Scoprire il BIM significa trovare un nuovo metodo di progettare

Recentemente, in occasione di un incontro con professionisti del mondo delle costruzioni, mi è capitato di ascoltare un’osservazione assolutamente inedita per me.
Eravamo ormai alla fine di questo incontro introduttivo alla progettazione BIM, un incontro dai contenuti generali che permette di avere nel corso della giornata una visibilità ampia della progettazione BIM oriented quando, nel momento dei saluti, mi avvicina un partecipante e mi ringrazia per avergli finalmente chiarito il significato di BIM: avere trovato un metodo per progettare.

Semplificazione
Al momento ero abbastanza incerto al riguardo. Quanto affermato dal professionista può sembrare una ingenuità, ma in realtà merita di essere capita e approfondita.

In questi ultimi anni nel mondo della progettazione BIM in Italia, abbiamo avuto modo di vedere molti cambiamenti. Possiamo dire che fino ad un certo momento in Italia siamo stati più spettatori che protagonisti.

Il BIM in Europa si stava diffondendo fin da quando nel 2011 “Paul Morrell, allora Chief Adviser per il Settore delle Costruzioni del Governo Britannico, inaugurava una saga, quella degli UK BIM Level, che identificava con essa la Digitalizzazione, che ha avuto una straordinaria, quanto meritata, fortuna a livello internazionale.”

Possiamo identificare quanto è successo nel 2011 come il “punto di non ritorno” per il mondo delle costruzioni del continente europeo. Un momento che fissava date ufficiali di introduzione della progettazione BIM oriented (2016) e livelli ben precisi di standard (Level 2).

Infatti, pur essendo indicazioni dirette alle stazioni appaltanti pubbliche del Regno Unito, questa decisione ha portato anche altri Paesi membri dell’Unione Europea a muoversi in questa direzione. La Direttiva Europea del 15.01.2014 (European Union Public Procurement Directive, EUPPD) non è altro che il naturale sviluppo di quanto già era sorto in UK e prima ancora nel mondo con le normative ISO.
I paesi membri dell’Unione hanno avuto due anni per recepire quanto definito dalla Direttiva UE.
Questi gli antecedenti che hanno portato l’Italia a pubblicare il Codice Appalti (D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50) e soprattutto UNI a rielaborare la norma 11337 .

Tornando all’affermazione del professionista, sorge un ragionevole dubbio: perché fino ad ora non si è colto il valore intrinseco del BIM, ovvero il proporre un metodo di lavoro?
Scartando l’ipotesi che il professionista non abbia mai approfondito seriamente il tema della progettazione BIM oriented, potremmo pensare che forse il BIM, fino ad ora, sia stato identificato quasi esclusivamente con il possesso e l’uso di uno strumento di BIM authoring e non come un processo, un’attività collaborativa.

Se il BIM viene identificato con lo strumento utilizzato, si riduce il ciclo progettuale solo a quanto di propria competenza e quindi risulta molto difficile capire i vantaggi presenti in un ciclo BIM.
È un equivoco più comune di quanto si possa pensare, anche dopo questi ultimi anni di divulgazione.

Workflow BIM
Se analizziamo quanto presente nelle PAS 1192-2:2013 non possiamo non notare il grafico dell’immagine seguente.



Le fasi in cui viene scomposta l’attività di realizzazione dell’opera, fasi che vediamo numerate dalla uno alla sette, sono scandite da momenti decisionali (in rosso) e di controlli (frecce verdi tonde). Queste rappresentazioni grafiche stanno ad indicare l’esistenza di un flusso di lavoro ben preciso e codificato, che permette ai progettisti coinvolti nella realizzazione dell’opera di procedere, sicuri di aver eliminato possibili errori.

L’esistenza del “metodo” è quindi evidente.

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