Oltre il BIM: la Grande Semplificazione

Sui temi della Digitalizzazione e, in particolare, del Building Information Modeling, si respira un forte accento pragmatico, nel senso di invocare una  operatività spicciola che si riduca, infine, non al ricorso agli strumenti, bensì allo strumento: di BIM Authoring.
Si producano, dunque, i Modelli Informativi, preferibilmente solo tridimensionali, aggiungendovi qualche dato alfa numerico, possibilmente, dapprima, in misura limitata.
Tutt'al più, si realizzi la visualizzazione delle sequenze costruttive, il famigerato 4D.
Quando, poi, per diversi motivi, la committenza pubblica e privata inizierà a menzionare il BIM nei documenti di gara e di contratto, allora, si produrranno i Capitolati Informativi e i Piani di Gestione Informativa e si acquisirà l'intero gergo proposto dalle normative.
Una volta che il modello informativo federato avrà raggiunto la sua massima evoluzione, al termine dei lavori, esso potrà essere utilizzato per la manutenzione e per la gestione dell'opera.
Nel momento in cui le terminologie o i contenuti del decreto ministeriale e delle normative volontarie saranno divenuti di uso comune potremo, quindi, dichiarare avvenuta la normalizzazione del BIM, vale a dire, la sua riuscita neutralizzazione: o assimilazione?
Si tratta di una prospettiva che, per quanto lontana dalle massime aspirazioni e ambizioni, relativamente poco interiorizzata nei processi decisionali (a partire da quelli progettuali), rappresenta la direzione più probabile di disseminazione del fenomeno.
Ovviamente, ciò accade a partire dal carattere strutturale delle micro e delle piccole organizzazioni committenti (forse quelle maggiormente resistenti!), professionali e imprenditoriali che identificano il Settore.
Vi è, però, un altro modo per intendere l'affaire.
Al di là delle dichiarazioni sulla ineluttabilità e sulla virtuosità della digitalizzazione, è evidente in molti dei position paper e nei sentiment delle rappresentanze, a tutte le scale (da quella comunitaria a quella nazionale), una certa preoccupazione, addirittura avversione, non tanto verso gli strumenti della digitalizzazione, quanto verso la formalizzazione dei processi che la riguardano.
La Semplificazione, dunque, diviene la parola chiave.
Scartando l'interpretazione più ovvia e meno utile del riduzionismo (vale a dire una cattiva interpretazione del tema per riluttanza e impreparazione da parte del mercato), è palese come siano i processi innovativi, in parte inconsciamente, a turbare i sonni degli operatori sia per lo sforzo culturale che essi comportano sia per la compromissione di consolidati equilibri, o almeno per il loro disvelamento, la formalizzazione, che essi indurrebbero.

In realtà, paradossalmente, il «semplificare» potrebbe essere considerato sotto una luce affatto diversa, di «superamento» (anziché di elusione) del BIM.


Solitamente, infatti, si pone l'accento sulla clash detection e sul quantity take off, cioè sulla garanzia di coerenza nelle soluzioni progettuali e costruttive, da un lato, e sulla accuratezza dei volumi di produzione, da un altro.
Si tratta di una versione «conservatrice« del tema, perché, ammesso, non concesso, che sia convenienza del mercato che ciò accada, si tratta di rassicurare gli interlocutori sul piano dell'efficientamento delle prassi comuni, da «snellire», se ci riferiamo ad Agile & Lean.
Il fatto, però, è che il BIM funge da specchietto per le allodole, in quanto la scommessa, epocale, è di tradurre tutto ciò che avviene in dato computazionale, numerico.
Sono, infatti, i processi a dover diventare numerici, in vista del fatto che la (inter)connessione tra tutte le entità rappresenta il grande challenge dell'Industria dell'Ambiente Costruito.
In primo luogo, sono i dispositivi a essere digitalizzati e connessi (l'escavatore autonomo, il componenti impiantistico, l'elemento strutturale: gli Smart Construction Object, ecc.), ma, in seguito, la partita si trasferisce sull'essere umano (lavoratore o utente che sia).
Atteso il fatto che il conseguimento del cosiddetto UK BIM Level 2 impiegherà nel Regno Unito più tempo del previsto, come attestano le indagini più recenti, ci si dimentica che i livelli successivi concernano proprio l'Interconnessione Geospaziale e la Socialità Individualizzata (?).
Fuori da ogni metafora, il disegno chiaro è quello di portare gli operatori del Settore all'interno di contesti a scala urbana e territoriale (Smart Grid, Smart City, ecc.) per condurli, poi, nel grande business dell'Ambiente Costruito, i servizi sartoriali alla persona, a cominciare, non a caso, dalla prevenzione e dalla assistenza sanitaria.
Il passaggio decisivo per fare tutto ciò, però, è costituito dal portare progressivamente parti delle filiere e delle catene di fornitura all'interno degli ecosistemi digitali, ove quello che si è accennato possa accadere.
La Semplificazione, perciò, diviene probabilmente sinonimo di Transizione, in cui per molti micro operatori il passaggio potrebbe non avvenire attraverso il BIM, bensì in altri modi, pur a esso collegati.
Il Network Nazionale per il PN Industria 4.0 rappresenta un buon esempio di gestione dei passaggi transitori, ma sarebbe sbagliato invocarvi l'inclusione del Comparto delle Costruzioni. Serve, invece, un programma complementare che una Offerta Unitaria dovrebbe proporre ai Decisori Politici.
In ogni caso, è bene sapere che l'inclusione degli operatori negli ecosistemi digitali rende potenzialmente contendibili molti ruoli (UCL, non a caso, in via provocatoria, vi ricomprende quello dei progettisti) e muta le condizioni di Intelligence.
Si consideri, a mo' di esempio, una BIM Library, «luogo» in cui depositare e da cui prelevare «oggetti (merceologici)», manipolabili virtualmente secondo la più recente offerta grazie ai wearable device.
Singole entità, non necessariamente omogenee sotto il profilo informativo, teoricamente esaustive, ma, appunto, il cui valore principale deriva oggi dalla business intelligence generata dalle analitiche dei dati sulla attività degli operatori con riferimento al downloading, in termini di effetto vetrina.
È chiaro, tuttavia, che queste Library costituiscono in embrione il marketplace di sistemi costruttivi aperti e combinatori in cui in futuro (molto prossimo per la FFB) i diversi soggetti potranno aspirare, in termini di sistemi (edilizi, strutturali, impiantistici) a transare e a coordinare i micro operatori, anch'essi «esponibili», assieme ai micro committenti, ma anche ai grandi contractor e developer, nella Biblioteca.
Una Semplificazione che banalizzi un cambio di paradigma appare assai discutibile, una Semplificazione che ridisegni le relazioni tra gli operatori e agisca su una rinnovata nozione di prodotto immobiliare o infrastrutturale è altra cosa.
Ma digitalizzare una catena di fornitura o disintermediare i rapporti contrattuali sono azioni politicamente sensibili, economicamente nevralgiche, che andrebbero condotte, a partire dagli operatori tradizionali, con cognizione di causa per riconfigurare il Settore, non per disintegrarlo e per farlo conflagrare.

 

 

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