Architettura e Informazione: Un Matrimonio della Ragione?

Il CNAPPC ha organizzato a Roma il 15 giugno 2017 un interessante seminario sul Building Information Modeling, significativo dell'attenzione che il Consiglio Nazionale ripone verso il tema della digitalizzazione, come emerso chiaramente dagli interventi introduttivi del Presidente Giuseppe Cappocchin e del Consigliere Delegato per l'Innovazione Marco Aimetti.
In estrema sintesi, il contesto nazionale e internazionale, dal diritto comunitario alla legislazione nazionale, è stato illustrato esaurientemente da Francesco Ruperto, mentre il quadro di acculturamento e di implementazione a scala continentale è stato esaustivamente descritto da Marzia Bolpagni.
A seguito dei contributi di inquadramento, dopo la presentazione di un utile supporto formativo messo a disposizione degli iscritti agli Ordini da parte del Consiglio Nazionale, curato da Umberto Alesi, Paolo Mezzalama e Giulio Drudi hanno accuratamente esemplificato il potenziale offerto dal metodo e dagli strumenti sia sul mercato domestico sia quelli comunitari e internazionali.
L'iniziativa rappresenta, dunque, l'atto iniziale di una serie di iniziative atte a sensibilizzare gli architetti italiani.
I dettagli degli interventi, riportati nelle presentazioni, seguiti anche da centinaia di professionisti in remoto, illustreranno meglio e più approfonditamente i singoli contenuti.
Qui, invece, preme osservare, prima di tutto, oltre dimensione e redditività, la necessità di comprendere meglio la natura delle relazioni reticolari che i micro e i piccoli studi già pongono in essere al fine di stabilire come la modellazione e la gestione informativa possa supportarne la formalizzazione o il rafforzamento che, tuttavia, dipende strettamente dalle condizioni societarie, juslavoristiche e fiscali al contorno.
Tralasciando, in questa sede, i portati evolutivi e le minacce identitarie che la digitalizzazione pone alla professione di architetto, sotto il duplice profilo dei rischi e delle opportunità, importa sottolineare come sia possibile immaginare di ripensare e di riconfigurare, ma anche di consolidare, in molti casi, tessuti e trame professionali esistenti.
Certo è che, però, per fare ciò, le analisi sulle effettive pratiche professionali e sulle loro geografie locali devono affinarsi e ricongiungersi ad altre tematiche, come le revisioni «tariffarie» e i ribassi nei confronti degli importi a base di gara.
Se, infatti, da un lato, si apre un grande dibattito culturale e operativo alto, tra analogico e digitale, tra modularità e generativismo, tra autorialità e responsabilizzazione, dall'altro, si dischiude la necessità di operare un grande lavoro basso sui presupposti contestuali che permettano il ridisegno della professione, per fare riacquisire a essa una centralità spesso perduta, agendo non solo sui fattori culturali da «legge per l'architettura».
Se, dunque, la cultura del dato, il rapporto, cioè tra creatività e informazione, appare per la cultura e per la professione architettonica, certo stimolante, ma anche coattivo, così come è stato per tutto il Novecento Analogico, nel Duemila Digitale quello che, nei casi migliori è stato un «matrimonio della ragione», mai veramente interiorizzato, può divenire una preziosa occasione di valorizzazione reputazionale.
Il seminario si chiude, perciò, sul classico interrogativo che riguarda la digitalizzazione delle professioni tecniche (e non solo): trattasi di innovazione incrementale o radicale? 
Siamo, pertanto, in presenza del consolidamento o del rilancio della professione liberale oppure ci troviamo alla soglia di una imprenditività «neomedievale» che faccia dell'architetto, insidiato sul terreno, ormai divenuto «contendibile» della progettualità, un intraprenditore?
Non si tratta, evidentemente, di un quesito accademico: esso, comunque, troverà forse una risposta nella triangolazione tra l'architetto e i suoi consulenti tecnici, il committente nonché i gestori e i loro utenti.