Edifici in CLASSE A anche in estate - con i CAM, riconosciuto il valore della massa

ANDIL 29/08/2017 1634

Alla pubblicazione dei decreti ministeriali sull’efficienza energetica in edilizia (giugno 2015), ANDIL tuonò con un comunicato dal titolo eloquente: Difendersi dal caldo... I decreti del MISE non funzionano.
Roma non è Bruxelles: bene la prestazione invernale, pessima quella estiva era poi il sottotitolo che sintetizzava il pensiero dell’industria dei laterizi, che riteneva adeguato il grado di isolamento imposto agli involucri edilizi, ma assolutamente ignorata la valutazione dell’inerzia termica per poter controllare il comfort abitativo.
È questa la vera critica, mossa dall’industria italiana dei laterizi: l’aver ignorato il contributo che le strutture massive, dotate di inerzia termica, che caratterizzano il modo di costruire in Italia, apportano in modo passivo al comfort termo-igrometrico.
L’Europa aveva suggerito la strada per la progettazione di edifici a consumo netto nullo, avendo in mente, per questioni climatiche, il solo tema del consumo invernale e l’Italia, pur in un contesto climatico diverso, ne aveva recepito le impostazioni, non preoccupandosi dei consumi estivi, che sappiamo invece essere preminenti per il clima mediterraneo. Mentre, dunque, per la maggior parte dei Paesi europei il mantra è come difendersi dal freddo, la stessa ricetta non può funzionare in Italia. Con temperatura che in estate sfiorano per lunghi periodi i 40 gradi, è chiaro a tutti che in Italia il tema è più complesso e l’isolamento dal freddo, meno pungente che in Nord Europa, deve essere affrontato con una particolare attenzione anche alla questione estiva.

Ma lo scenario normativo è già cambiato, grazie ai CAM!

Si tratta dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici per la gestione dei cantieri della pubblica amministrazione (introdotti per la prima volta nel DM 24 dicembre 2015 del Ministero dell’Ambiente - Gazzetta Ufficiale n.16 del 21 gennaio 2016), che la Pubblica Amministrazione deve adottare per gestire i cosiddetti ‘appalti verdi’ per la progettazione e realizzazione di nuove costruzioni e ristrutturazione di quelli esistenti, come ad esempio le scuole.
La Pubblica Amministrazione è diventata, così, protagonista di una strategia di sviluppo sostenibile (GPP - Green Public Procurement), integrando i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di acquisto (nel caso specifico, di appalti pubblici) e incoraggiando, così, la diffusione di tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale. Uno strumento di politica ambientale, dunque, che favorisce lo sviluppo di un mercato di prodotti e servizi a ridotto impatto ambientale attraverso la leva della domanda pubblica. Le autorità pubbliche che intraprendono azioni di GPP si impegnano sia a razionalizzare acquisti e consumi che ad incrementare la qualità ambientale delle proprie forniture ed affidamenti. 
Successivamente, con l’ultimo DM dell’11 gennaio 2017 (su GU n.23 del 28-1-2017) sono stati aggiornati i “Criteri Ambientali Minimi (CAM)”  per l'edilizia attraverso l’«Affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici», di cui al precedente DM 24 dicembre 2015 (Gazzetta Ufficiale n. 16 del 21 gennaio 2016); mantenendo e rafforzando il riferimento alla capacità termica areica interna, funzionale anche al retrofitting energetico degli edifici esistenti, nel contenimento dei consumi energetici e ai fini di garantire il comfort; viene rimarcato che il 100% degli appalti aggiudicati dalla Pubblica Amministrazione saranno gestiti attraverso i CAM e classificati come ‘Appalti Verdi’. In ottemperanza a quanto indicato all’art. 34 del D.Lgs 18 aprile 2016 n. 50 (nuovo Codice Appalti), inoltre, le stazioni appaltanti inseriscono nei documenti di gara per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici e per la gestione dei cantieri, tutte le specifiche tecniche e le clausole contrattuali definite dal nuovo DM 11 gennaio 2017 per il 100% del valore a base d’asta. I CAM sono da tenere in considerazione, poi, anche ai fini della stesura dei documenti di gara per l’applicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
Sono numerosi i criteri che ANDIL ritiene ambientalmente validi (vedasi §) e che trovano risposta nelle peculiarità del laterizio, ma è alla valorizzazione della massa – ciò che non aveva fatto a pieno il DM 26/06/2015, ‘Requisiti minimi’ – per il risparmio energetico estivo ed il comfort indoor, che va l’attenzione e l’approvazione del settore. 
Introducendo il criterio della capacità termica areica interna periodica, viene rappresentato in modo semplice – è ottenibile dalla UNI EN ISO 13786:2008, ovvero dalla stessa norma e dagli stessi calcoli della trasmittanza termica periodica – il comportamento dinamico dell’involucro, considerando la profondità di penetrazione del flusso termico dall’interno.
In pratica, la capacità areica rappresenta lo spessore della massa termica interna che effettivamente contribuisce in estate a ridurre la temperatura superficiale interna ed a stabilizzare la temperatura degli ambienti. 
Le pareti ottimali dal punto di vista del comfort sono, quindi, quelle con capacità termica areica periodica interna più elevata, come le soluzioni costruttive massive in laterizio.
L’auspicio è che l’azione pioniera della Pubblica Amministrazione freni la corsa all’iper-isolamento invernale ed apra la strada del contenimento dei consumi estivi secondo le tecniche della bioclimatica, nella consapevolezza che la globalizzazione del settore delle costruzioni non funziona e che ad edifici omologati e standard, vanno preferite strutture in grado di relazionarsi col contesto climatico, ma anche culturale e materiale, secondo il modello della ‘casa mediterranea’.

CRITERI AMBIENTALI DI INTERESSE PER L’INDUSTRIA DEI LATERIZI 

§ 2.2.3 Riduzione dell’impatto sul microclima e dell’inquinamento atmosferico 
L’uso di materiali a alto indice di riflessione solare (Solar Reflectance Index) per limitare gli effetti della radiazione solare (effetto isola di calore). 
Una recente ricerca commissionata da ANDIL all’Università Politecnica delle Marche dimostra che la maggior parte degli ele-menti per copertura in laterizio soddisfano tali criteri. 

§ 2.3.2 Prestazione energetica (dall’ultimo DM è dell’11 gennaio 2017)
I progetti degli interventi di nuova costruzione, inclusi gli interventi di demolizione e ricostruzione e quelli di ampliamento di edifici esistenti che abbiano un volume lordo climatizzato superiore al 15% di quello esistente o comunque superiore a 500 m3, e degli interventi di ristrutturazione importante di primo livello, ferme restando le norme e i regolamenti più restrittivi (es. regolamenti urbanistici e edilizi comunali, etc.), devono garantire le seguenti prestazioni: 

  • L’indice di prestazione energetica globale EPgl,n,ren deve corrispondere almeno alla classe A3
  • La capacità termica areica interna periodica (Cip) riferita ad ogni singola struttura opaca dell’involucro esterno, calcolata secondo la UNI EN ISO 13786:2008, deve avere un valore di almeno 40 kJ/m2K. 

I progetti degli interventi di ristrutturazione importante di secondo livello e di riqualificazione energetica riguardanti l'involucro edilizio devono rispettare i valori minimi di trasmittanza termica contenuti nelle tabelle 1-4 di cui all'appendice B del DM 26 Giugno 2015 e s.m.i, relativamente all'anno 2021. In caso di interventi che prevedano l’isolamento termico dall’interno o l’isolamento termico in intercapedine, indipendentemente dall’entità della superficie coinvolta, deve essere mantenuta la capacità termica areica interna periodica dell’involucro esterno precedente all’intervento.

Le pareti ottimali dal punto di vista del comfort sono quelle con capacità termica areica periodica interna elevata e la maggior parte delle soluzioni costruttive in laterizio ha valori prossimi o superiori a 40 kJ/m2K. Le soluzioni leggere hanno valori notevolmente più bassi (intorno a 20 kJ/m2K) e non soddisfano tale criterio.

§ 2.3.5.2 Aerazione naturale e ventilazione meccanica controllata 
Garantire l’aerazione naturale diretta in tutti i locali in cui sia prevista una possibile occupazione da parte di persone anche per intervalli temporali ridotti (…) per una buona qualità dell’a¬ria interna.

Tale criterio assegna una preferenza alla ventilazione naturale nel controllo della qualità dell’aria e contrasta quindi l’iper-isolamento degli edifici, la cui gestione necessita della ventilazione meccanica per risolvere i problemi di smaltimento, in estate, dei carichi interni e di salubrità degli ambienti. 

§ 2.3.5.7 Comfort termoigrometrico
Al fine di assicurare le condizioni ottimali di benessere termo-igrometrico e di qualità dell’aria interna bisogna garantire con-dizioni conformi almeno alla classe B secondo la norma ISO 7730:2005 in termini di PMV (Voto Medio Previsto) e di PPD (Percentuale Prevista di Insoddisfatti).

Tale criterio introduce a livello normativo il concetto di comfort, che invece il DM 26/06/15 ed in generale la EPBD2 hanno totalmente trascurato. In questo ambito, il laterizio può essere avvantaggiato, basti pensare ad esempio alla capacità di ‘tam-pone igroscopico’ dei laterizi (moisture buffering) che compen¬sa e regola l’umidità interna. 

§ 2.4.1 Criteri comuni a tutti i componenti edilizi 
Almeno il 50% dei componenti edilizi e degli elementi prefabbricati (…) deve essere sottoponibile, a fine vita, a demolizione selettiva ed essere riciclabili o riutilizzabili. Di tale percentuale, almeno il 15% deve essere costituita da materiali non strutturali. 

Tale criterio valorizza la capacità dei materiali da costruzione di essere riciclati e riutilizzati, come avviene comunemente per le coperture in laterizio, ed in parte per i mattoni a vista. 

§ 2.4.1 Criteri comuni a tutti i componenti edilizi 
Viene attribuito un punteggio premiante per l’utilizzo di prodotti costituiti per almeno il 25% in peso da materiali estratti, raccolti o recuperati, nonché lavorati (processo di fabbricazione) ad una distanza massima di 350 km dal cantiere di utilizzo.

Il criterio valorizza l’utilizzo di materie prime locali, aventi un raggio di approvvigionamento inferiore a 350 km e premia, quindi, le fornaci, tipicamente, aventi le cave in prossimità dello stabilimento produttivo.