Miglioramento sismico e restauro architettonico: proposte progettuali per l'ex convento di s. Teresa a l'Aquila

La comprensione profonda dell'unicità di un monumento e dell'irriproducibilità della sua materia può essere una straordinaria sfida per la tecnica ingegneristica ad andare oltre i sistemi tradizionali di manualistica consolidata e studiare e sperimentare caso per caso soluzioni vincenti, tanto a problemi globali quanto a problemi di dettaglio. Il caso di applicazione è l'ex convento di Santa Teresa, un palazzo storico del centro dell'Aquila, parzialmente crollato durante il sisma del 2009 che presenta tuttora un quadro fessurativo molto serio e diffuso. Il progetto di intervento illustrato riguarda la riparazione ed il miglioramento sismico della struttura muraria integrato in un unico progetto di restauro, processo tecnico-culturale complesso. Il lavoro consta di una approfondita lettura del manufatto, di una rigorosa interpretazione dell'eziologia del danno, propone il confronto tra comportamento e danno reali e vulnerabilità riconoscibili prima del sisma, tra risultati di indagini visive e sperimentali e perviene a scelte tecniche che rispondono ad esigenze strutturali nel rispetto di specifiche istanze architettoniche, accostando a sistemi tradizionalmente adottati, proposte di soluzioni tecnologiche di dettaglio inusuali.

Consolidamento e restauro, il contesto post- sismico aquilano

In una società moderna che fa della storia la premessa del proprio avvenire eventi catastrofici devono essere monito e insieme occasione di riflessione e crescita culturale e scientifica.
Così il terremoto che ha sconvolto l'Abruzzo e in particolare la città capoluogo di l'Aquila nell'aprile 2009 si è rivelato un'impegnativa occasione di riflessione sul tema dell'intervento strutturale in edifici di alto valore storico-artistico. Il sisma ha infatti colpito duramente il patrimonio culturale locale in ragione dell'alta concentrazione di beni culturali nell'area dell’epicentro, dove numerosi edifici e complessi di rilevante importanza del centro storico hanno subìto crolli totali o parziali e presentano complessi quadri fessurativi.
Intervenire per mettere in sicurezza, risanare le ferite di questi immobili, dare loro la possibilità di accogliere nuovamente la vita pur senza negare l'evento traumatico e senza denaturare il loro pregio, è stato ed è ancora l'obiettivo dei progettisti che si trovano ad intervenire nello scenario aquilano.
Progettare un intervento tuttavia non è mai un atto neutro, poichè significa in ogni caso intervenire sulla materia che è parte costitutiva dell'opera d'arte architettonica; alterare la materia, anche nel proprio comportamento statico, significa modificare in ogni caso ed inevitabilmente i caratteri dell'opera.

Pertanto, nel riferirci al bene culturale, il consolidamento, la riparazione, il miglioramento sismico non possono essere atti con propria autonomia, ma devono essere parte integrata di un progetto di restauro, inteso come un atto pratico con una visione culturale globale.

Premettendo la necessarietà di modifiche per salvare preventivamente il monumento o recuperarlo, la premessa e la sfida tecnico-culturale stanno nel fatto che non esiste un’unica tipologia d’intervento per risolvere problemi strutturali o per riparare un edificio danneggiato, ma è necessario valutare tutte le possibili alternative e scegliere caso per caso quella migliore. La scelta progettuale migliore deve risolvere il problema strutturale alterando il meno possibile la materia, ed essere allo stesso tempo reversibile e compatibile con le tecniche ed i materiali originari. Può scegliersi di sacrificare, laddove sia necessario, una materia piuttosto che un’altra solo alla luce di un'attenta riflessione critica sulle istanze di cui il monumento è portatore e quindi la scelta deve essere indispensabilmente il risultato di un completo percorso culturale prima ancora che tecnico quale quello del restauro architettonico.

Devono quindi porsi in opera tutti gli strumenti di analisi per dar vita ad una presa di coscienza, ad un atto consapevole, operando un "consolidamento critico", così come definito da Giovanni Carbonara (1997).
Motivo per cui il professionista che si occupa delle problematiche strutturali di un progetto su un manufatto monumentale deve far propria la sensibilità verso la materia e gli aspetti culturali e interfacciarsi strettamente con il progetto di restauro architettonico accettando con spirito propositivo la sfida di risolvere anche in maniera originale, sempre caso per caso, le problematiche tecnologiche.

Il caso studio. L'ex convento di Santa Teresa a L'Aquila

L'oggetto dello studio-proposta di restauro, sviluppatosi nell'ambito di una tesi di master in "Miglioramento sismico, restauro e consolidamento del costruito storico e monumentale", è il complesso aquilano dell'ex convento di Santa Teresa, situato in via Roma, nel centro storico del capoluogo abruzzese, tra le chiese di San Domenico e di San Pietro di Coppito.
L'ex convento era diventato sede di attività culturali musicali e teatrali - l'associazione dei Solisti Aquilani e il Teatro Stabile d'Abruzzo - dopo aver ospitato funzioni scolastiche, reparti dell'esercito e, per periodi alterni, la congregazione religiosa di Santa Teresa e Sant'Orsola fin dal 1672; all'interno dei locali del convento è attestata anche la presenza di una chiesa fin dal 1678.
Il complesso, di forma rettangolare, ha dimensioni in pianta di circa 29x37 m e si sviluppa su due livelli fuori terra attorno a tre cortili interni (Fig. 1). Esso è delimitato su tre lati dalla viabilità pubblica, dalle strade Via Roma, Via S. Teresa e Via Barete, e su un lato dal Palazzo Vastarini-Cresi, edificio privato a cinque livelli.

Figura 1 - Il complesso dell'ex convento di Santa Teresa a l'Aquila in una vista prospettica. Sulla destra l'abside della chiesa di San Domenico. Sul retro il contiguo Palazzo Vastarini-Cresi

Pur potendo considerare l'ex convento una unità strutturale a sè stante ai sensi delle Norme Tecniche per le Costruzionii, nel corso del lavoro è stato necessario considerare anche le interazioni sismiche tra i due edifici adiacenti.
L'ex convento di Santa Teresa presenta una quadro fessurativo serio e diffuso e per questo motivo è stato dichiarato inagibile. In seguito sono state messe in atto una serie di opere provvisionali al fine di scongiurare ulteriori evoluzioni del quadro fessurativo.
Il complesso ha subìto inoltre il crollo di una porzione di muratura verso il cortile maggiore, il crollo di un setto murario interno e di ampie porzioni di solai ad essi collegati, nonchè un particolare e suggestivo scorrimento delle colonne con cernierizzazioni alla base e alla sommità delle stesse in un loggiato verso lo stesso cortile.
Lo stabile presenta numerose problematiche dal punto di vista statico-strutturale e allo stesso tempo affianca ai segni dell'ultimo abbandono quelli di una mancata manutenzione anche

La ricostruzione delle fasi storico-costruttive tra rilievo critico e analisi del tessuto urbano

Guidato dal metodo critico, lo studio monumento è stato volto alla maggior conoscenza possibile, estesa e puntuale del manufatto, nei suoi caratteri costruttivi e nella storia evolutiva che lo ha trasformato fino ad oggi. Lo studio condotto ha seguito la convinzione che riconoscere le fasi evolutive del manufatto possa essere un veicolo straordinario di informazioni per giungere alla conoscenza delle vulnerabilità strutturali e delle probabili cause dei danneggiamenti, spesso anche senza ricorrere all'ausilio di metodi sperimentali di indagine.
Esaminata quindi la documentazione storica circa la creazione e le modificazioni dell'immobile, si è condotto uno studio diretto sul manufatto operando una stretta correlazione fra la lettura materica, il rilievo geometrico e la lettura del tessuto urbano circostante con l'interpretazione della cartografia storica risalente agli anni 1600, 1753 e a seguire.

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