Architettura rurale in laterizio in zona sismica: dalla classificazione tipologica ai meccanismi di danno

Verso per un protocollo di conservazione
 
Si vogliono indagare qui le caratteristiche strutturali e le possibili vulnerabilità dell’edilizia rurale storica in area emiliana, esito di un sapiente empirismo che nel laterizio trova la propria soluzione tecnologica.
 
Per chi voglia occuparsi di edifici storici in muratura, una questione particolarmente interessante è quella posta dalla conservazione del “paesaggio rurale” (fig.1). Forse perché non ancora del tutto svelata nelle sue strutture fondamentali, o forse perché testimonianza di una “architettura naturale”, che sembra essersi sviluppata a margine delle teorie architettoniche e strutturali propriamente dette, l’edilizia rurale costituisce una sorpresa, offrendo dettagli costruttivi e ricercatezze materiali che stridono in affascinanti contrasti tra forma e funzione, ancora più sorprendenti se li si pensa collocati nell’ambito di un’edilizia “povera”.
 

Figura 1 - Edificio rurale tipico della pianura emiliana.
 
Il bello è che proprio dall’osservazione attenta di un’architettura marginale e funzionale, spesso priva di progettazione e di calcolo, si possono rintracciare le linee fondamentali di sviluppo della costruzione in muratura, che trova le sue radici in un sapiente empirismo più che in complessi calcoli strutturali.
 
La questione assume implicazioni ancora più interessanti quando si voglia indagare, di questa stessa costruzione, la vulnerabilità sismica, individuando criticità e proponendo soluzioni finalizzate a una conservazione integrata che ne rispetti configurazione e caratteri fondanti. Il grave evento sismico che ha coinvolto l’Emilia Romagna nel 2012 ha rappresentato, in questo senso, un’occasione particolarmente interessante per verificare gli esiti di un metodo costruttivo e, ancor più, i riflessi, quasi sempre negativi, di pretesi interventi di “adeguamento” eseguiti su antiche scatole murarie in questo modo troppo spesso stravolte nel loro originario comportamento (figura 2).
 
 
Figura 2 - Alcuni dei danni più frequenti riscontrati sugli edifici rurali dopo il sisma emiliano del 20-29 Maggio 2012
 
I danni registrati in quell’occasione hanno evidenziato con drammaticità la necessità e l’urgenza di una strategia di recupero e consolidamento – anche sismico – di tali edifici, la cui istanza conservazione svela però curiosamente un’anomalia: se infatti la normativa in materia di tutela, riserva al “paesaggio rurale” una particolare attenzione, in quanto testimonianza di valore etno-antropologico oltre che paesaggistico-ambientale, non dedica alcuna specifica prescrizione proprio a quegli edifici che nel tempo hanno “costruito” e disegnato tale paesaggio; solo in rari casi gli insediamenti rurali storici sono oggetto di specifico vincolo di tutela, mentre la maggior parte giace in stato di abbandono e conseguente avanzato degrado e dissesto, destinato a peggiorare in caso di sisma
In questo quadro, l’indagine strutturale e architettonica di tali edifici rappresenta un tema cruciale che solo una meticolosa individuazione dei caratteri costruttivi e degli eventuali similitudini di comportamento (sismico) può aiutare a risolvere con un sufficiente grado di affidabilità.
 
Quello che si vuole qui presentare è un breve viaggio nelle caratteristiche costruttive di edifici particolari, la cui stessa natura – locale e quasi “vernacolare” in quanto profondamente collegata e radicata al territorio – porta forzatamente a una precisa delimitazione del campo di studio: vale la pena quindi anticipare da subito i confini (e i limiti) di tale racconto, che sintetizza i risultati di una ricerca effettuata negli ultimi decenni su un numero significativodi architetture rurali storiche, nella regione Emiliana.
 
La fine, o meglio “il” fine, del racconto è la definizione di un metodo per il recupero di queste preziose testimonianze storiche, proprio a partire dal laterizio che le compone.

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A cura di ANDIL 

Articolo tratto da CIL 171