Principali vantaggi offerti dall’utilizzo di file IFC nell’interoperabilità BIM

Negli incontri con i professionisti interessati ad approfondire la natura della progettazione BIM mi capita spesso di dover affrontare la tematica della condivisione dei modelli BIM nell’Ambiente di Condivisione dei Dati (ACDat) .



Figura 1- ACDat tratto dalle UNI 11337:2017.5

Ricordiamo che l’ACDat, per citare quanto afferma l’ing Odorizzi di Harpaceas “è lo strumento per mezzo del quale la filiera potrà ottenere risultati importanti: l’archiviazione dei documenti già in fase di “work in progress” permette ai progettisti di individuare le vere origini di errori progettuali e scelte di progetto non ottimali; l’“AcDat”, inteso come strumento garante per tutte le parti in causa, potrà fissare e mantenere la provenienza del dato in termini di autore e data di approvazione consentendo di ricostruire le situazioni con efficacia come necessario per la gestione dei contenziosi, le strutture preposte alla gestione operativa del bene e al facility management potranno trovare nell’AcDat una tecnologia innovativa utilissima per le probabili riprogettazioni, integrazioni, o dismissioni delle strutture durante il loro ciclo di vita.”

Nonostante quanto affermato, la sola idea di dover condividere il proprio modello BIM con gli altri progettisti coinvolti nel lavoro genera spesso malumore e preoccupazione.
La paura di “regalare” il proprio know-how e quanto presente nel modello (in termini di simbologie parametriche intelligenti) a colleghi, blocca sul nascere la discussione.

Sicuramente alla base di questa diffidenza possiamo individuare esperienze passate non particolarmente fortunate che hanno prodotto una generale diffidenza nei progettisti verso la condivisione dei propri dati progettuali.

Per rispondere a quanto evidenziato, focalizziamo l’attenzione sulla differenza tra un BIM chiuso e un BIM aperto (openBIM).

Nel flusso tipico di un BIM chiuso vengono utilizzati formati prorietari, modelli BIM salvati e condivisi nel formato proprietario della piattaforma di BIM authoring con piattaforme di BIM authoring che possono leggere quello stesso formato. In sostanza una filiera di condivisione tra piattaforme di BIM authoring della stessa casa software.

Nel flusso BIM aperto, l’interoperabilità viene effettuata attraverso formati non proprietari, usualmente nel formato IFC .
Tra le referenze fondamentali a supporto di una progettazione BIM aperta citiamo sempre il Codice Appalti (DLGS 50/2016) per quanto afferma nell’art.23 comma 13 .

In un ACDat alimentato con formati openBIM, le piattaforme di BIM autoring architettoniche, strutturali, impiantistiche, caricano quindi dei modelli in formato IFC, non proprietario.

I modelli BIM così condivisi non perdono le proprie caratteristiche grafiche (Log) e di informazione (LOi) permettendo di poterle comunicare liberamente a tutti i progettisti della commessa BIM.
Perdono invece le caratteristiche native dei BIM authoring che le hanno generate.

È un passaggio fondamentale, è la possibilità di poter comunicare contenuti senza dover trasmettere anche le simbologie parametriche inserite nel loro formato nativo.
Utilizzando formati aperti di interoperabilità dei modelli BIM risulta evidente di come si riesca a superare rapidamente la diffidenza e difficoltà di condividere il proprio lavoro con altri progettisti.

La progettazione BIM oriented offre strumenti e processi di verifica e controllo che grazie all’utilizzo di formati BIM aperti, possono essere facilmente gestiti ed utilizzati dai progettisti, evitando i consueti problemi di lettura dei dati e di condivisione tra le parti in causa.

Per gestire al meglio la condivisione dei dati, è bene seguire delle procedure ben precise di realizzazione del modello IFC che di seguito vogliamo brevemente riassumere.

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