Le contraddittorie velocità del cambiamento digitale nelle costruzioni

Il Settore non risponde, in Italia, come dovrebbe (alle sollecitazioni per la Trasformazione Digitale): si tratta di una questione che ormai inizia ad affacciarsi non troppo sommessamente.

Non che manchino (o che mancheranno a breve) i riferimenti legislativi forniti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, gli indirizzi contrattuali dell'Autorità Nazionale Anti Corruzione, i testi normativi di carattere operativo dell'UNI.
Neppure che si registri assenza di interesse per il tema nelle sue molteplici sfaccettature: tutt'altro, le iniziative formative «sulla Rivoluzione data dal BIM» proliferano sinanco nei luoghi più reconditi.

Il fatto è che, in ambito manifatturiero, la Digitalizzazione, conosciuta come Industria 4.0, un argomento complesso e instabile nei suoi rivoli, è oggetto di una politica industriale, il Piano Nazionale Industria 4.0, è frutto di Centri di Competenza, di Digital Innovation Hub, di politiche fiscali molto determinate a incentivare gli investimenti.
Soprattutto, sul PN Industria 4.0 si sono creati attenzione e consenso nel mondo produttivo, presso gli operatori economici, cosicché esso è assurto, a torto o a ragione, a Paradigma della Grande Trasformazione Digitale (non solo della Manifattura, ma anche del Lavoro e potenzialmente della Società).

Nel Settore delle Costruzioni, al contrario, la Digitalizzazione, che ovviamente eccede il BIM, e non di poco, appare oggi ancora e tuttora come una minaccia o come una promessa retorica, tipico il ritornello della inevitabilità (dilazionata), poiché la Grande Recessione ha come atrofizzato la progettualità prospettica delle classi professionali e imprenditoriali.

A parte l'invocazione, di prammatica, nei confronti di maggiori investimenti in infrastrutture e l'apprezzamento per i vari bonus energetici e sismici, manca, infatti, un versante dell'Offerta che abbia una visione sistemica e una vocazione innovativa nei confronti della Grande Trasformazione Digitale.

È bene, infatti, sapere che, per quanto ci si trovi solo agli inizi della Digitalizzazione, anche nel Regno Unito e nei Paesi Scandinavi, per dire di due riferimenti emblematici (e profondamente differenti: al di là delle apparenze), vi sia ovunque una convergenza tra i maggiori Player dell'ICT, da quelli più «tradizionali» per il Settore (come Autodesk, Bentley o Trimble), agli Over-The-Top che si occupano di Smart Home (come Amazon, Apple o Microsoft) e ai Big Player che guardano alle Operations (come IBM, Schneider, Siemens) sull'Interconnessione/Geospazialità (Internet of Things) e sulla Cognitività/Autonomazione (Artificial Intelligence).

Ciò vuol dire che i tratti del Settore dell'Ambiente Costruito potrebbero essere radicalmente cambiati per via del Valore dei Dati e dei MetaDati, tra non molto tempo, colla Smart City e colla Smart Land, a fronte, tuttavia, di premesse che appaiono molto ostative e che farebbero preludere per il Comparto, invece, a una Lenta Transizione.
A partire da questa contraddizione occorre lavorare, considerando che il Governo Italiano ha posto un forte elemento di originalità a scala europea colla «Obbligatorietà del BIM», oggetto di interesse negli altri principali Stati Membri.
Serve, però, affiancare alla disposizione di legge un Piano Nazionale Costruzioni 2025, connesso alla Riqualificazione Digitale della Domanda Pubblica e, sperabilmente, a una ritrovata vivacità dell'Offerta Privata.
 

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