Il Mercato del BIM in Italia

Una delle domande che appaiono oggi più suggestive a proposito del BIM riguarda il valore del mercato corrispondente, argomento sul quale esistono diversi survey e report internazionali e per cui si annuncia per l'autunno la costituzione di un osservatorio rigoroso anche in Italia.

Il fatto sta nei possibili fraintendimenti che tale quesito genera, nel senso di indagare le transazioni commerciali inerenti agli strumenti oppure alla formazione su di essi ovvero la frequenza di scaricamento di oggetti da una BIM Library.

Meno convincente appare il criterio per cui si considerino le procedure competitive e i relativi contratti, in ambito pubblicistico e privatistico, in cui sia menzionato l'acronimo BIM: ciò per almeno due fondamentali ordini di motivi:

- la natura autentica di un quadro contrattuale che legittimi appieno le potenzialità del Building Information Modeling è esclusivamente collaborativa e multilaterale: ragione per cui in essi l'acronimo potrebbe anche non comparire esplicitamente;

- esiste già una larga porzione di documenti di gare di appalto in cui figura l'acronimo BIM che sono prive di Asset Information Model, di Employer's o Exchange Information Requirements (Capitolati Informativi), che richiedano la predisposizione di BIM Execution Plan (Piani di Gestione Informativa) e che presentano contenuti assai discutibili, potenzialmente fonti di contenzioso.

E', quindi, fondamentale bene esplicitare che, allo stato attuale, in mancanza di una classe committente in grado di istruire un procedimento o una commessa in maniera computazionale e che, soprattutto, che abbia interiorizzato le logiche digitali nei propri processi organizzativi, non si possa assolutamente parlare se non di gare di appalto o di concessione in cui incidentalmente compaia l'acronimo BIM: nulla di più.

A parere dell'autore, peraltro, se si volesse utilizzare un indicatore significativo per misurare il crescente interesse per il BIM si dovrebbe, piuttosto ricorrere alle Data Analytics che concernono le BIM Library.

Occorre affermarlo chiaramente, come, peraltro, il decreto ministeriale in materia probabilmente ribadirà con nettezza: servono stazioni appaltanti e amministrazioni concedenti qualificate e attrezzate, i cosiddetti Active BIM Client, di cui hanno trattato, in termini divulgativi, Richard Saxon e, in termini scientifici, Rafael Sacks.

I riferimenti obbligati, tra gli altri, per una Committenza Digitalizzata sono, infatti, a parere dello scrivente, l'agenzia demaniale federale statunitense, le aziende sanitarie norvegesi, quella che fa capo UCL, Felix Platter Spital, UK Gov Ministry of Justice, Crossrail, Trafikverket, Le Grand Paris, Great Portland Estates, e altre che non si menzionano solo per brevità.

È pericoloso, invece, proporre scenari relativi all'introduzione del BIM negli appalti e nelle concessioni, ovvero alla Digitalizzazione della Domanda Pubblica e Privata, esclusivamente sulla scorta del rinvenimento dell'acronimo BIM.

Quello che dovrebbe, infatti, proporre una strategia digitale per il Settore delle Costruzioni è una politica di progressivo acculturamento operativo del Settore a partire dalla committenza, in funzione di una competitività e di una rappresentatività del Sistema Paese nel contesto comunitario e internazionale: come a breve sarà evidente con la pubblicazione del BIM Handbook della DG GROWTH della Commissione Europea, grazie allo EU BIM Task Group.

Evitiamo di ricondurre le sofisticate logiche della Grande Trasformazione Digitale alla ricerca del «BIM» nei bandi e nei disciplinari di gara, concentriamoci sulla sfida proposta, a livello, comunitario dall'asse franco-tedesco, per valorizzare il decreto ministeriale italiano come riferimento comunitario.