Geologia e geotecnica: una querelle infinita, inutile e dannosa

In queste settimane, sotto gli auspici e per iniziativa dell’attuale Consiglio Nazionale Geologi, pare sia stato trovato un accordo con il Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici in relazione alla nuove NTC così come approvate nell’adunanza generale del 14 novembre 2014.
Secondo quanto emerso dalla stampa il Presidente del CSLLPP si sarebbe detto d’accordo a rivedere alcune parti del testo ed in particolare i contenuti della Relazione Geologica nonché il superamento della dicotomia indagini geognostiche per la relazione geologica e indagini geognostiche per la relazione geotecnica.
Probabilmente c’è qualcuno che pensa che i geologi italiani siano tutti caporali e, come tali, vadano trattati. Con tutto il rispetto dei Caporali, quelli veri intendo.
Intanto va detto che gli argomenti da rivedere furono oggetto di un documento predisposto e consegnato personalmente al Presidente Sessa da chi scrive e dall’allora Presidente del CNG Gianvito Graziano. Secondariamente si arrivò all’assemblea generale del 14 novembre senza che, sostanzialmente, quelle indicazioni fossero recepite. E’ un fatto incontrovertibile che in quell’assemblea, dove non mi fu concessa la parola per illustrare, così come poterono fare altri, le ragioni del nostro dissenso mi dovetti limitare ad esprimere il voto contrario e consegnare al segretario le motivazioni scritte della nostra contrarietà.
Nulla perciò di quello che viene oggi presentato è frutto dell’elaborazione dell’attuale CNG, anzi devo ricordare che suoi autorevoli esponenti erano strafavorevoli alle circolari così come prodotte ma fortunatamente cassate o addirittura alla certificazione delle prove geofisiche.

Si deve sapere inoltre che durante la fase di dichiarazione di voto il Prof. Giuseppe Scarpelli annunciò preventivamente la sua astensione nel corso di un discretamente lungo ragionamento cosa che, per esempio, non potè fare l’Ing. Perrini in rappresentanza del CNI al quale la parola fu tolta in malo modo perché le cose che stava dicendo “erano risapute” e non c’era più tempo, come ebbe a precisare il Presidente del Consiglio Superiore.
Come ho già detto, nonostante il mio braccio alzato, la parola per la dichiarazione di voto non mi fu concessa ed il Presidente, ad un certo punto, aprì le votazioni per appello nominale.
Nel corso della chiamata, rigorosamente in ordine alfabetico, uno dei relatori andò a confabulare con il Prof. Scarpelli. Quando questi fu chiamato per il voto espresse, contrariamente a quanto aveva preventivamente annunciato, il proprio voto favorevole perché disse, aveva avuto assicurazioni che le sue osservazioni sarebbero state recepite.
Credo sia evidente l’anomalia di una tale procedura: si stava votando un documento che sarebbe stato cambiato in fase successiva. Fatto questo secondo me gravissimo che fa il paio con il tentativo di far votare anche chi non era fisicamente presente in aula nonostante fosse chiaro che i numeri erano abbondantemente favorevoli all’approvazione.
Questo era il clima.
Sono ovviamente contento se nuove sinergie vengono trovate grazie alla saggezza e alle doti diplomatiche del Presidente Peduto, ma permettetemi di dubitarne.

I miei dubbi nascono non solo dal metodo che si è utilizzato ma anche dai contenuti e dall’approccio metodologico che si vuol dare alle questioni geotecniche e geologiche. Due facce della medesima medaglia come qualcuno ha scritto e come io stesso ho argomentato su questa rivista, credo con sufficiente cognizione di causa ma, quel che più conta, senza alcuna smentita.
Chi ancora pensa che le due materie sono disgiunte fa torto alla storia ed alla stessa genesi della materia geotecnica oltre a commettere un grave attentato all’integrità del territorio. In questi tragici giorni successivi al terribile terremoto che ha colpito buona parte del centro Italia questa dicotomia è apparsa in tutta la sua evidenza. Non parlo ovviamente di geologi e ingegneri, parlo di chi la geotecnica la sa e quelli che non la sanno ma si improvvisano.
Non può esistere nessun corretto modello geotecnico senza un preventivo ed altrettanto corretto modello geologico. Ed il modello geotecnico, con tutto il rispetto, non deriva dall’ingegneria ma dalla geologia: è la geologia, nella sua accezione più ampia e vera, che ci fa distinguere litotipi macroscopicamente uguali ma dalle caratteristiche tecniche profondamente diverse che poi le prove geotecniche confermeranno o meno. E questa diversità di caratteristiche tecniche è figlia principalmente se non esclusivamente della genesi di quel litotipo e successivamente dalla storia geologica che lo ha coinvolto. È la conoscenza della geologia regionale che deve guidare la ricostruzione prima del modello geologico e successivamente di quello geotecnico.
Pensare che si possa programmare un indagine geognostica, o geotecnica come erroneamente qualcuno si ostina ancora a chiamarla, solo sulla base della struttura di progetto senza avere consapevolezza della geologia è un torto grave agli stessi principi ispiratori dei padri, quelli veri, della geotecnica. E ancora, pensare al sito di imposta dell’opera senza preoccuparsi della struttura geologica, della geomorfologia e della idrogeologia di una area ben più vasta è uno scempio intellettuale prima ancora che scientifico.

Io credo che chi ha responsabilità della categoria dei geologi, debba assolutamente considerare tutto quanto detto, per amore se non della verità almeno della professione e della dignità dei colleghi.