Gli effetti della grande deformazione gravitativa della Sila Nord-Occidentale, con sbarramento del fiume Crati

Spostamenti ed “effetti leva” nei terreni della Piana di Sibari, condizionata anche dalle tettonica trascorrente del Pollino

Riassunto.Nel Pleistocene superiore-inizio dell’Olocene, per il sollevamento tettonico della Sila (“crickogeno”), sul suo versante nord occidentale si è attivato un grande movimento gravitativo, che ha coinvolto un’area di oltre 1000 km2 ed un volume di circa 40 Mm3. Detto movimento ha sbarrato il fiume Crati all’altezza dell’attuale “Stretta di Tarsia”, originando un grande lago che si estese fino a Cosenza. Le masse in gioco comprendono unità di rocce intrusive e metamorfiche di alto e basso grado, ascrivibili alle Unità Alpine, depositi marini post orogeni del Pleistocene-Calabriano-Pliocene ed i depositi alluvionali clastici, terrazzati e non dell’Olocene. Alla sua attivazione ha probabilmente contribuito l’allargamento della piana di Sibari conseguente al movimento della faglia trascorrente destra del Pollino, che avrebbe esercitato un’azione di richiamo appunto verso NW (una sorta di “risucchio”), risentitosi fin nel versante silano.
Si tratta di un fenomeno che per le sue dimensioni può essere definito una Deformazione Gravitativa Territoriale Profonda (DGTP) e che a grande scala ha forme morfologiche analoghe a quelle delle mega-frane rotazionali multiple: con abbassamenti e basculamenti, “rigonfiamenti”, rotture multiple, innalzamenti al piede. Il fenomeno di macro-scala ha generato i presupposti per la franosità p.d. passata e futura di tutto quell’ampio settore territoriale silano, avendo agito a livello delle “strutture” delle rocce ivi affioranti, nonché del loro grado di alterazione chimico-fisica. Rilevante è stato lo spostamento delle aste fluviali del Fiume Crati e di altri corsi d’acqua verso nord, come pure l’effetto di sollevamento nelle zone di piede da parte delle rotture gravitative sepolte nelle unità Plio-Pleistoceniche, evidenziando un’epoca alquanto recente del gigantesco fenomeno gravitativo, che i fenomeni di erosione olocenici non hanno ancora mascherato o cancellato. Infine il tema del presente lavoro ha un indubbio significato per gli aspetti sismici del territorio in oggetto.

Fig. 1 - DEM dell’imponente fenomeno di deformazione gravitativa territoriale della porzione Nord-Occidentale del rilievo della Sila. Si può notare la profonda rottura dove si è impostato il T. Mucone, e poco a monte dell’abitato di Acri la profonda incisione dove defluisce il T. Coriglianeto. Nel suo movimento, anche con rotazione antioraria verso l’attuale Piana di Sibari, ha sollevato, compresso e spostato i corpi geologici in primo e secondo piano, determinando significative modificazioni geomorfologiche in tutta la piana. La valle dell’antico F. Crati è stata sbarrata creando un lago che giungeva probabilmente fino a Cosenza. Si sono avute importanti variazioni degli andamenti dei paleo fiumi di quel territorio, tutti spostati e deviati verso i settori settentrionali e occidentali rispetto ai loro primitivi percorsi


Introduzione
Alcune aree, specialmente se interessate da fenomeni di sollevamento tettonico recente presentano lineamenti morfologici comparabili, a grandissima scala, con quelli delle mega-frane rotazionali multiple (Varnes, 1978), abbassamenti e basculamenti delle porzioni alte del versante, “rigonfiamenti” nelle loro parti medio-basse e possibili “estrusioni” al piede. Si tratta di aree le cui dimensioni raggiungono anche alcune decine di chilometri quadrati, che sono state interessate da fenomeni di deformazione di macro-scala. Si tratta di deformazioni che, per le loro dimensioni, non possono immediatamente essere inquadrate nell’ambito delle Deformazioni Gravitative Profonde di Versante DGPV, (Stini, 1941; Jahn, 1964; Melidoro & Guerricchio, 1969; Ter-Stepanian, 1977; Guerricchio & Melidoro, 1981; Sorriso Valvo, 1984; Hutchinson, 1988). Potrebbero essere considerati fenomeni assimilabili a quelli tettonici ma che, essendo essenzialmente legati alla gravità, per le loro dimensioni possono essere definite di “Deformazione Gravitativa Territoriale Profonda” (DGTP), (Guerricchio 2010, 2014 e 2015).
Fenomeni di questo tipo sono stati riconosciuti sia in Calabria (Guerricchio 2014 e 2015), che in altre aree del territorio italiano (Guerricchio & Melidoro, 1996; Guerricchio, 2010; Galeandro et Al. 2013). In molti casi risultano legati al movimento di rocce lapidee di elevata rigidezza che si muovono su litotipi argillosi e/o lapidei di minore rigidezza meccanica, con pendenze motrici anche molto modeste. Nel territorio calabrese e della Sila in particolare sono stati riconosciuti movimenti gravitativi di rocce cristalline rigide in appoggio su unità come quelle filladiche che, in confronto, hanno un comportamento meccanico che può essere considerato “duttile-plastico” [Melidoro & Guerricchio, 1969; Guerricchio & Melidoro, 1981; Guerricchio & Ronconi, 1997; Guerricchio & Melidoro, 1998; Guerricchio, 1985; 1990; 1994; 2000; 2001; 2004; 2010; 2014; 2015; Guerricchio & Biamonte, 2007; Guerricchio & Mastromattei, 2007; Guerricchio & Ponte, 2009; Guerricchio et Al., 2001; 2003; 2006; 2008 a), b); 2012 a), b); Guerricchio & Simeone, 2012].
Il lavoro presenta un caso di fenomeno gravitativo di grande scala che può essere definito una DGTP (Figg. 1 e 2) che interessa il versante nord occidentale del massiccio della Sila. Esso riprende ed amplia i concetti ed i modelli geologico-geomorfologici già individuati in un precedente lavoro (Guerricchio, 2000) di questa enorme deformazione gravitativa.

Fig. 2. Veduta da ovest su un plastico geografico della DGPV, che ne mette in evidenza il corpo, interessato almeno da altre due rotture; il trench del F. Mucone, costituente il profondo "strappo" nelle sue parti alte e sinistre, l'espulsione dal profondo delle masse nella zona di un “primo” piede, ove le cinque piccole frecce definiscono anche il limite del conoide del F. Mucone. L’alta densità di drenaggio, poi, è indicativa della profonda disarticolazione delle masse rocciose coinvolte nella deformazione gravitativa, (da Guerricchio,2000).


Il fenomeno è stato favorito dal sollevamento tettonico della Sila (“crickogeno” secondo la definizione di Guerricchio (2014 e 2015) e dal movimento della faglia trascorrente destra del Pollino che, spostando tutta la catena de la Montea, la Mula, C.zo del Pellegrino, ecc., avrebbe esercitato un richiamo verso NW fin nel versante silano (Fig. 3).

Fig. 3 – DEM della Calabria settentrionale; la freccia rossa evidenzia il motivo del probabile richiamo (“risucchio”) del versante silano da parte del movimento trascorrente destro della faglia del Pollino che coinvolge la catena della Mula, la Montea, C.zo del Pellegrino, ecc., in movimento verso il Mar Tirreno

L’area coinvolta è di circa 1000 km2 e il suo volume circa 40 Mm3. Sbarrando il fiume Crati all’altezza dell’attuale “Stretta di Tarsia”, ha originato un enorme lago, qui denominato Lago Crati, di cui resta traccia nell’estesa, valle fino a Cosenza e nei suoi depositi Olocenici. La freschezza delle forme morfologiche e le deformazioni che hanno coinvolto i terreni anche del Pleistocene Superiore fanno datare il fenomeno gravitativo al Pleistocene superiore-inizio dell’Olocene. Anche il reticolo idrografico assume forme molto particolari, con andamenti, a “campana e/o a ferro di cavallo”, in quanto impostato lungo le rotture di piccola e grande scala della suddetta deformazione gravitativa.
Il movimento ha deformato anche i depositi marini post orogeni del Pleistocene–Pliocene-Calabriano, nonché, forse, anche i depositi alluvionali clastici, terrazzati e non dell’inizio dell’Olocene.

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