L’architettura del futuro prossimo venturo: una “terza pelle” sempre più responsiva

12/09/2017 1244

Una conversazione con l’Architetto Carlo Ratti 

INGENIO: Parlando di innovazione delle tecniche di progettazione non ci si può esimere dal soffermarci sullo IoT, una tecnologia che connette gli individui con gli oggetti e gli oggetti tra loro e con l’ambiente e che affascina sempre più gli utenti stimolando nuovi design thinking. Lo studio Carlo Ratti Associati è decisamente all’avanguardia nell’utilizzo dello IoT, tanto che l’architetto Ratti è stato addirittura definito Mr Internet of Things, quando ha iniziato ad interessarsi a questo tema? Cosa o chi lo ha spinto in questa direzione progettuale?

Carlo Ratti: Mi auguro che nessuno mi abbia mai definito Mr Internet of Things! Se quello scettro spetta a qualcuno, è a figure come Mark Weiser, l'informatico americano che oltre due decenni fa anticipò l'ingresso del digitale nello spazio fisico coniando la frase ”Ubiquitous Computing”, “informatica Distribuita”. Per il resto: mi appassiona capire come le nuove tecnologie possano aiutarci a creare nuove esperienze nello spazio. Ce ne occupiamo ormai da oltre dieci anni sia con il MIT Senseable City Lab di Boston sia con Carlo Ratti Associati. 

INGENIO: Lo scorso giugno è stata inaugurata a Torino la Fondazione Agnelli, un edificio del XX secolo che, grazie alla riprogettazione dello studio Carlo Ratti Associati, è stato trasformato in un’architettura responsiva e controllabile tramite App ottenendo un sistema tagliato a misura di utente relativamente a riscaldamento, condizionamento, illuminazione… Come funziona esattamente la creazione di questa “termo bolla luminosa” personalizzata che segue ogni utente? Quali sono le altre peculiarità del progetto OFFICE 3.0? 

In generale, l'idea dell'Ufficio 3.0 è quella di rivendicare il primato dello spazio di lavoro fisico come luogo di interazione. Negli anni Novanta molti studiosi credevano che Internet avrebbe ucciso lo spazio fisico, portandoci a lavorare solo in remoto. Non è andata affatto così. Così, dopo l'Ufficio 1.0 rigido e inflessibile dell'era pre-digitale e l'alienante Ufficio 2.0 dell'epoca del telelavoro, puntiamo a un Ufficio 3.0 flessibile e creativo – che favorisca l’incontro di persone e idee.
Se per via di Internet il modo di lavorare sta cambiando, andando a influenzare in modo radicale anche gli spazi per ufficio, con la Fondazione Agnelli abbiamo messo a punto un edificio che cerca di rispondere in modo nuovo alle persone che lo abitano. Uno spazio in cui molte attività sono controllabili da un unico portale: una App con cui svolgere il check-in all’ingresso, prenotare una meeting room, gestire le postazioni di lavoro in co-working, e molto altro. Anche la regolazione della climatizzazione e dell’illuminazione interna risponde agli utenti, che possono creare una “bolla termica” personalizzata capace di accompagnarli all’interno dell’edificio (forse la fine delle eterne “guerre del termostato” che si svolgono negli uffici tradizionali?). Quando uno spazio si svuota, poi, l’edificio entra in stand-by per risparmiare energia – come un computer quando non è utilizzato. Il risparmio energetico secondo alcune simulazioni potrebbe arrivare fino al 40 per cento.

INGENIO: Quali sono state le difficoltà maggiori nella realizzazione/applicazione di OFFICE 3.0 in un edificio esistente? Come sono state superate e qual è stato l’apporto di Siemens al progetto?

Non è stato facile dotare un edificio antico con centinaia di sensori digitali - con i quali monitorare set di dati come la temperatura, i livelli di CO2, l’illuminazione. Tuttavia, siamo riusciti a realizzare tutto come da progetto, anche grazie al supporto di Siemens, che ha seguito lo sviluppo tecnico del sistema di gestione dell’edificio (BMS) e della App.

INGENIO: La Fondazione Agnelli rappresenta un punto di arrivo nello sviluppo di OFFICE 3.0 o state già pensando ad ulteriori innovazioni-interazioni uomo-ambiente? Si profilano all’orizzonte nuovi progetti su questo tema? Quali saranno i nuovi obiettivi?

Si tratta di un cammino. A noi piace immaginare un nuovo modo di interagire con lo spazio fisico - sia con l’architettura dell’edificio, sia con gli arredi: non noi che ci adattiamo a loro, ma viceversa. Negli ultimi anni la nostra vita è diventata sempre più flessibile, grazie alla tecnologia. Ad esempio oggi possiamo lavorare da qualunque luogo, grazie a internet e alle connessioni mobili. Ecco: io credo che questo nuovo scenario andrà a incidere in profondità sulla nostra esperienza degli ambienti domestici o di lavoro. Credo che andremo incontro a un futuro nel quale le nostre architetture assomiglieranno a una "terza pelle", oltre a quella biologica e alla “pelle” dell’abbigliamento: spazi capace di "sentire” e rispondere alle nostre esigenze, garantendo allo stesso tempo maggiore confort ed efficienza energetica.  Un esempio fra tanti, su piccola scala: con lo studio Carlo Ratti Associati abbiamo di recente realizzato Lift-Bit, un sistema di arredo che può cambiare forma in un numero infinito di configurazioni, sia da remoto attraverso l’uso di una App, sia attraverso un gesto della mano. 

INGENIO: Da poco è stato svelato il progetto del Giardino delle Quattro Stagioni per Citylife in cui in un certo senso si inaugura l’Internet delle Piante e che convoglia l’attenzione sui problemi climatici che incombono sul pianeta, ci vuole illustrare il progetto?

Si tratta di un progetto con un'anima ludica ma che allo stesso tempo permette di far partire una riflessione su quelle strategie di “climate remediation”, bonifica climatica, che potrebbero essere sempre più necessarie nei prossimi anni nei caso in cui i cambiamenti climatici diventassero incontrollabili. Grazie a un sistema di pompe di calore, il Giardino delle Quattro Stagioni riesce a redistribuire caldo e freddo nei vari “padiglioni stagionali”, secondo il bisogno. Tutta l’energia necessaria sarà prodotta da pannelli fotovoltaici disposti sulla copertura del giardino, all’interno di una membrana di EFTE capace di aprirsi e chiudersi automaticamente attraverso sensori, regolando le condizioni ambientali sottostanti. 

 

INGENIO: Quali sono le potenzialità dell’applicazione dello IoT alla progettazione degli edifici e della città nel suo complesso in termini di risparmio energetico, controllo del clima e dell’inquinamento atmosferico o altro ancora  

In generale si tratta di capire meglio e in tempo reale le condizioni dell’edificio o del quartiere – e rispondere di conseguenza. Questo vale sia che si tratti di riscaldamento, raffreddamento e illuminazione - come nel caso della Fondazione Agnelli di cui abbiamo parlato - sia che si tratti di qualità dell’aria, rifiuti, mobilità urbana o molti altri aspetti ancora delle nostre città.

ABOUT CARLO RATTI ASSOCIATI
Carlo Ratti Associati è uno studio di progettazione e innovazione con sede a Torino e filiali a Boston, e Londra. Grazie al ruolo di professore di Carlo Ratti presso il Massachusetts Institute of Technology, lo studio è attualmente coinvolto in molti progetti in tutto il mondo abbracciando tutte le scale di intervento - dal design alla pianificazione urbana – con focus particolare sull'innovazione nell'ambiente costruito.
Tra i progetti più recenti vi è il Future Food District, area tematica all’ Expo di Milano del 2015, la ristrutturazione   della Fondazione Agnelli a Torino, il piano di riqualificazione e riconversione del villaggio militare Patrick Henry per IBA Heidelberg, il Pankhasari Retreat nel Darjeeling dell'India e il concept  di “Navigando in palestra” a Parigi. Carlo Ratti Associati è l'unico studio di progettazione i cui progetti sono stati inclusi due volte nell'elenco delle migliori invenzioni dell'Anno da TIME Magazine - rispettivamente con il Digital Water Pavilion nel 2007 e The Copenhagen Wheel nel 2014. Negli ultimi anni lo studio è stato coinvolto nel lancio di start-up, tra cui Makr Shak, società che produce il primo sistema a barre robotizzato al mondo, e Superpedestrian, produttore della Copenaghen Wheel.

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