Il formato digitale e la conservazione dei dati: tra vantaggi e problematiche

Andrea Guido Sommaruga Ingegnere in Milano 07/09/2017 2138
Meglio la carta o il formato digitale? In realtà non c’è un vincitore. L'uomo ha bisogno di entrambi e quando vuole può sempre prendere delle lettere stampate e trasformarle in bit, oppure prendere tanti bit memorizzati su un disco e trasformarli in lettere stampate. Lettere e bit sono due mondi affascinanti e complementari; oggi non si può pensare che uno dei due vinca sull'altro, ci servono entrambi.
 
La tecnologia è come una medicina, se presa nelle giuste dosi ed al momento giusto fa bene, altrimenti può essere pericolosa.
La tecnologia corre e l'informatica ne è l'esempio eclatante. Le tecnologie passano come dei lampi ma al contrario dei lampi lasciano una traccia. Se sono state usate si lasciano alle spalle attrezzature e sistemi che diventano rapidamente obsoleti. La continua innovazione tecnologica ha come conseguenza il proliferare di vecchi sistemi. Sui nuovi sistemi viene fatta ricerca, studi e prove; ai vecchi sistemi è lasciato il compito di garantire la sopravvivenza dei loro dati nel tempo, e questo non è un compito facile: le minacce sono tante.
 
Gli archivi in formato digitale sono destinati a durare nel tempo solo se la tecnologia su cui si basano decide di dargli il tempo; se cambia troppo velocemente decreta l'obsolescenza dell'archivio e questa, soprattutto in campo informatico, non è una cosa che può lasciare tranquilli.
 
I bit esistono solo se c'è un supporto in grado di memorizzarli, vuoi che sia un supporto ottico, magnetico o anche una vecchia scheda perforata, ma questo supporto è essenziale per i bit; non vivono senza di esso.
Il supporto può danneggiarsi; ha tanti nemici. La polvere, lo sporco, l'umido, il calore, gli ultravioletti, i campi magnetici, i graffi sono solo alcuni dei nemici giurati dei bit.
 
La carta ha altre regole, vive nel suo mondo ovattato ed ha meno nemici. Teme il calore e l'acqua ma non ha troppa paura degli anni. Se ben conservata il suo declino è lento; resta più o meno leggibile per anni o meglio secoli. Poco alla volta peggiora ma si riesce quasi sempre a decifrarne il contenuto, magari a fatica ma si riesce. Ancora oggi ci sono reperti dell'antichità come i papiri egiziani; e si leggono! Il loro supporto, il papiro, ha sfidato i secoli e la loro tecnologia, l'inchiostro, ha vinto il tempo.
 
I bit hanno il timore del tempo; per il supporto che li memorizza il tempo è un nemico giurato. A differenza della carta i bit non possono guastarsi lentamente; per loro la regola è: “o tutti o nessuno!
Un archivio digitale può infatti essere irrimediabilmente compromesso solo per la perdita di pochissimi bit che lo compongono; per il calcolatore non ha più senso.
Un enciclopedia stampata può deteriorarsi lentamente negli anni, può perdere delle lettere, delle frasi, dei capitoli ma qualcosa di leggibile resta fino alla fine; con i bit no!
 
Purtroppo per i bit c'è un altro grave problema: esistono solo se c'è un supporto in grado di memorizzarli ma hanno un senso solo se c'è un programma in grado di interpretarli.
Questo sembra una cosa da poco ma non è così. Un documento in formato digitale è una sequenza di bit che ha un senso solo per il programma che li ha creati.
Il tempo deve quindi essere sfidato da una coppia di inseparabili amici dei bit; il supporto ed il programma. Se anche uno solo dei due viene a mancare crolla tutto e l'archivio si perde.
 
I bit si organizzano; stringono una stretta alleanza con i loro supporti ed i loro programmi riuscendo a strappare una seppure debole promessa di durata nel tempo; possono dire di essere salvi?
E' una domanda impegnativa. I bit possono vivere tranquilli, memorizzati al sicuro sui loro supporti in attesa che il loro programma li elabori, ma hanno ancora bisogno di una cosa per vivere: una fonte sicura di energia.
Non è banale; senza energia elettrica, alla luce del sole, posso leggere un libro ma sicuramente non posso ascoltare un CD, anche se i suoi bit sono tutti memorizzati ordinatamente sul supporto ottico ed il programma del riproduttore è disponibile per interpretarli. Senza una fonte di energia un archivio digitale è senza vita.
 
Ma allora i bit devono scappare davanti alle lettere stampate?
Sicuramente no, devono imparare a convivere. Le lettere stampate sono più spavalde quando si parla di anni e di secoli ma i bit ringiovaniscono quando si parla di spazi e di distanze.
La carta ha un certo volume, un certo peso e quando si tratta di fare tanti chilometri si muove molto lentamente anzi, fosse solo per lei non si muoverebbe proprio per nulla.
 
I bit vincono, si comprimono, stanno in poco spazio e corrono sui fili ad una velocità folle. In un attimo fanno il giro del mondo; l'energia che dà loro la vita la sanno sfruttare a fondo.
Sono dei maratoneti, in pochissimo tempo si spostano tra luoghi lontani. Hanno tanti amici con cui vogliono restare spesso in contatto; portano la nostra voce e le nostre idee in giro per il mondo, ed in questo ruolo sono proprio imbattibili!
 
L'uomo legge i libri con calma e con piacere; segue i suoi ritmi.
I programmi leggono i bit ad una velocità da fare invidia alle povere lettere stampate. In un attimo elaborano tantissime informazioni, fanno confronti, ricerche e calcoli. In pochissimo tempo sono in grado di trovare per noi la cosa che cercavamo e che tra i cari vecchi libri avremmo trovato solo con tanto tempo e tanta fatica.
Chi è il vincitore ? Nessuno dei due: è un pareggio. L'uomo ha bisogno di entrambi e quando vuole può sempre prendere delle lettere stampate e trasformarle in bit, oppure prendere tanti bit memorizzati su un disco e trasformarli in lettere stampate.
Lettere e bit sono due mondi affascinanti e complementari; oggi non si può pensare che uno dei due vinca sull'altro, ci servono entrambi.
L'importante è utilizzare con criterio quello che abbiamo. Inutile pensare di fare muovere la carta ed inutile pensare di archiviare dei bit per dei secoli.
E' tutto così semplice e così in armonia ? Forse dobbiamo ancora fare un discorso alla tecnologia, ma è disponibile, ci si può parlare!
Va bene correre, cambiare e cercare sempre nuove cose, ma la vita sulla terra ha i suoi tempi e non li cambierà sicuramente per rincorrere la tecnologia nella sua fuga disperata.
 
La tecnologia deve imparare a crescere, deve mutare lentamente, deve stabilizzarsi, rinforzarsi e deve smettere di bruciarsi in un lampo. Oggi nasce troppo in fretta, vive troppo in fretta e muore prematuramente. Lasciamo che la tecnologia possa godere di un'esistenza più tranquilla, anche per noi sarà sicuramente solo un vantaggio, ad un ritmo più umano impareremo senz'altro a capirla, a sfruttarla al meglio e dove esagera anche a difenderci.
In fondo le nostre conoscenze sono il frutto di un lungo ciclo di apprendimento, di tante piccole scoperte che poco alla volta ci hanno guidato ai giorni nostri; ora dobbiamo proprio lasciarci prendere dalla mania di correre e fare tutto di fretta?
La fretta si sa fa i gattini ciechi! Il nostro universo virtuale è sempre in mutazione, da un giorno all'altro non lo riconosciamo più. Siamo invasi da nuovi dispositivi di cui non riusciamo mai a capire se possiamo fidarci oppure no. Le nostre vite sono state stravolte dalla prepotenza con cui si sono presentati alle nostre porte (sarebbe meglio dire Finestre) svariati dispositivi che hanno forzatamente cambiato le nostre abitudini.
Oggi viviamo "connessi" ma a che cosa? ad un mondo virtuale pieno di insidie. La tecnologia corre, noi abbiamo il fiatone e non riusciamo mai a raggiungerla ed a capirla a fondo, usiamo gli Smartphone senza capire esattamente come funzionano ed i rischi che corriamo. Usiamo i PC senza renderci conto di quanti problemi possono esserci a causa di programmi malevoli o anche semplicemente malfatti. La pentola dal fuoco per non scottarci la togliamo con le presine ma che precauzioni prendiamo prima di puntare la freccetta del mouse sul pulsante "Accetto"; un click...dolcetto o scherzetto?
 
Ci riempiamo di virus, finiamo spiati, rischiamo di perdere dati importanti per un semplice click su internet su un sito sbagliato....il nostro PC si blocca, i nostri dati vengono crittografati, noi non capiamo che cosa è successo!
Non siamo pronti a questo evento; eravamo abituati a leggere sui libri le storie di draghi fiammeggianti che facevano stragi di innocenti ma, per tanti libri abbiamo letto, non siamo mai stati assaliti da un drago scappato dal racconto.
Perché i Bit ci sono ostili? perché se la prendono con i nostri dati? che cosa abbiamo fatto di male?
Forse non li conosciamo a fondo!
 
Ripartiamo da zero ma sempre fiduciosi, sempre a rincorrere l'ultima novità che si porta in dote anche gli ultimi problemi (bug, troian e chi più ne ha ne metta) ma non ci lasciamo distrarre....dobbiamo rincorrere l'ultimo modello o l'ultima versione incuranti del fatto che faremo fatica ad usarla, che forse attiveremo per sbaglio qualche funzione che diffonderà i nostri dati, che caricheremo per errore una App che ci spierà magari accendendo a nostra insaputa il nostro microfono e la nostra webcam ... ma noi saremo felici possessori del mitico ultimo modello.
Si scarica il telefono, un attimo di pausa, ci distraiamo un secondo e ci sediamo a tavola; senza accorgercene gustiamo un bel piatto di pasta al sugo fatta da tantissimi anni con la stessa ricetta.
 
Mangiamo lentamente e nella nostra mente si affaccia un pensiero a cui non eravamo più abituati....per fortuna non tutto cambia e la pasta la cuciniamo ancora con la ricetta della Nonna. Ci accorgiamo subito del temendo atto di debolezza che ci ha fatto perdere di vista l'ultima versione e, sorseggiando un bicchiere di Limoncello ci giustifichiamo pensando che in fondo la nonna era molto avanti!

Il pranzo è finito...una sigla NFC e paghiamo il conto solo prendendo il nostro cellulare; comodo ma non è troppo semplice? ci sarà sotto qualche fregatura che non sono in grado di individuare? Posso fidarmi? Con un leggero brivido nella schiena ci allontaniamo dal ristorante ma abbiamo due parole che ci ronzano in testa "posso fidarmi?". Da dove sono sbucate, non siamo in grado di risponderci...e diamo la colpa al limoncino per metterci la coscienza apposto.