Le trasformazioni del BIM in ogni fase del processo edilizio

Il BIM visto da vicino
Il BIM rappresenta oggi molte cose nell’ingegneria e nell’architettura. Un diverso approccio alla progettazione, in ogni suo passaggio, alla costruzione, alla gestione del cantiere, alla manutenzione. Un diverso modo di collaborare e relazionarsi, che ha bisogno di un importante lavoro di coordinamento perché vada a buon fine. Un salto tecnologico dirompente che sta stravolgendo tutte le nostre abitudini.
Pensare il BIM, quindi, come un processo che si snoda lungo più fasi di un ciclo di vita non solo dell’edificio, ma anche di realizzazione di un progetto, è allo stato attuale limitativo.
Il BIM va, oggi, affrontato per i vantaggi che può apportare alla propria organizzazione ed eventualmente al cliente se gli viene messa a disposizione documentazione in formato digitale e non tradizionale. E ciò indipendentemente dal ruolo che si sta occupando nel contesto più ampio dell’intero progetto o in quale fase del ciclo di vita dell’edificio ci si trovi.
Proprio perché, al livello di maturazione in cui siamo in Italia, il tema per ciascuno di noi non è se intraprendere la via del Building Information Modeling, ma solo trovare il modo migliore per farlo.

Il processo di trasformazione nell’ingegneria e nell’architettura è ormai avviato verso una vera digitalizzazione grazie all’applicazione della metodologia BIM. Lo sviluppo del BIM in Italia, partito sostanzialmente nel 2015, sta vedendo oggi le prime fasi realizzative dove si può cominciare a verificare la concretezza dei vantaggi ottenibili.
L’approccio al BIM ne ha genericamente messo in evidenza i grandi vantaggi derivanti dal suo utilizzo nel ciclo di vita di un edificio o di un’opera, dalla fase concettuale fino alla gestione ed alle ulteriori fasi che possono intervenire prima della dismission.

Figure 1: Lifecycle BIM

La sua introduzione, specialmente in Europa con la dir 2014/24/UE, e poi con il d.lgs. 50/2016, aveva lo scopo proprio di introdurre un maggior controllo nella realizzazione delle opere, in particolare pubbliche, valorizzando la combinazione di approccio metodologico e tecnologia che il BIM rappresenta. È indiscutibile, in effetti, che una piena e completa applicazione del BIM lungo l’intero ciclo di vita dell’opera massimizzerebbe i vantaggi conseguibili rispetto ad un processo tradizionale non digitalizzato.
L’adozione dell’approccio BIM in un’organizzazione qualsiasi, tuttavia, è un processo che deve superare barriere culturali, di competenze e tecnologiche, oltre a richiedere una capacità di visioning ed imprenditoriale che non tutti hanno.
E poiché su un edificio, in qualunque fase del suo ciclo di vita ci si trovi, intervengono più soggetti diversi, è frequente trovare aziende con livelli di competenze e/o approcci differenti su questo tema.

 

Il BIM come proprio metodo di lavoro
L’Italia è un Paese che sta affrontando il BIM da più aspetti contemporaneamente.
Ha codificato l’intero processo attraverso le norme UNI 11337:2017, un lavoro importante che ha voluto tener conto delle particolarità del patrimonio edilizio italiano.
Lo sta affrontando in modo ampio e compiuto nella progettazione, grazie anche all’impulso che c’è stato nell’edilizia soprattutto in alcune regioni, e si sta preparando ad affrontarlo con i primi cantieri gestiti completamente in BIM.

Figure 3: Progetti BIM ibridi

Ma lo sta affrontando anche nel patrimonio esistente, dove sempre più spesso viene chiesto di realizzare un’anagrafica tecnica in BIM. Fino al caso limite di consegnare solo l’As Built in BIM al termine della realizzazione di un cantiere senza preoccuparsi di progettazione, costruzione, ma concentrandosi solo sull’utilizzo che si appresteranno a fare del modello digitale.
È importante allora fare propria l’idea che l’utilizzo del BIM è soprattutto un proprio metodo di lavoro. Da questo punto di vista ogni azienda, organizzazione, struttura deve valutare i vantaggi che l’adozione del BIM per l’attività richiesta può comportare, anche sulla base delle competenze che ha a disposizione internamente o di cui può disporre esternamente. Vale la pena prendere in considerazione anche il vantaggio competitivo ottenibile dal mettere a disposizione, insieme alla documentazione tradizionale, anche il modello BIM, e quindi l’intera documentazione in forma digitale, da poter aggiornare nelle fasi successive.
È normale, tuttavia, che per arrivare in maniera corretta ad una piena implementazione del BIM si passi attraverso una gestione mista dei progetti, ma anche dei processi, grazie anche alla compatibilità intrinseca, a monte e/o valle, tra le due modalità di lavoro.

Vantaggi del BIM in ogni fase di realizzazione di un progetto
Perché si possa seriamente prendere in considerazione il BIM, bisogna valutarne soprattutto i vantaggi puntuali per la propria azienda e per il cliente, e non solo quelli generali. La visione generale massimizza i vantaggi, e lo sforzo che si sta facendo in Italia è quello di realizzare un processo compiuto perché tutti i soggetti si possano convertire alla nuova metodologia di lavoro.

I progetti complessi, proprio perché tali, sono però spesso più difficili da realizzare delle piccole battaglie quotidiane, molto più semplici da affrontare.
Analizziamo perciò in questo paragrafo le motivazioni che dovrebbero spingere un’azienda ad affrontare il proprio processo con la metodologia BIM, invece che con la metodologia tradizionale, indipendentemente da ciò che è previsto nel suo capitolato, o da ciò che precede e/o da ciò che segue nella fase di sviluppo del ciclo realizzativo del progetto a cui partecipa.

Abbiamo raggruppato i momenti che riguardano la vita di un edificio per comodità di esposizione in sei punti:

A. concept e studio preliminare;
B. progettazione;
C. costruzione;
D. realizzazione di un As Built;
E. organizzazione e gestione della manutenzione;
F. organizzazione e gestione di un processo di renovation

Nell'articolo integrale scaricabile in pdf, le caratteristiche di ognuno di essi dal punto di vista del Building Information Modeling. Nello scorrere questi punti è fondamentale tenere a mente che le modifiche intervenute fanno riferimento solamente ai processi (workflow) e alla tecnologia (software) utilizzato e conseguentemente l’output digitale. Non sono intervenute modifiche invece nelle competenze ingegneristiche di base, né nei documenti da produrre a corredo di un’opera. Sia le competenze che i documenti sono stati integrati per permettere il coordinamento di opere più complesse dal punto di vista informatico rispetto a quanto si faceva precedentemente.
 

(...continua la lettura nel pdf)


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