal titolo: “Edilizia e opere di ingegneria civile - Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni”.
Sarà suddivisa in 8 parti:
  • parte 1: Modelli, elaborati e oggetti informativi per prodotti, processi;
  • parte 2: Criteri di denominazione e classificazione di modelli, prodotti e processi;
  • parte 3: Modelli di raccolta, organizzazione e archiviazione dell’informazione tecnica per i prodotti da costruzione (schede informative digitali per prodotti e processi);
  • parte 4: Evoluzione e sviluppo informativo di modelli, elaborati ed oggetti;
  • parte 5: Flussi informativi nei processi digitalizzati;
  • parte 6: Esemplificazione di capitolato informativo;
  • parte 7: Requisiti di conoscenza, abilita? e competenza per le figure coinvolte nella gestione digitale dei processi informativi;
  • parte 8: Organizzazione delle figure coinvolte nella gestione digitale dei processi informativi.
 
In realtà ad oggi sono disponibili solo le parti 1, 4, 5 e 6; il resto a seguire. È comunque materiale che ha bisogno di essere digerito e sarebbe bene che i progettisti italiani cominciassero a discuterne.
 
Come è stato evidenziato dal coordinatore, Alberto Pavan, la norma è affetta da una anomalia.
Questo tipo di norme sono di solito il precipitato dell’esperienza operativa, in questo caso la norma anticipa l’applicazione del BIM, invertendo i tempi, pur se realizzata da progettisti (ancora troppo pochi) che operano nel quotidiano.
Si tratta di un passo importante, il punto di riferimento italiano per l’applicazione del BIM.
È interessante notare che in tutto il testo il termine BIM non appare. Il titolo: “Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni” è infatti già la definizione di BIM, o per lo meno una sua stretta interpretazione.
In altre parole: le regole per trattare tutte le informazioni che si verificano nelle diverse fasi di vita di una costruzione. Questo vale per tutti i soggetti interessati (dal committente ai progettisti, dall’impresa esecutrice dei lavori a quella che ne curerà la manutenzione.).
Il titolo è sufficientemente astratto per comprendere tutti gli aspetti che riguardano i “processi informativi”.
 
Di questo qui vorrei parlare e di alcune questioni alla base della reale diffusione del BIM.
 
Che le costruzioni siano realizzate attraverso una serie di processi è pacifico. Il concetto di processo come entità attiva che rappresenta l’esecuzione di un certo numero di azioni rimanda al Project Management, disciplina che precede il BIM e di cui è premessa essenziale.
La conoscenza dei principi del PM è infatti una chiave di lettura della UNI 11337 e senza questi riferimenti diventa difficile comprenderne i passaggi. Anche questo termine non appare esplicitamente, ma è di lì che si parte.
Altra componente essenziale che si ricava dal titolo è l’aspetto “informativo” della questione.
Informativo in quanto la norma si occupa delle informazioni di cui ogni processo è costituito, attraverso un’altra disciplina: l’Informatica.
E qui forse le cose stanno ancor peggio rispetto al PM.
Qualche riflessione.
Che la Matematica sia oggetto di studio dalle elementari credo che nessuno se ne stupisca.
Stupefacente invece è che non lo sia anche l’Informatica che sempre di più entra nella vita di tutti i giorni. La diffusione nel sociale con i vari Facebook, Twitter, Linkedin è un’ulteriore prova della sua pervasività.
Questo però è un’evoluzione recente, fino a non molti anni fa era dominio di uomini e donne in camicie bianche che, come sacerdoti di una religione sconosciuta, officiavano con grossi scatoloni lampeggianti.
Poi arrivò l’era del Personal Computer e fu massa. Il software cercò di adattarsi a queste necessità e nacque il cosiddetto “user freandly”, cioè per tutti.
 
Con una particolarità: che per usare programmi anche molto articolati come Word o Excel è possibile applicare il principio di Pareto, di cui ne propongo la santità (anche se in termini laici).
Pareto dunque: con il 20% di conoscenza dei comandi realizzo l’80% delle cose che mi servono, ma forse il rapporto è 2% contro il 98%.
Questo è un grande vantaggio, ma ha sviluppato un vizio capitale, la pigrizia.
Il rendimento che si ottiene dall’applicazione dell’informatica è così elevato che sembra non necessario rompersi la testa nell’approfondirne tutti gli aspetti.
Vero, ma questo potrà sempre essere così?
In fondo le conoscenze di base creano delle premesse, dei sottintesi che consentono la comprensione del mondo senza necessariamente arrivare all’applicazione. Nessun ingegnere calcola integrali a mano, ma senza possederne il concetto è difficile comprendere le Norme Tecniche per le Costruzioni.
Tutto questo lo si può riassumere attraverso una modalità di pensiero: come esiste un pensiero filosofico, un pensiero politico, un pensiero matematico, esiste una pensiero che possiamo chiamare computazionale.
Pensiero che comprende la visione di come l’informatica descrive il mondo.
Di questo ne parlerò più estesamente nella prossima puntata.