L’installazione di Linee Vita: cosa, come e perchè

Spazzacamino, lattonieri, antennisti: ecco solo alcuni dei profili esposti al rischio di caduta nel corso della propria attività lavorativa. In particolare, viene considerato lavoro in quota un’attività svolta ad un’altezza superiore ai due metri rispetto ad un piano stabile.
Secondo le statistiche dell’Inail, le cadute dall’alto sono fra le principali cause di morte sul lavoro: fra i più colpiti si trovano uomini residenti in Italia Settentrionale con un’età compresa fra i 35 ed i 49 anni.
 


Le conseguenze di una  caduta
E’ chiaro da subito che tali mansioni sottopongono i lavoratori a rischi e pericoli che possono tramutarsi in incidenti talvolta anche gravi. La caduta di un operatore genera una forza di arresto forte al punto tale da poter compromettere gli organi interni del corpo, così come possibile è il rischio di impatto contro una parete o un ostacolo per via dell’effetto pendolo. Ancora, l’operatore potrebbe subire gravi danni all’apparato circolatorio qualora rimanesse sospeso per molto tempo prima del recupero.
Viste le serie conseguenze sopra elencate, risulta chiaro che la miglior arma per la sicurezza di chi opera in quota sia la prevenzione: è necessario fare il possibile per evitare la caduta.
Per questo deve essere prevista l’installazione di sistemi finalizzati a tutelare gli addetti ai lavori contro le cadute dalla copertura: i sistemi di protezione collettiva, quali per esempio i parapetti, sono la prima soluzione consigliata, trattandosi di una protezione sempre attiva ed in grado di proteggere più lavoratori contemporaneamente. Quando non è possibile seguire questa strada, allora devono essere predisposti sistemi di protezione individuale, composti da ancoraggi ai quali ancorare dispositivi di protezione individuale (DPI 3° categoria).

Quando installare una linea vita: leggi e norme
Ad integrazione del Decreto Legislativo 81, che richiede di prevedere misure di sicurezza a protezione degli operatori in quota e che rimanda alle norme tecniche UNI 11560, UNI 11578, UNI 11158, alcune Regioni Italiane hanno legiferato in merito. La prima è stata la Toscana, seguita da Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Lombardia e poi ancora da Liguria, Umbria, Sicilia, Marche e Sardegna.
 
Secondo tali regolamenti regionali, i sistemi di ancoraggio devono essere installati sugli edifici per permettere un accesso sicuro alla copertura per opere di manutenzione periodica o straordinaria.
 
In molti casi, l’obbligatorietà viene applicata anche in caso di ristrutturazioni di edifici già esistenti.
Anche la progettazione ed il montaggio sono soggetti a normative per alcune regioni: in Emilia Romagna, per esempio, il Testo Unico (D.L. n. 81/2008) impone l’obbligo di creare una documentazione comprensiva delle soluzioni progettuali e relativi criteri generali di progettazione, della relazione di calcolo, della certificazione e manuali di prodotto, della dichiarazione di corretto montaggio da parte dell’installatore ed, infine, delle istruzioni d’uso del sistema per permettere agli utilizzatori di effettuarne un corretto utilizzo.
 
Dopo l’installazione di una linea vita è inoltre fondamentale effettuarne il collaudo e periodiche revisioni: almeno una volta all’anno, oppure prima del riutilizzo se non utilizzate per lunghi periodi o ispezionare in seguito ad una caduta di un utilizzatore, come previsto nell’articolo 916 della norma UNI EN 11158.
 
Per informazioni www.sicurpal.it